D’Artagnan il moschettiere ritrovato (forse) a Maastricht

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D'Artagnan ritrovamento Maastricht

Durante lavori in un edificio religioso emerge uno scheletro del XVII secolo: analisi e indizi riaprono il caso sulla sepoltura del celebre moschettiere

Nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Wolder, sobborgo di Maastricht, mentre si effettuavano lavori di manutenzione a un altare, si è aperta una voragine nel pavimento ed ha messo alla luce un corpo che forse appartiene allo storico moschettiere del Re di Francia Luigi XIV, il Re Sole, d’Artagnan.

Immaginabile lo stupore del parroco Jos Valke. «Come è finito sotto l’altare quel corpo?». L’ecclesiastico ha subito chiamato un archeologo in pensione, Win Dijkman, che da anni afferma che i resti di Charles de Batz de Castelmore, conte d’Artagnan, sono nella contea di Maastricht, ma non ne aveva le prove. Dijkman ha sempre ritenuto che il famoso condottiero, signore di Castelmore, conte d’Artagnan – nome preso da parte della madre, Françoise de Montesquieu d’Artagnan – fosse seppellito sotto la chiesa di Wolder, dopo essere stato ucciso da un proiettile di moschetto che lo avrebbe colpito alla gola il 25 giugno del 1673. In effetti, dentro lo scheletro sono stati trovati alcuni frammenti metallici e una moneta datata 1660, «legata all’ambiente ecclesiastico della corte».

Chi era Charles de Batz de Castelmore, conte d’Artagnan

Era nato nell’unico castello di Castelmore, in cima alla collina di Lupiac, nella Guascogna, il 23 giugno del 1615, al confine con la contea di Armagnac, da una famiglia della bassa nobiltà. La madre, Françoise de Montesquieu, era figlia del signore di Artagnan, mentre il padre, Bertrand de Batz de Castelmore, portava anch’egli il titolo di conte. Charles era solito presentarsi con il cognome della madre perché apparteneva a una più antica nobiltà rispetto a quello del padre. Aveva fratelli e sorelle.

Il giovane d’Artagnan fu sempre considerato da amici e conoscenti come uomo di grande coraggio, solida preparazione militare, pervaso dal senso dell’onore e del dovere, ma anche di grande umanità. Intraprese la carriera militare in quanto tradizione dei giovani della famiglia de Batz. Nel 1635, quindi a venti anni, entrò nella Compagnia delle Guardie e nel 1644 passò nei Moschettieri, grazie all’influenza di un importante amico di famiglia, che più tardi sarebbe divenuto governatore della Bastiglia. Nel 1637 la Compagnia dei Moschettieri venne sciolta dal cardinale Mazzarino e d’Artagnan, insieme all’ufficiale Besmaux, divenne uno dei suoi uomini di fiducia e compì per il cardinale diverse missioni presso i comandanti delle armate del re, ma ne divenne anche agente segreto.

Quando Mazzarino, per una insurrezione, dovette lasciare la corte rifugiandosi presso l’arcivescovo di Colonia, il moschettiere gli faceva da messaggero. Nel 1657 la Compagnia dei Moschettieri venne ricostituita e d’Artagnan ne assunse il comando, pur rimanendo il duca di Nevers, nipote di Mazzarino, titolare della carica. Nel 1658 partecipò all’assedio di Dunquerque e l’anno seguente si sposò con la baronessa Anne de Champlecy, una vedova nobile e benestante, dalla quale ebbe due figli, ma dalla quale si separò nel 1665.

L’arresto di Fouquet e il legame con il Re Sole

Fu d’Artagnan che nel 1661 arrestò il ministro delle finanze Fouquet, che si era appropriato di ingenti proventi delle tasse e del quale Luigi XIV ne fu segretamente messo a conoscenza, grazie a una confidenza di un cortigiano, che poi subentrò a Fouquet. Il moschettiere sorvegliò l’ex ministro per tutta la durata del processo e lo accompagnò nell’esilio nella famigerata fortezza di Pinerolo nel 1664. Fu forse qui che si ispirò il romanzo “La maschera di ferro”, dando luogo a numerosi film.

Nel 1673 partecipò come comandante della Compagnia di moschettieri della Guardia, chiamati “Moschettieri grigi”, alla guerra contro i Paesi Bassi, in particolare nella presa D'Artagnan ritrovamento Maastrichtdi Maastricht. Luigi XIV di Francia, nella Guerra d’Olanda, fece credere al nemico di voler attaccare Bruxelles e Gand, ma in realtà oltrepassò queste due città, ponendo l’assedio a Maastricht. L’assedio iniziò l’11 giugno; il comandante francese fece bombardare le mura e fece scavare tunnel sotterranei per posizionare bombe sotto le fortificazioni. In una di queste azioni, d’Artagnan, con i suoi, durante un assalto, fu colpito alla gola da una pallottola e morì. Era il 23 giugno del 1673 e Charles de Batz de Castelmore d’Artagnan aveva compiuto due giorni prima, ironia della sorte, 58 anni. La sua morte da soldato valoroso rattristò molto Luigi XIV, che si fidava ciecamente del suo operato.

Il mistero della sepoltura

La sua tomba è rimasta un mistero fino ad oggi; molti storici hanno però ipotizzato che la sua sepoltura dovesse essere ubicata non lontano dalla città assediata. Il suo corpo doveva essere tumulato in una zona di prestigio e di forte sapore simbolico, ovvero un sepolcro in terreno consacrato. E allora, come non pensare che quelle spoglie ritrovate nella Chiesa di San Pietro e Paolo a Wolder, che, peraltro, all’epoca si trovava vicino al campo delle truppe francesi, possano appartenere a lui, il “Moschettiere del re – d’Artagnan”?

Nella stessa chiesa, durante scavi in anni precedenti, sono stati trovati resti di soldati francesi tumulati nello stesso periodo. I resti ritrovati, ed in particolare il Dna di un dente della salma, saranno confrontati con quello maschile della famiglia de Batz. Sarà un laboratorio di Deventer, in Olanda, a dare il risultato.

La figura di d’Artagnan è divenuta celebre grazie alla penna di Alexandre Dumas con il suo primo romanzo “I Tre Moschettieri” del 1845, nel quale compaiono i suoi veri compagni di avventura: Armand d’Athos, che morì in duello; Henry d’Aramitz, che si ritirò a vita privata; e Isaac de Porthau, figlio del controllore delle artiglierie di Navarra, che realmente supportarono nelle missioni d’Artagnan.

 

Giancarlo Cocco

Foto © BBC, NBC News, Catalogo Generale dei Beni Culturali

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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