I migranti al centro delle ultime tappe spagnole di Papa Leone XIV

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migranti Papa Leone

Tra denunce alle mafie e ai trafficanti, il Pontefice invita al rispetto della dignità umana e a combattere l’indifferenza

Si è concluso nella giornata di ieri il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna, durante il quale sono stati trattati diversi temi di attualità che riguardano da vicino la Chiesa. Nelle ultime due giornate il Pontefice si è recato nelle Canarie, drammaticamente note per essere uno dei punti di approdo di una delle tratte migratorie più letali al Mondo. Durante la sua visita al porto di Arguineguín, presso Las Palmas di Gran Canaria, e al centro di accoglienza Las Raíces, a San Cristóbal de La Laguna, ha incontrato e dialogato con i migranti e gli operatori che si occupano della loro accoglienza, richiamando al rispetto della dignità umana che «non ha passaporto».

Molto commovente e simbolica è stata la scelta di gettare una corona di fiori nell’Oceano, come fece Papa Francesco nel 2013 a Lampedusa, per commemorare tutte le persone che vi hanno perso la vita nell’attraversarlo. Con tale gesto, Papa Leone ha voluto lanciare un appello affinché non ci si abitui a contare i morti in mare. Rivolgendosi all’Europa, alle istituzioni e alla Chiesa stessa, ha invitato alla creazione di condizioni di pace, giustizia e sviluppo; nonché a non abbandonare i più deboli nelle mani delle reti criminali. Il Pontefice ha sottolineato come non si possa proclamare la dignità umana mentre il Mediterraneo e l’Atlantico continuano a essere cimiteri senza lapidi; che la comunità internazionale debba cooperare efficacemente e che la Chiesa non debba considerare l’accoglienza del migrante come fattore secondario da delegare solo ad alcuni volontari.

Il molo della speranza

migrantiNel porto di Arguineguín giungono annualmente migliaia di persone a bordo di imbarcazioni di fortuna note come cayucos e pateras. Basti pensare che, solo negli ultimi due anni, al molo ribattezzato “el muelle della esperanza”, ne sono giunte quasi 60mila. Il Pontefice ha voluto dunque ringraziare l’opera caritativa incessante della gente del posto nell’aiutare e sostenere gli uomini e le donne che giungono dall’Africa subsahariana o dall’America Latina con il desiderio di ricostruirsi una vita e ritrovare la propria dignità.

Alle cerimonie sono stati presenti tutti «gli angeli custodi dei migranti», ossia il personale del soccorso marittimo, della polizia, della guardia civile, della Croce rossa e della Caritas, che sono gli enti affiliati alla Chiesa nell’accoglienza e nella cura di queste persone. Il vescovo di Islas Canarias, monsignor José Mazuelos Pérez, si è rivolto al Papa: «Le chiediamo di aiutarci a guardare con compassione, ad agire con coraggio e a costruire una società in cui nessuno sia trattato come un problema, ma come un fratello o una sorella». Negli incontri, numerosi gli interventi che hanno raccontato storie di sofferenza profonda, dovuta al sistema della tratta dei migranti, alle violenze fisiche e psicologiche subite. Ma vi sono stati anche racconti che testimoniano la possibilità di ripartire, la speranza nata dalla salvezza e frutto della benevolenza.

Pescatori di uomini

Nel rivolgersi alle persone presenti, Papa Leone ha esordito: «Cari migranti, prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare».

Nei suoi discorsi il Pontefice ha denunciato duramente le mafie e i trafficanti, da lui definiti come “mostri” che agitano il mare, ponendo l’accento sulle cause che ogni giorno costringono migliaia di persone, di età e provenienza diverse, a lasciare tutto e a imbarcarsi in mare senza nemmeno possedere la certezza di arrivare vivi. Da qui l’appello agli Stati, per andare oltre l’indifferenza. «Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che Mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».

migrantiAncora una volta dunque il Papa ha rivolto parole di dolcezza verso coloro che sono costretti a subire ogni forma di male, condannando duramente chi contribuisce al proliferare di guerre, fame e violenza, commettendo persecuzioni e atti di corruzione. «Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini». Ha aggiunto. Il Papa ha poi invitato a seguire le orme di Pietro che, chiamato da Cristo, divenne “pescatore di uomini”, sottolineando come la Chiesa e i “discepoli di Gesù” non possano considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte.

Che nessuno sia solo

Combattere l’indifferenza è uno dei punti fondamentali per poter guardare l’altro e riconoscerlo in quanto essere umano. Nel momento in cui il migrante cessa di essere semplicemente “uno dei tanti”, ha commentato il Papa, smette di essere una categoria e una cifra. Solo a quel punto «comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia; e allora, la coscienza non ha più scuse». Per accogliere ed essere accoglienti non serve molto, «la misericordia inizia con piccoli gesti» che, nella loro semplicità, possono ancora parlare ed essere al fianco di coloro che soffrono anche in assenza di risorse sufficienti o della comprensione data da una lingua comune.

Leone XIV si è rivolto anche alle donne vittime di tratta e sfruttamento, mostrando loro la vicinanza della Chiesa e di Dio che non hanno mai smesso di guardarle e considerarle persone dal valore inestimabile, ricordando loro di essere una benedizione. «La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti. E noi vogliamo camminare con te, finché quella verità non tornerà a farsi sentire, più forte del dolore».

Tutti siamo pellegrini in cammino

migrantiRipartendo dai viaggi compiuti dai missionari per poter andare a diffondere il Vangelo nelle Americhe, Papa Leone ha ricordato come anche questi uomini fossero migranti diretti verso l’ignoto. Nell’incontro con l’altro avvenne dunque uno scambio biunivoco nel dare ciò che si aveva, ossia fede, speranza e carità, e accogliere ciò che gli veniva offerto. Il Pontefice ha così esortato a vivere tutt’ora questa reciprocità ma con maggiore responsabilità e un occhio di riguardo verso i giovani. Solo così, come da lui affermato nella recente enciclica Magnifica humanitas, si potrà tramandare il «patrimonio di una civiltà dell’amore» in cui le migrazioni siano un’opportunità di incontro e arricchimento reciproco tra popoli.

«Cari fratelli e sorelle, tutti in qualche modo siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno».

 

Ottavia Scorpati

Foto © Vita, Famiglia cristiana, Vallartindependiente, Explorecatholic

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