Papa Leone XIV in Spagna, l’appello alla dignità umana

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Papa Leone XIV Spagna

Dal Parlamento alle Canarie, il Pontefice richiama l’Europa su dignità, accoglienza e fine dei conflitti globali

Era da 15 anni che un Papa mancava dalla cristianissima Spagna. L’ultimo era stato Benedetto XVI nel 2011, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, non Papa Francesco.

Il viaggio verso la Terra iberica è iniziato il 6 giugno e durerà sette giorni. L’aereo ha portato Papa Leone nella Capitale Madrid, dove nel pomeriggio di sabato ha incontrato gli operatori e le persone assistite dal progetto sociale “Cedia 24 Horas”, una struttura della Caritas di Madrid che assiste i senza dimora. Lo scorso anno la Caritas ha dato aiuto ad oltre 2500 persone. In serata si è svolta la veglia di preghiera nello stadio Bernabeu con i giovani, alla quale hanno assistito oltre 500mila persone anche fuori dai cancelli, dove erano installati maxischermi. Nel suo discorso, il Santo Padre li ha invitati: «Di fronte al vuoto dell’indifferenza e del conformismo, di fronte alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi la scintilla di una nuova umanità».

Corpus Domini e appello alla pace

Domenica 7 giugno, celebrazione del Corpus Domini con la Messa del Papa in Plaza de Cibeles. Ne è seguita la processione eucaristica, in un caldo soffocante, con l’ostensorio portato da Leone XIV per le vie di Madrid e con la partecipazione di un milione e duecentomila fedeli.

Nella mattinata di lunedì 8, Prevost ha incontrato i membri del Parlamento spagnolo nel Palacio de las Cortes. È stato accolto dalla presidente del Congresso dei deputati Francina Armengol e dal presidente del Senato Rollán Ojeda, insieme ad altre autorità.

Papa Leone XIV SpagnaNel Salón de Plenos, Papa Leone XIV ha pronunciato il suo discorso nel quale ha rimarcato che «il Mondo sta attraversando una profonda crisi culturale e spirituale, che si manifesta con la violenza e la diffidenza reciproca. La pace richiede coraggio diplomatico e responsabilità etica. Ogni guerra costituisce una sconfitta della capacità di negoziare. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo ma non potranno costruire una pace autentica e duratura».

Già nel volo da Roma a Madrid, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti riguardo al messaggio di Putin che ha rifiutato l’incontro con Zelensky, aveva dichiarato: «Occorre promuovere negoziati, bisogna spingere per arrivare a una conclusione della violenza e trovare una soluzione. Troppe vite stanno morendo». Sulla guerra in Iran, che il vicepresidente Usa Vance ritiene «giusta», ha affermato senza mezzi termini che non esiste una guerra giusta: «Nel passato non si immaginavano le armi e le capacità di distruzione che ha l’uomo oggi».

Sul Libano, martoriato, il Santo Padre ha rivelato: «Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato lo scorso anno. Stiamo cercando una risposta, tuttavia la situazione è molto complessa».

L’incontro con le vittime di abusi

A Madrid Papa Leone ha incontrato alcune vittime di abusi. Si tratta di «una ferita ancora aperta», ha dichiarato ai giornalisti. È uno dei terreni più delicati della visita in terra spagnola, una ferita che negli ultimi anni ha modificato il rapporto tra la società civile spagnola e la Chiesa cattolica. Il fatto che Prevost abbia incontrato alcune vittime è, in ogni caso, un gesto importante sul piano pastorale.

Le vittime hanno percepito che il Papa si è fatto carico del loro dolore. Giunte intorno alle 16 presso la Nunziatura, facevano parte del Proyecto Repara, iniziativa dell’Arcidiocesi di Madrid nata per offrire un supporto integrale alle vittime di abusi e per prevenire tali fenomeni sia all’interno della Chiesa sia nella società. L’acronimo richiama quattro pilastri fondamentali: riconoscimento, prevenzione, sostegno e riparazione. Insieme alle persone ricevute dal Pontefice erano presenti anche operatori ecclesiali impegnati nell’accompagnamento e nella vicinanza alle vittime.

Si tratta del primo incontro tra Papa Leone e vittime di abusi durante un viaggio all’estero, ma non del primo momento di confronto con persone che hanno subito violenze sessuali nella Chiesa cattolica. Già lo scorso ottobre, in Vaticano, aveva ricevuto sei membri del consiglio direttivo di ECA Global (Ending Clergy Abuse), organizzazione internazionale per i diritti umani impegnata nel promuovere maggiore sostegno e risarcimenti per le vittime. A novembre, inoltre, aveva dedicato circa tre ore all’ascolto di 15 sopravvissuti agli abusi del clero in Belgio, accompagnati dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Infine, a febbraio, ha incontrato l’irlandese David Ryan, vittima di abusi subiti durante l’infanzia al Blackrock College di Dublino, insieme al fratello Mark, scomparso nel 2023. «Papa Leone ha sentito il mio dolore», aveva dichiarato Ryan al termine dell’incontro.

La cultura della cura

«Il nostro cammino è fatto di incontri» e in questi «non mancheranno coloro che vivono momenti di oscurità e ci chiedono di diventare per loro samaritani. Uno dei più dolorosi» – ha affermato il Pontefice – «è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga» – ha esortato il Papa – «la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».

Tappa a Barcellona e Sagrada Familia

Martedì 9 a Barcellona si è svolta la veglia di preghiera nello Stadio Olimpico. Il discorso di Prevost è stato in spagnolo, ma non sono mancati passaggi in catalano, con il Credo e il Padre Nostro cantati nella lingua di Barcellona.

Mercoledì 10 è prevista la visita al centro penitenziarioBrians 1“, dove incontrerà alcune recluse, quindi la recita del Rosario nell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat, complesso monastico benedettino a 50 km da Barcellona che custodisce la statua della Vergine di Montserrat, detta la Moreneta. È stata proclamata Patrona della Catalogna nel 1881 da Papa Leone XIII.

Il momento centrale della giornata è l’inaugurazione da parte del Papa della “Torre di Gesù Cristo“, che porta a compimento la Sagrada Familia di Gaudí, alta 172 metri. Secondo Gaudí, tuttavia, non doveva superare la collina di Montjuïc, alta 173 metri. È la collina più alta di Barcellona e offre un ampio panorama sul porto, sulla città, sui parchi e sui giardini. Qui si possono ammirare anche le sculture presso la Fondazione Joan Miró. Il nome Montjuïc in catalano significa “Monte degli Ebrei”, in quanto in passato vi era un cimitero ebraico, del quale oggi non resta traccia.

Canarie: focus sui migranti

Giovedì 11 giugno è previsto il trasferimento del Papa nelle Canarie. Il primo incontro sarà a Gran Canaria con le associazioni che operano nel porto di Arguineguín, impegnate nella gestione dell’arrivo di migliaia di migranti. Qui incontrerà sacerdoti, seminaristi e operatori.

L’ultimo giorno in Spagna, venerdì 12 giugno, Prevost sarà a Tenerife, dove incontrerà i migranti nel centro “Las Raíces”, una delle strutture di accoglienza temporanea dell’arcipelago. Celebrerà l’ultima Messa nel porto di Santa Cruz de Tenerife per poi rientrare in serata in Vaticano.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican Media

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