Addio a Corrado Solari, il cattivo gentiluomo

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Corrado Solari

Il volto duro del cinema che custodiva un’anima gentile

Ci sono attori che attraversano il cinema lasciando una traccia luminosa, senza troppo clamore, senza la pretesa di occupare il centro della scena. Corrado Solari era un artista della scena. Volto severo, sguardo penetrante, presenza capace di imporsi con poche battute, ha incarnato per decenni uomini spigolosi, criminali, funzionari senza scrupoli, figure inquietanti che sembravano emergere dalle pieghe più oscure dell’animo umano.

Come spesso accade ai grandi interpreti, il personaggio e l’uomo abitavano territori lontani. Chi lo ha conosciuto sa che dietro quella maschera cinematografica si nascondeva una sensibilità delicata, quasi pudica. Amava l’arte, la letteratura, la bellezza delle parole e il mistero che si cela dietro ogni gesto creativo. Era un uomo curioso del mondo e delle persone, capace di ascoltare prima ancora che di parlare, qualità sempre più rara in un tempo che confonde il rumore con la presenza.

Teatro e cinema

La sua carriera è stata lunga e generosa. Dal teatro, sua prima palestra dell’anima, fino al cinema d’autore e popolare, Corrado Solari ha attraversato stagioni importanti della cultura italiana lavorando accanto a registi che hanno scritto pagine decisive della nostra storia cinematografica. Ogni sua apparizione, possedeva quella verità che non si può insegnare e che appartiene soltanto agli artisti autentici.

Corrado SolariSi divertiva a giocare con l’immagine che il pubblico aveva costruito intorno a lui. Quel volto da antagonista perfetto sembrava offrirgli l’occasione di esplorare le infinite sfumature del male, ma senza mai dimenticare che il compito dell’attore non è giudicare l’uomo che interpreta ma comprenderlo.

Anche Carlo Verdone ha colto in “Vita da Carlo” questa sua straordinaria capacità di essere memorabile in un piccolo ruolo ma fondamentale. E lo ha voluto in uno dei suoi personaggi singolari e grotteschi, l’inquietante cameriere feticista che tutti ricordano col sorriso. E dietro il personaggio horror è emessa la sua raffinatezza di interprete.

Artista “umano”

Corrado Solari è appartenuto a una generazione di attori che conosceva il valore dell’attesa, della preparazione, della disciplina. Artisti che non rincorrevano la celebrità ma il lavoro ben fatto. Uomini che consideravano il cinema e il teatro non semplicemente una professione, ma una forma di conoscenza. E si consideravano interpreti dell’arte teatrale e cinematografica e delle parole e della letteratura.

Di lui resta il patrimonio dei suoi personaggi, disseminati tra pellicole, palcoscenici e ricordi, da Giù la testa (1971) regia di Sergio Leone, La classe operaia va in paradiso (1971) regia di Elio Petri, L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1971) regia di Damiano Damiani, Sbatti il mostro in prima pagina (1972) regia di Marco Bellocchio, L’uomo della strada fa giustizia (1975) regia di Umberto Lenzi, Roma a mano armata (1976) regia di Umberto Lenzi, La banda del trucido (1977) regia di Stelvio Massi, Roma criminale (2013) regia di Gianluca Petrazzi, Questione di Karma (2017) regia di Edoardo Falcone, a Vita da Carlo di Carlo Verdone e Nel tepore del ballo di Pupi Avati che non ha fatto in tempo a vedere.

 

Serena Maffia

Foto © Serena Maffia, Eurocomunicazione

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