Odissea di Nolan: il nuovo volto psicologico di Ulisse

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Odissea di Nolan

Dal poema antico alle riletture moderne, il film rilegge l’eroe tra trauma, identità e cambiamenti narrativi contemporanei

L’Odissea di Christopher Nolan pone una serie di interrogativi: innanzitutto un risultato positivo, con tante persone in fila ai botteghini dei cinema per vedere un film classico e mitologico. Probabilmente molte di loro non avranno letto l’Odissea di Omero, se non ricordandola dalle letture scolastiche. Dall’altra parte emerge la curiosità di vedere una nuova opera cinematografica di Nolan, dopo il grande successo di Oppenheimer del 2023.

Ma in questi giorni sia i critici cinematografici sia l’uomo della strada si pongono una domanda spontanea: quanto c’è davvero di Omero nell’Odissea di Nolan? Nell’immaginario collettivo riaffiorano personaggi omerici come Ulisse, Polifemo, Circe, Calipso, Penelope e il cavallo di Troia. Figure nate dal genio di un autore di cui non sappiamo se sia realmente esistito, espressione di una cultura mitologica che la Grecia ha trasmesso a tutte le civiltà in tremila anni di storia.

Tante visioni

Odissea di NolanAbbiamo varie interpretazioni: l’Ulisse di Omero vuole tornare a casa disperatamente; quello di Dante, personaggio drammatico e commovente, è collocato dal Sommo Poeta in un girone dell’Inferno e desidera ripartire alla ricerca della conoscenza; quello poetico di Umberto Saba si identifica nell’eroe omerico e compone un canto esistenziale capace di guidare tutti noi tra i flutti perigliosi dell’esistenza. Infine, l’Ulisse moderno di Joyce che, in 18 episodi, ricalca le avventure dell’Odissea di Omero.

Tante visioni su Odisseo antico e moderno, tanto che il filologo e antropologo Maurizio Bettini vede in Ulisse un modello di narrazione e un filtro antropologico chiave per esplorare il mondo antico, in particolare attraverso il legame con il mito dei ritorni e dei confini della conoscenza. Christopher Nolan ha saputo cogliere queste molteplici visioni e le ha trasposte in un contesto contemporaneo: il suo Odisseo torna dalla guerra portando con sé traumi, sensi di colpa e una complessità che riflette i nostri tempi, segnati da un contesto geopolitico instabile.

Ai puristi e agli accademici rispettosi dei versi di Omero va riconosciuto che Nolan ha avuto il coraggio di modificare, selezionare o eliminare alcuni episodi e personaggi. Realizzare un film non significa copiare integralmente il testo originale. Basti pensare al Gattopardo di Visconti, che, pur rispettando il romanzo di Tomasi di Lampedusa, presenta atmosfere, scelte di location e interpretazioni attoriali nate dalla visione del regista.

I ritorni degli eroi

Per Andrea Rodighiero, professore di Lingua e letteratura greca all’Università di Verona, «vi è la necessità di non leggere il film di Nolan come una sorta di messa in immagini dell’Odissea. Anzitutto perché non è possibile che un regista del XXI secolo rimanga filologicamente e perfettamente coerente nelle sue scelte, anche per una questione di gusti del pubblico decisamente mutati. È giusto che un autore che riscrive un poema antico si riappropri di una serie di miti antichi e lo faccia con la libertà che gli è propria. Non possiamo pensare che l’autore, o gli autori, dell’Odissea non avessero altro materiale a disposizione. Materiale che è stato selezionato nel tempo fino a creare il poema che leggiamo oggi, i cui primi segni probabilmente risalgono all’VIII-VII secolo avanti Cristo».

Dunque potrebbero esserci anche altre odissee, frutto delle trasposizioni orali, come avvenuto per i vangeli apocrifi. Nolan ha tenuto conto di queste libertà narrative, includendo anche altri miti. Non va dimenticato che i ritorni degli eroi dalla guerra di Troia, e in particolare quello di Ulisse, furono costruiti riprendendo i viaggi di Giasone verso la Colchide alla conquista del vello d’oro, offrendo ulteriori chiavi di lettura della mitologia.

L’Odissea di Nolan: personaggi, psicologia e ambiente

Il cineasta ha dichiarato di essersi ispirato alla recente traduzione dell’Odissea di Emily Wilson, che tuttavia ha criticato il film. «Di fronte alla figura di Ulisse Nolan si è trovato davanti a un personaggio complicato, cioè complesso. Un Ulisse che passa attraverso il trauma della guerra, con un riferimento al Mondo attuale dove sono in corso 78 guerre, e che soffre di stress post-traumatico, avendo mal sopportato sia l’assedio di Troia sia le violenze compiute durante la presa della città» (Andrea Rodighiero).

Emergono quindi un Ulisse più psicologico e fragile rispetto a quello omerico, anche se nel testo antico non mancano insicurezze, dubbi e paure, superati però attraverso l’azione. Una differenza sostanziale è la mancanza di pazienza nell’Ulisse di Nolan, così come l’assenza del tema dell’inganno tipico dell’Ulisse dantesco. Nolan propone invece un eroe che cerca un ritorno a se stesso e non si nasconde dietro identità fittizie: nel film scompare infatti l’episodio dell’inganno di “Nessuno” rivolto a Polifemo.

Per quanto riguarda i personaggi femminili, Nolan segue una linea personale: figure come Nausicaa, mediatrici tra le esperienze amorose del viaggio e il ritorno a Penelope, vengono meno. Le figure femminili risultano ridimensionate: Circe appare tesa e depressa; Calipso è inserita in un paesaggio desolato e sabbioso, in contrasto con l’isola lussureggiante descritta da Omero. Nel film Calipso è ingannevole, mentre nel poema è costretta dagli dei a lasciar partire Ulisse.

Divinità limitate

Questo porta a un altro elemento chiave: l’assenza degli dei. Come già nell’Iliade di Baricco, le divinità vengono eliminate. Rimane tuttavia una figura femminile che assiste Ulisse nel suo viaggio. L’assenza degli dei non cancella alcuni principi fondamentali, come quello dell’ospitalità, legge di Zeus. Nel film, osserva Rodighiero, «rimane il motivo del dono e del trasporto del dono dentro le mura, quindi nuovamente il tradimento dell’ospitalità, che diventa violenta».

Il film riprende anche la figura del cantore presente nel libro VIII dell’Odissea: compare infatti un aedo che accompagna il racconto con la lira, narrando tra gli episodi anche quello del cavallo di Troia. Nel finale, Ulisse riflette sulla trasmissione orale della storia: «sembra essere consapevole del fatto di essere portatore di una storia destinata a tramandarsi nei secoli», conclude Rodighiero.

 

Paolo Montanari

Foto © Fata Morgana Web, Euronews, Festivaletteratura, Sky Tg24

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