Europa, un’estate letteralmente di fuoco

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L’estate 2026 è la peggiore di sempre per numero di incendi, terreni distrutti, quantità di CO2 immessa nell’atmosfera e vittime del fuoco

Potrebbe sembrare molto crudo affrontare una situazione così tragica elencando dei freddi numeri, ma le proporzioni di questo disastro possono essere comprese solo facendone comprendere la reale magnitudo. Dall’inizio dell’anno, in Europa, gli incendi hanno bruciato 434.976 ettari di terreni contro i 346.836 ettari distrutti nello stesso periodo del 2025, il peggiore anno mai registrato nella storia.

Sono 1.407 gli incendi rilevati da gennaio 2026 a oggi, che pur essendo meno di quelli registrati nello stesso periodo del 2025, hanno però compreso un’area di gran lunga più estesa e con una frequenza media doppia sempre rispetto al 2025. Ma sicuramente il numero “tecnico” che fa più impressione riguarda le tonnellate di CO₂ emesse nell’atmosfera, ovvero 17,98 di milioni di tonnellate CO₂ dall’inizio dell’anno contro le 8,48 registrate nello stesso periodo nel 2025. È facile capire come oltre all’estensione dei roghi e del loro numero, il dato della CO₂ renda il quadro reale dell’imponenza degli incendi che si sono fino ad ora consumati sotto i cieli d’Europa.

Le previsioni a breve indicano oggi condizioni molto estreme che dominano un’ampia area dell’Europa occidentale e centrale, con la maggiore concentrazione in Francia e nell’arco alpino e che si estende fino all’Italia settentrionale, insieme alle Isole Britanniche e all’Irlanda. Condizioni estreme circondano anche altre aree che, coprendono la più ampia Penisola Iberica, i Balcani e la Grecia. Un pericolo molto elevato si registra anche attraverso la Scandinavia meridionale, alcune parti dell’Europa orientale mentre un pericolo moderato copre zone sparse dell’Europa orientale e della Turchia. Sono previsioni che non rassicurano e che ci costringono a mantenere ben vivo un allarme costante su quello che ancora potrà succedere.

L’emergenza sembra finire ma altrove è solo all’inizio

In Francia, dopo il grande allarme delle settimane scorse i Vigili del Fuoco sono finalmente riusciti a contenere le fiamme che minacciavano la città di Bordeaux e anche in Spagna sembrava finalmente che la situazione fosse tornata quantomeno sotto controllo. Ma questa seconda ondata di calore, e la conseguente siccità, sta riattivando focolai in entrambi i Paesi e la paura è che si possa ritornare a un’emergenza apparentemente superata, mai sperimentata prima di quest’anno nella storia.

Nel frattempo, in questi giorni, la crisi roghi si è spostata ed è tuttora in Grecia che in queste ore lotta contro vari incendi alimentati dalle eccezionali raffiche di vento della Regione. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha dichiarato che la Grecia sta affrontando «condizioni meteorologiche estreme» con venti che spesso hanno raggiunto i 100 chilometri all’ora e che, come è facile immaginare, non solo alimentano il fuoco ma rendono anche le operazioni di spegnimento logisticamente molto complesse.

Volare sopra un incendio con un Canadair, o con qualunque mezzo antincendio, diventa un’impresa rischiosissima perché oltre ai forti venti e al fumo si uniscono le correnti ascensionali dovute al salto di temperatura a terra dato dal fuoco (termiche da incendio). Immaginate di dover volare con un mezzo che si sostiene nell’aria dove però l’aria (calda e meno densa) impazzisce, è instabile e imprevedibile e porta il velivolo alle più impensabili reazioni e perturbazioni aerodinamiche. E questo non solo al momento dello scarico della massa liquida, ma anche durante la manovra di rifornimento idrico a volo radente (scooping) sugli specchi d’acqua, centrale nella lotta contro i devastanti incendi.

Gli eroi volano per spegnere il fuoco

Proprio a causa di queste condizioni estreme, due elicotteri antincendio Bell, decollati dalla base aerea di Elefsina e impegnati in azione contro i violenti roghi che stavano minacciando i centri abitati vicino alla Capitale, si sono scontrati nella zona di Psatha, in Grecia. I velivoli sono entrati in collisione proprio a causa delle proibitive e inagibili correnti d’aria che hanno spinto il rotore, e dunque le pale, dell’elicottero più in basso contro la fusoliera dell’altro velivolo. Nonostante i primi rapporti parlassero di un salvataggio collettivo per entrambi gli equipaggi coinvolti il bilancio finale si è rivelato tragico, due membri di uno stesso equipaggio sono morti sul colpo e due sono stati trovati vivi.

La vicinanza di volo dei velivoli antincendio è dovuta a esigenze tattiche operative ma le raffiche di vento possono annullare le distanze di sicurezza in un attimo e così uno dei due elicotteri nell’urto ha distrutto istantaneamente le pale esplodendo parzialmente e precipitando in fiamme al suolo. L’equipaggio caduto era formato da un pilota danese, specializzato nel volo d’emergenza in contesti critici, e da un esperto vigile del fuoco della protezione civile ellenica.

Un dramma che dà la misura delle enormi difficoltà e dei pericoli insiti in questo tipo di operazioni per le inagibili condizioni di volo. Spinte da venti forti e incessanti, le fiamme si sono sviluppate rapidamente anche intorno ad Atene, colpendo l’Attica, la Beozia e la Focide. In condizioni particolarmente avverse, i Vigili del Fuoco hanno combattuto tutta la notte per impedire che il fuoco raggiungesse la periferia occidentale della Capitale, dopo aver superato un intero fronte montuoso. Contemporaneamente, un nuovo focolaio si è aperto a Cefalonia, isola del Mar Ionio, rendendo, se possibile, ancora più complessi e delicati gli interventi della Protezione Civile e dei vigili del fuoco, provenienti dalla terra ferma.

Gli incendi si sviluppano a macchia di leopardo

Sono molte le altre località colpite dagli incendi in Grecia. Secondo le autorità locali, decine di abitazioni sono state danneggiate o distrutte a Porto Germeno e altri villaggi sono stati evacuati quando l’incendio è divampato venerdì scorso. Ecosistemi distrutti che accelerano la desertificazione e che compromettono l’economia locale per i prossimi decenni a partire da agricoltura e turismo. L’incendio di Porto Germano ha raggiunto la classificazione di Megaincendio superando i 10.000 ettari di distruzione, secondo quanto dichiarato dal meteorologo Theodore Giannaros, ricercatore senior dell’Osservatorio nazionale e specializzato in incendi boschivi. Colpita duramente dalla crisi climatica, come il resto del Mediterraneo, la Grecia è flagellata ogni estate dagli incendi a causa delle alte temperature, delle ondate di calore sempre più frequenti e della siccità.

Incendi anche nelle isole di Creta e Paros con oltre 6.000 ettari di terreno colpiti. Il ministro della protezione civile Evangelos Tournas ha affermato che il corpo, nonostante tutti gli sforzi profusi e l’inarrestabile volontà che lo distingue, è stato comunque “spinto al limite”, andando oltre quelli che sono i limiti operativi, il che dà chiaramente l’idea di quanto sia difficile e grave la situazione. Un limite che ha purtroppo chiesto un tributo di vite umane. Sono infatti tre i vigili del fuoco deceduti nel tentativo di domare incendi e focolai, due a Creta e uno nel Peloponneso. Ma l’estate non è ancora finita e si temono ulteriori episodi in buona parte dell’Europa. I soccorritori stanno pagando un prezzo altissimo per difendere il territorio europeo dal fuoco, speriamo soltanto che questo sacrificio non si aggravi rispetto a quanto già accaduto sino ad oggi.

 

Adamo De Palma

Foto © tg24sky, Europeancommission.

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