Europa verso il 2027: crisi politica nei grandi Paesi

0
40

Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito affrontano tensioni elettorali, economiche e sociali che possono ridisegnare gli equilibri continentali

Le elezioni tenutesi domenica in due dei 16 Länder tedeschi, Berlino e Meclemburgo-Pomerania, rappresentano gli ultimi, ma probabilmente non gli ultimi in ordine di tempo, episodi della crisi politica che attraversa quella che per decenni è stata considerata la principale potenza economica e politica dell’Europa.

Una crisi che inevitabilmente produce conseguenze ben oltre i confini tedeschi e interessa direttamente l’intero Continente. E, per coincidenza – oppure forse non del tutto – nello stesso momento anche le altre grandi potenze europee attraversano una fase di forte difficoltà politica: Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Quest’ultimo, pur non facendo più parte dell’Unione europea, continua a conservare un peso rilevante negli equilibri.

In questo scenario, le ambizioni di costruire un’Europa ” forte”, capace di emanciparsi dalla protezione degli Stati Uniti e di competere autonomamente in un contesto internazionale sempre più duro, sembrano confrontarsi con una realtà politica interna assai complessa. È questo il quadro che alimenta interrogativi sulla capacità dei principali Paesi europei di affrontare le trasformazioni in corso. E il quadro potrebbe diventare ancora più complicato nel 2027. In tre dei cinque Paesi considerati – Francia, Italia e Spagna – sono infatti previsti appuntamenti elettorali di grande rilievo, mentre Germania e Regno Unito continueranno a misurarsi con forti tensioni politiche interne.

Germania, il doppio colpo che scuote Merz

Il risultato delle elezioni regionali di domenica ha rappresentato un duro colpo per la CDU di Friedrich Merz. In MeclemburgoPomerania il partito cristiano-democratico non ha Europasuperato la soglia del 5% necessaria per entrare nel parlamento regionale, un risultato particolarmente significativo perché interrompe una presenza che risaliva al 1949. In testa è arrivata l’AfD, mentre a Berlino la CDU ha subito una pesante battuta d’arresto. Lo stesso Merz ha definito il risultato un “disastro”, ma ha scelto di rimanere alla guida del Governo e di proseguire con il programma di riforme. Il cancelliere ha assicurato che intende accelerare il processo di cambiamento e portare avanti le misure necessarie per rilanciare il Paese.

Il problema, tuttavia, è che il risultato del Meclemburgo-Pomerania arriva dopo quello della Sassonia-Anhalt e si inserisce in una fase nella quale l’AfD sta mostrando una crescente capacità elettorale. Nel voto di domenica, secondo gli exit poll, il partito ha ottenuto il 37%, davanti alla SPD, al 35,5%, mentre la CDU si è fermata al 5,5%. Da qui nasce l’interpretazione secondo cui Merz potrebbe essere costretto a sostenere il peso delle riforme più difficili proprio mentre il suo partito affronta una fase di forte pressione elettorale. L’obiettivo sarebbe quello di portare avanti le misure economiche e sociali considerate necessarie, preparando contemporaneamente il quadro politico che seguirà.

Macron verso l’uscita

Anche in Francia il calendario politico si avvicina a un passaggio decisivo. Le prossime elezioni presidenziali sono ufficialmente fissate per il 18 aprile 2027, con eventuale secondo turno il 2 maggio. Emmanuel Macron non potrà ricandidarsi, essendo giunto al limite previsto dalla Costituzione francese per i mandati presidenziali consecutivi.
Il presidente francese lascerà quindi l’Eliseo nella primavera del prossimo anno, mentre nel Paese cresce il confronto sulle prospettive politiche future. Il testo individua nel Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella uno dei principali protagonisti della prossima fase, in un contesto segnato da difficoltà economiche, aumento del costo della vita, pensioni, sicurezza e timori legati alla guerra.

La successione a Macron rappresenterà dunque uno dei principali appuntamenti politici europei del 2027 e potrebbe avere conseguenze importanti anche sugli equilibri dell’Unione.

Meloni tra consenso e nuove pressioni

In Italia, secondo i sondaggi Ipsos, Fratelli d’Italia mantiene una posizione centrale in vista delle elezioni politiche del 2027. Una rilevazione del luglio scorso indicava il partito di Giorgia Meloni al 26,5%, mentre altri sondaggi pubblicati nei mesi precedenti lo collocavano comunque davanti alle altre forze politiche.

Il quadro, tuttavia, rimane tutt’altro che semplice. L’Italia deve fare i conti con una crescita economica debole, un debito pubblico molto elevato e pressioni provenienti sia dai mercati sia dai partner europei. A questi elementi si aggiungono il costo dell’energia e le difficoltà sociali che alimentano tensioni all’interno del Paese e, in particolare, tra le diverse aree territoriali. In vista del voto, il Governo potrebbe inoltre essere chiamato a rafforzare la propria posizione sull’immigrazione, soprattutto di fronte alla crescita di nuove formazioni alla destra di Fratelli d’Italia. Parallelamente, le misure economiche e fiscali adottate dall’esecutivo continuano a essere oggetto di confronto con Bruxelles.

Le acrobazie di Sánchez

Anche la Spagna si prepara a una fase politica delicata. Il Governo di Pedro Sánchez deve affrontare una crescente pressione sul fronte dell’immigrazione e sul piano economico e sociale.

La recente crisi di Ceuta ha riportato il tema migratorio al centro del dibattito nazionale. Secondo il barometro Cis di settembre, il Psoe ha perso due punti rispetto alla rilevazione precedente, scendendo al 31%, mentre il Partido Popular è salito al 25,5% e Vox al 16,6%. La gestione della crisi, come sottolinea Reuters, ha inoltre provocato critiche nei confronti del Governo. Un sondaggio 40dB citato dalla testata ha rilevato un diffuso giudizio negativo sull’operato dell’esecutivo nella gestione dell’emergenza migratoria, mentre il sostegno a Vox risultava in crescita. Sánchez si trova così a dover mantenere un equilibrio particolarmente delicato: da una parte la necessità di difendere le politiche sociali e il consenso della sinistra, dall’altra la pressione esercitata dalla destra del Partido Popular e dall’estrema destra di Vox sul tema dell’immigrazione e della sicurezza.

Burnham e il Regno Unito sul filo

Infine c’è il Regno Unito, dove il nuovo leader laburista e primo ministro Andy Burnham ha assunto la guida del Governo il 20 luglio 2026. Il nuovo Governo britannico secondo Financial Times, deve affrontare una situazione politica complessa anche sul fronte dell’unità del Regno. In Scozia, Galles e Irlanda del Nord le forze favorevoli a una maggiore autonomia o all’indipendenza stanno sfruttando il nuovo scenario politico per rilanciare le proprie rivendicazioni. Nei giorni scorsi i leader delle tre amministrazioni devolute hanno sostenuto congiuntamente il diritto all’autodeterminazione. Burnham, tuttavia, secondo Al Jazeera, ha già escluso la possibilità di autorizzare un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese, sostenendo che l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla crescita economica e sul costo della vita.

Parallelamente, Nigel Farage e le forze della destra nazionalista continuano a esercitare pressione sul sistema politico britannico, anche sul tema dei rapporti con l’Unione europea. Un eventuale riavvicinamento a Bruxelles rimane quindi strettamente legato agli equilibri interni e alle conseguenze politiche della Brexit.

E ora, quale strada per l’Europa?

È questo il quadro nel quale l’Europa si prepara ad affrontare i prossimi mesi. Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, pur con situazioni profondamente diverse, si trovano contemporaneamente alle prese con tensioni politiche, difficoltà economiche e trasformazioni degli equilibri elettorali. Il problema assume una dimensione ancora maggiore se si considera la velocità con cui sta cambiando lo scenario internazionale. La guerra, la competizione tra grandi potenze, la sicurezza energetica, l’immigrazione e la necessità di rafforzare la capacità europea di difesa stanno imponendo scelte sempre più complesse.

In questo contesto, le forze della destra nazionalista ed euroscettica stanno cercando di trasformare il malcontento sociale e la crisi dei partiti tradizionali in una nuova centralità politica. Quanto questo processo riuscirà a modificare gli equilibri europei sarà una delle principali questioni che accompagneranno il Continente verso il 2027. La vera sfida per l’Europa sarà quindi quella di riuscire a conciliare la necessità di rafforzare il proprio peso internazionale con la gestione delle profonde trasformazioni politiche che stanno attraversando i suoi principali Stati.

 

George Labrinopoulos

Foto © IA, Euronews, La Notizia, Governo, Swissinfo, Rtl 102.5

Articolo precedenteStartAN 2026: giovani, innovazione e AI per il futuro del lavoro
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui