Studenti contro il sistema: la crisi della scuola in Francia

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Tra carenza di docenti e disuguaglianze sociali, la rabbia dei giovani francesi esplode a pochi mesi dalle elezioni presidenziali

Sono giorni complessi quelli che sta affrontando la Francia, scossa dalle proteste di tantissimi giovani che dal 17 settembre, a meno di sei mesi dalle prossime elezioni presidenziali, riempiono le strade. Ma la collera degli studenti ha delle cause ben precise che affondano le proprie radici in difficoltà strutturali, concrete e persistenti quali carenza di insegnati, edifici fatiscenti e mancanza di arredi adeguati. «Poiché queste richieste restano insoddisfatte e i problemi persistono, si arriva a una sorta di esplosione. Tuttavia, queste criticità esistono da tempo e sono ben note a livello locale. Ciò che gli studenti e le studentesse chiedono è semplicemente avere dei professori in cattedra: una rivendicazione basilare», spiega la sociologa Fabien Truong, ricordando inoltre che il sistema di assegnazione a punti del Ministero dell’Istruzione, fa sì che i licei socialmente meno ambiti siano gli ultimi a coprire le cattedre vacanti.

Con il venir meno dell’illusione che i ragazzi vengano trattati nel medesimo modo in tutte le scuole, emerge invece un sistema scolastico in cui l’istruzione si muove a diverse velocità. Esempio eclatante di ciò è la riforma Parcoursup, che ha modificato il sistema di ammissione nelle università, amplificando le disuguaglianze sociali. La sociologa ha difatti spiegato che, in sostanza, «le famiglie non hanno lo stesso livello di informazione, di consapevolezza e, di fatto, di uguaglianza di fronte al sistema». Allo stesso tempo le persone nutrono una crescente sfiducia nei confronti della scuola, poiché non la considerano più un motore di mobilità sociale e uno strumento di emancipazione. Il fatto che in Francia il titolo di studio pesi molto di più sulla futura situazione professionale rispetto ad altri Paesi con lo stesso livello di sviluppo economico aggrava ulteriormente questo quadro.

Speranze e promesse politiche

StudentiNello stesso giorno in cui il presidente Emmanuel Macron ha deplorato che le angosce legittime dei giovani non vengano strumentalizzate politicamente e trasformate in violenze urbane, si è svolta una quinta giornata di mobilitazione di massa che ha riunito milioni di manifestanti. Stando alle fonti governative, gli studenti in piazza sarebbero stati circa 161.500 mentre secondo le stime del coordinamento dei sindacati giovanili il numero dei presenti si sarebbe aggirato intorno ai 480.000. Sebbene il Governo affermi di riscontrare una perdita di slancio delle proteste con l’avvicinarsi delle vacanze di Ognissanti, i sindacati degli studenti medi e universitari smentiscono tale analisi sostenendo che il movimento si stia intensificando e che stia avvenendo una convergenza di obbiettivi tra diverse organizzazioni.

A differenza di quanto spesso si affermi, i giovani sono politicizzati e, sebbene prendano le distanze dalla politica istituzionale, si mobilitano. Secondo la Truong, si tende sempre a sospettare che i giovani vengano strumentalizzati politicamente non appena esprimono il proprio dissenso, nonché la studiosa pone l’accento su una possibile convergenza tra questi ragazzi e il partito “La France insoumise”. Nell’ultima rilevazione dell’indagine elettorale condotta dal Cevipof, il 42% dei giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni ha difatti dichiarato che voterebbe per Jean-Luc Mélenchon, figura che intercetta la richiesta di radicalità, di cambiamento e di trasformazione della società espressa oggi dalla gioventù.

Ma la politica francese non intende restare immobile. Sébastien Lecornu ha annunciato che il Governo presenterà degli emendamenti al disegno di legge di bilancio per il 2027, recependo alcune delle proposte formulate sulla piattaforma di concertazione creata appositamente per gli studenti delle scuole superiori. Il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, ha invece assicurato che l’assegnazione dei tremila professori supplenti, è già iniziata nei licei in cui la situazione risulta più critica.

Giovani e polizia

StudentiQuestione fondamentale resta il complesso rapporto tra i giovani dei quartieri popolari e le forze dell’ordine, particolarmente critico da quasi 30 anni, che inevitabilmente si riflette nelle dinamiche di questo periodo. I giovani che si radunano davanti ai licei sono infatti gli stessi che subiscono controlli d’identità basati su pregiudizi etnici nel proprio quartiere o sotto casa, in modo estremamente regolare e ripetuto, senza aver necessariamente commesso alcun reato. Di conseguenza, le misure di ordine pubblico adottate per rispondere ai blocchi studenteschi richiamano dinamiche più profonde, latenti ormai da lungo tempo. Truong sottolinea inoltre che la via dell’educazione e della non violenza invocata dai leader politici è esattamente ciò che questi studenti chiedono da anni.

Dall’inizio delle manifestazioni l’Igpn, ossia l’organo di controllo interno della polizia nazionale francese, ha aperto ben 36 inchieste. Difatti si registrano oltre 200 studenti feriti, cui si aggiungono più di 800 tra poliziotti e gendarmi, e 147 dipendenti del Ministero dell’Istruzione.

Proteste e violenza

Contrariamente a quanto si pensa, la Francia non è il Paese europeo in cui si manifesta di più. Da almeno sei anni si colloca infatti al quarto posto della classifica, stando alle rilevazioni dell’organizzazione internazionale Acled. Dal 2020 a oggi, in Francia si registrano ogni anno tra le 675 e le 760 manifestazioni. Si tratta di cifre sistematicamente inferiori rispetto a quelle dei Paesi vicini, come l’Italia, l’Spagna e la Germania, che si contendono stabilmente i primi tre posti del podio. Allo stesso tempo però è uno dei rari Paesi in Europa a utilizzare granate e altre armi non letali per il mantenimento dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.

Ciò che emerge è che la Francia è la seconda Nazione in EU, preceduta solo dalla Germania, per frequenza di interventi delle forze dell’ordine durante le manifestazioni, incluse quelle pacifiche. Polizia e gendarmeria intervengono spesso per disperdere folle calme, un’azione che in alcuni casi finisce per innescare violenze come reazione.

StudentiIl rapporto evidenzia inoltre un altro dato critico: dal 2020 a oggi, la Francia si colloca al secondo posto in Europa, dietro all’Italia, per l’uso eccessivo della forza durante le proteste. Con questa espressione, l’Acled definisce un impiego della forza sproporzionato che provoca gravi lesioni a manifestanti disarmati o pacifici. In poco più di sei anni, l’organizzazione ha registrato quattordici episodi di questo tipo in territorio francese. La Francia rischia di raggiungere il primo posto in questa categoria entro la fine di settembre 2026, avendo già registrato tre casi dall’inizio dell’anno, a pari merito con la Germania. Il bilancio complessivo è tuttavia destinato ad aggravarsi, poiché i dati attuali si fermano a settembre e non includono ancora i numerosi ferimenti segnalati tra gli studenti delle scuole superiori durante i successivi cortei di ottobre.

 

Ottavia Scorpati Pagliaroli

Foto © Le Soir, Yahoo Actualités, RFI, Ouest-France

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