La Ue scommette sul Digital Omnibus

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Varato un pacchetto legislativo per regolamentare AI e cybersicurezza riducendo la burocrazia e aumentando la competitività

L’obiettivo dichiarato è ridurre di almeno 5 miliardi di euro i costi amministrativi per le imprese entro il 2029. A questo si aggiunge il potenziale risparmio di 150 miliardi di euro annui derivante dall’introduzione dei Business Wallet europei, identità digitali unificate per le aziende che operano nel mercato unico.

Il Digital Omnibus è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 24 luglio 2026 ed è entrato in vigore il 27 luglio 2026. Esso modifica tre Regolamenti (Ue): il 2024/1689 detto AI Act, il 2018/1139 in materia di aviazione civile e il 2023/1230 relativo alle macchine.

Perché un omnibus per il digitale

Il pacchetto non è un atto legislativo unico, ma si articola in due proposte di regolamento distinte: un “Digital Omnibus” che interviene su dati, cybersicurezza e privacy, e un “Digital Omnibus on AI” dedicato specificamente all’intelligenza artificiale. A completare il quadro, la Commissione ha pubblicato la Data Union Strategy e una proposta per i portafogli digitali delle imprese.

Digital Omnibus on AI

L’AI Act, entrato in vigore nell’agosto 2024, prevede un’applicazione graduale. La scadenza più critica è stata quella del 2 agosto 2026, quando sarebbero dovuti scattare gli obblighi per i sistemi ad alto rischio. Il problema, denunciato da più parti, è che gli standard armonizzati necessari per la conformità non sono ancora pronti. Le imprese si troverebbero a dover rispettare regole senza disporre degli strumenti tecnici per farlo.

Il Digital Omnibus on AI interviene proprio qui, e cioè collega l’entrata in applicazione degli obblighi per i sistemi ad alto rischio alla disponibilità effettiva di norme tecniche e strumenti di supporto, con un rinvio massimo di 16 mesi. Altre misure mirano a estendere le semplificazioni alle imprese di medie dimensioni con un risparmio stimato di almeno 225 milioni di euro l’anno.

La governance dei dati

Attualmente il quadro europeo è frammentato in quattro strumenti distinti: il Data Governance Act, la Open Data Directive, il regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali e il Data Act. L’omnibus li fonde in un unico testo normativo. L’obiettivo è duplice: da un lato, offrire alle imprese un riferimento unico. Dall’altro, facilitare l’accesso a dati di alta qualità per l’addestramento dei sistemi di IA, che la Commissione considera importante per la competitività europea.

Sul fronte della privacy gli interventi sono più delicati. La proposta modifica il Regolamento generale per la protezione dei dati (Gdpr) su alcuni punti specifici. La definizione di dato personale, la possibilità di invocare il legittimo interesse per addestrare sistemi di IA, e la modernizzazione delle regole sui cookie. Su quest’ultimo punto, l’obiettivo è permettere agli utenti di esprimere le proprie preferenze una volta sola, con controlli centralizzati nel browser o nel sistema operativo, valide per sei mesi.

Cybersicurezza

Attualmente un’azienda colpita da un attacco informatico deve notificare l’evento a più autorità, in base a normative diverse: Nis2, Gdpr, Dora e altre ancora. L’omnibus introduce uno sportello unico (single-entry point) attraverso cui un’unica segnalazione di attacco informatico assolve tutti gli obblighi informativi. La gestione sarà affidata a Enisa, l’agenzia europea per la cybersicurezza, che si baserà sull’esperienza maturata con la piattaforma del Cyber Resilience Act.

Semplificazione o deregulation?

Non tutti vedono nel Digital Omnibus un progresso. Le preoccupazioni riguardano in particolare l’indebolimento della definizione di dato personale, le modifiche al regime delle decisioni automatizzate, e la liberalizzazione del trattamento di categorie speciali di dati quali origine etnica, orientamento sessuale e convinzioni religiose.

Il rischio, secondo i critici, è che la semplificazione si traduca in un arretramento delle garanzie. Anche in Italia, in un’audizione parlamentare del maggio 2026, è stata espressa cautela. Semplificare sì, ma senza cedere alla regolamentazione a tutti i costi sottolineando l’importanza dei diritti della persona.

Il Digital Omnibus rappresenta il tentativo più organico dell’Ue di riconciliare due esigenze apparentemente in competizione: mantenere standard elevati di protezione e rendere il quadro normativo sostenibile per le imprese. Se l’approccio funzionerà dipenderà dall’equilibrio che i legislatori sapranno trovare nella versione finale, e dalla capacità dell’Unione di dimostrare che semplificazione non significa abbandonare i valori che hanno definito il modello digitale europeo.

 

Nicola Sparvieri

Foto © ICT Security Magazine, Agendadigitale.eu, certifico.AI, OneTrust

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