La Comunità Musulmana Ahmadiyya: da Qadian a Londra

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La comunità musulmana Ahmadiyya compie cento anni dalla prima moschea di Londra: storia di un movimento che fa di pace, amore e fratellanza il proprio motto

Sotto i cieli di Londra si festeggia il centenario della prima moschea costruita appositamente a Londra; la moschea Fazl della Comunità Musulmana Ahmadiyya. Il 3 ottobre 2026, i membri della comunità e diversi ospiti illustri della società britannica, si sono radunati per commemorare quella che rappresenta una pietra miliare del movimento e un pilastro del dialogo interreligioso.

Dietro quello che appare come un edificio di periferia, si rivela un movimento nato nel 1889 nel Punjab – sotto il dominio britannico – che oggi dichiara una presenza in oltre duecento Paesi. Una comunità con una storia controversa, data dalle sue origini, la sua missione, i suoi operati umanitari, le persecuzioni e il ruolo che negli ultimi decenni ha costruito a livello mondiale.

Le origini: un secolo di storia

Il movimento è stato fondato nel 1889 a Qadian, un remoto villaggio del Punjab indiano, da Mirza Ghulam Ahmad, dichiaratosi il messia promesso e riformatore tanto atteso dalle varie religioni.

La comunità musulmana Ahmadiyya, si definisce musulmana e appartenente al ramo sunnita dell’Islam. Il nome, deriva da Ahmad, uno dei nomi alternativi del Profeta Muhammad (Maometto); pertanto non va attribuito al fondatore della comunità. In seguito al suo decesso, si susseguirono delle guide spirituali, chiamate Califfi. Oggi, a capo del movimento, vi è il Quinto Califfo, Mirza Masroor Ahmad, che guida la comunità dal 2003. Tali leader vengono nominati ed eletti da un organo speciale chiamato “Collegio Elettorale“. Sebbene dal punto di vista teologico, si creda che sia “Dio stesso” a scegliere il Califfo, guidando i cuori e le menti dei membri.

Nel 1924 il Secondo Califfo visitò Londra e il 19 ottobre posò la prima pietra della moschea Fazl. Gli Ahmadi in India finanziarono l’opera con diverse donazioni; le donne offrirono gioielli e i bambini i loro risparmi. L’edificio fu aperto ufficialmente al pubblico il 3 ottobre 1926. Historic England la classifica come la prima moschea costruita a Londra e seconda in Gran Bretagna, dopo quella di Woking del 1889, appartenente ad un’altra comunità.

Durante la Seconda guerra mondiale servì da rifugio antiaereo per i residenti del quartiere. Gesto che il presidente della comunità nel Regno Unito, Rafiq Hayat, ha voluto ricordare.

I cinque Califfi della Comunità

Dopo la morte del fondatore, Mirza Ghulam Ahmad, nel 1908, la guida della comunità è passata ai cinque Califfi.

  • Il primo, Hakeem Noor–ud–Din (1908-1914), medico e studioso del Corano, consolida il movimento; sotto la sua guida nasce anche la prima missione in Inghilterra.
  • Il Secondo Califfo, Mirza Bashiruddin Mahmud Ahmad (1914-1965), dona alla comunità una struttura internazionale. Nel 1934 lancia il programma Tahrik–e–Jadid per finanziare le missioni all’estero e nel 1948 comunica l’acquisto di terreni a Rabwah, in Pakistan; nuova sede dopo la Partizione dell’India. Primo Califfo a visitare l’Europa, tra il 16 e il 20 agosto del 1924 incontra Benito Mussolini a Roma, allora capo del Governo. Il quotidiano triestino Il Piccolo riporta la notizia solo nel 1937. A Londra, partecipa alla Conferenza delle religioni viventi. Dedica la sua vita anche alla scrittura di molti libri, tra questi il Tafsir–e–Kabir, un’esegesi del Corano in dieci volumi.
  • Il Terzo Califfo, Mirza Nasir Ahmad (1965-1982), compie il primo viaggio da Califfo in Africa nel 1970 e avvia il programma Nusrat Jahan, con medici e insegnanti ahmadi designati in cliniche e scuole. Gli si attribuisce il motto «Amore per tutti, odio per nessuno», coniato in Spagna, dove nel 1980 posa la prima pietra della moschea Basharat di Pedro Abad, Cordova, considerata la prima moschea costruita appositamente dopo la Reconquista spagnola del 1492.
  • Il Quarto Califfo, Mirza Tahir Ahmad (1982-2003), costretto a lasciare il Pakistan nel 1984, quando il Governo vara l’Ordinanza XX contro gli ahmadi. Si stabilisce a Londra, che diventa il centro mondiale della comunità. Il 7 gennaio 1994, manda in onda il primo sermone del venerdì su MTA, Muslim Television Ahmadiyya International, la televisione satellitare della comunità. Da allora dispone di 8 canali satellitari internazionali operativi 24/24.
  • Il Quinto Califfo, Mirza Masroor Ahmad, guida la comunità dal 22 aprile 2003. Nel 2004 lancia il Simposio per la Pace nel Regno Unito. È riconosciuto per i suoi incessanti sforzi e discorsi volti a promuovere la pace tramite giustizia e riconoscimento dei diritti fondamentali, e ha ripetutamente ammonito contro la minaccia crescente di una terza guerra mondiale. Dal 2012 ha tenuto discorsi al Parlamento britannico, al Congresso degli Stati Uniti, al Parlamento europeo a Bruxelles, al Parlamento neozelandese, alla sede dell’Aia nei Paesi Bassi, al Parlamento canadese, in Ottawa, e alla sede dell’Unesco a Parigi.

La Comunità Musulmana Ahmadiyya nel Mondo

La comunità conta milioni di membri in oltre duecento Paesi. Nessun censimento indipendente conferma queste cifre: tuttavia, una scheda accademica dell’Università Laval, Canada, stima che il totale sia tra 15 e 20 milioni di fedeli. La maggior parte degli ahmadi è situata in Pakistan, con maggior concentrazione in Asia meridionale e in alcune Regioni africane, come Nigeria e Tanzania.

Il Ghana, con presenza che risale al 1921, è considerato il Paese con la popolazione più attiva. Al Jalsa Salana di gennaio 2025, il raduno annuale, hanno partecipato oltre 39.000 persone. Vi ha preso parte anche il presidente John Dramani Mahama, che ha preso la parola dal palco e ha invitato i ghanesi a prendere esempio dalla comunità.

In Occidente, è il Canada ad avere la rappresentanza più consolidata. L‘associazione si stabilisce nel 1966 in Ontario. Intorno alla moschea di Baitul Islam di Vaughan, inaugurata nel 1992, sorge il Peace Village, un quartiere di quasi tremila abitazioni, in gran parte acquistate da membri della comunità. La Comunità ha anche fondato scuole che combinano istruzione scolastica e formazione islamica, e istituti di formazione religiosa per missionari, la Jamia Ahmadiyya, presente anche in India, Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Ghana, Germania e Regno Unito. 

Humanity First: al servizio dell’umanità

La comunità è riconosciuta a livello globale anche per i suoi impegni a livello umanitario. Nel 1995, il Quarto Califfo, fonda Humanity First, in risposta alla guerra in Bosnia. L’organizzazione si definisce non religiosa e apolitica ed è attiva in 66 Paesi su sei Continenti.

Soltanto in Africa, realizza 6.176 progetti idrici e costruisce più di cento scuole. In America centrale gestisce l’ospedale Nasir in Guatemala. Le sue squadre sono intervenute anche nelle inondazioni di Suriname e Guyana nel 2005-2006, e più di recente, dopo il terremoto in Venezuela del giugno 2026.

A Gaza, Humanity First opera dal 2016 con una licenza del ministro dell’interno palestinese. Dall’ottobre del 2023 assiste oltre 10.000 persone al giorno; trasportando circa 65.000 litri d’acqua quotidiani, distribuendo tende, pacchi alimentari e spazi di apprendimento temporanei per bambini. In questo contesto, l’organizzazione opera in coordinamento con le agenzie delle Nazioni Unite.

Le persecuzioni in Pakistan e i Paesi a maggioranza musulmana

Nonostante gli sforzi nel promuovere il dialogo e la fratellanza, la comunità ha riscontrato un livello persecuzione estrema e incessante sostenuto da una discriminazione sistemica promossa dal Governo, con un emendamento costituzionale emesso nel 1974 che dichiara gli ahmadi non musulmani. Nel 1984 l’Ordinanza XX vieta loro di definirsi musulmani e di diffondere la propria fede. Sul piano della violenza, Human Rights Watch documenta 94 morti negli attentati di Lahore del 2010; una fonte locale citata dall’Agenzia dell’Ue per l’asilo riporta 285 ahmadi uccisi tra il 1984 e il 2025.

Nel giugno 2025, Amnesty International denuncia una repressione sistemica: da metà aprile le violenze uccidono almeno tre persone e le autorità impongono restrizioni alle celebrazioni dell’Eid. A maggio 2026 l’organizzazione scrive al Governo del Punjab per chiedere di fermare arresti arbitrari e discriminazioni amministrative.

Il quadro non si ferma al Pakistan. La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (Uscirf) documenta violazioni contro gli ahmadi anche in Algeria e in Malaysia. In Algeria i processi ai dirigenti della comunità sono iniziati nel 2016. In Indonesia il Consiglio degli Ulema vieta dal 1980 l’insegnamento del movimento. Nel 2025 l’International Human Rights Desk ha documentato violazioni anche in Bangladesh. 

La missione Italiana

In Europa – fatta eccezione per un paio di episodi di islamofobia in Svezia e nel Regno Unito – la comunità gode di protezione e si impegna nel riconoscimento civile e istituzionale. In Italia, la prima missione risale al 1937, quando Malik Muhammad Sharif arrivò a Roma. Negli anni Settanta un gruppo di commercianti ricostituisce la presenza nella Capitale. Oggi, secondo Confronti, la comunità conta poco più di mille fedeli e 16 sedi locali su tutto il territorio, con membri di oltre dieci nazionalità. L’associazione The Ahmadiyya Muslim Jama’at Italia ha la sua sede nazionale a San Pietro in Casale, nel Bolognese.

Il dialogo con la Chiesa cattolica segna la tappa principale della comunità musulmana in Italia nel suo intento di costruire ponti di fede. Secondo Al Hakam, Papa Francesco ricevette in udienza privata una delegazione il 5 settembre 2022, la prima nella storia della comunità, e dedicò al Califfo attuale una copia di Fratelli Tutti. Il 18 maggio 2025 il grande imam della Comunità, Ataul Wasih Tariq, partecipa alla messa di inizio pontificato di Papa Leone XIV come delegato interreligioso. In quell’occasione, consegnò una lettera del Califfo e rinnovò l’invito a visitare una moschea ahmadi, già accolto da Papa Francesco senza che la visita si potesse concretizzare.

Roma caput mundi

La comunità si impegna anche a organizzare diversi eventi durante l’anno volti alla promozione del dialogo interreligioso.

Fra i diversi eventi tenuti dalla comunità, va ricordato quello del 18 ottobre 2024 al Campidoglio, dove Roma annuncia la Consulta delle Religioni e invita la comunità tra i primi membri. Recentemente, il 28 settembre, la comunità ha ospitato a Villa Torlonia, nella Capitale, l’incontro Interfaith Prayer and Breakfast: Safeguarding Freedom, Building Peace, dedicato alla libertà religiosa e alla convivenza. Hanno partecipato il presidente della comunità in Italia Abdul Fatir Malik, il grande imam Ataul Wasih Tariq e Lord Tariq Ahmad di Wimbledon, ministro di Stato uscente.

Tra le occorrenze ricorrenti vi sono anche la Jalsa Salana, il convegno e raduno annuale dove partecipano anche rappresentanti di diverse fedi e istituzioni, e il Simposio della Pace nazionale, ospitato il 10 ottobre a Parma. In Città la comunità aveva organizzato il suo primo simposio italiano nel 2018. Marce della pace, pulizie di quartiere, volontariato sono solo alcune delle attività svolte dai membri della comunità. Il 26 aprile 2026 più di cinquanta volontari, insieme all’Associazione Castello Arci, hanno ripulito le strade del quartiere San Prospero con il sostegno del Comune e di Iren.

Amore per Tutti, Odio per Nessuno

Da un remoto villaggio del Punjab, fino a Southfields nel Regno Unito, per poi propagarsi in quasi tutti i Paesi del mondo, la Comunità Musulmana Ahmadiyya continua a scrivere le pagine della propria storia: attraverso espansione globale, servizio umanitario e la richiesta di libertà religiosa per i propri fedeli. In Italia, dopo quasi novant’anni di presenza intermittente, la comunità punta a consolidare il proprio spazio nel confronto tra le fedi, enfatizzando l’importanza del proprio motto «Amore per tutti, odio per nessuno». 

 

Ammir El-Mehrat
Foto © BBC, Al Hakam, Review of Religions, Humanity First, United Nations Human Rights, Ansa.it

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