Con la crisi sanitaria dovuta alla Pandemia da Covid 19, sono maggiormente emersi in Italia tutta una serie di problemi dovuti a differenze culturali e religiose nell’approccio e nelle cure dei pazienti
Nella mattinata del 20 gennaio 2021, presso il Centro Islamico Culturale della Grande Moschea di Roma, ha avuto luogo la Prima Sezione Internazionale della Camera Arbitrale (C.A.S.T.) per la soluzione umanitaria delle vertenze, nella sanità, causate dalla pandemia Sars2-Covid19. Idealmente e concretamente in linea con “lo spirito di Assisi” nel percorso di incontro e dialogo interreligioso che iniziò Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 e con il crescente impegno di Papa Francesco per la fratellanza universale, l’attenzione e l’ascolto dei più deboli, monito della sua ultima Enciclica “Fratelli Tutti”.
L’evento
La giornata è avvenuta a seguito all’accordo che la Fondazione “Sapientia Mundi”, assieme al Centro Islamico Culturale hanno realizzato con l’istituto di cura “Lazzaro Spallanzani”, che ha concesso ai dipendenti di partecipare, in qualità di esperti qualificati, nelle controversie in ambito sanitario, specialmente durante questo momento di grande difficoltà e sacrificio.
Il segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia Abdellah Redouane ha così introdotto il dibattito: «L’introduzione di questa procedura, per risolvere dei problemi di alcuni individui, così come di alcune comunità, è un’opportunità per far prevalere l’aspetto umano sulla norma giuridica. Per noi è molto importante lo spirito che ha animato Papa Francesco con la sua ultima Enciclica firmata ad Assisi il 3 ottobre scorso. Lo stesso si può dire del documento firmato ad Abu Dhabi con Ahmad al-Tayyib, Grande Imam dell’Università di Al-Azhar. Questo spirito di fratellanza può essere il cemento sociale che garantisce la coesione di cui abbiamo bisogno e particolarmente in questi momenti di difficoltà».
“Non ci può essere civiltà senza vera ospitalità”
Il professor Giuseppe Anelli, presidente della Fondazione “Sapientia Mundi”, ha poi spiegato quanto questa iniziativa sia importante per andare incontro a nuove crescenti necessità. Citando ad esempio la Legge 210 sul rimborso da parte dello Stato per le patologie causate da inadempienze in ambito di vaccinazione e trasfusionale. Elencando come culture e religioni diverse portino questioni che nella nostra società non sono ancora gestite come sarebbe giusto; differenze nel rapportarsi con il paziente, come per esempio nel momento del parto e del nascituro, la circoncisione rituale che nei nostri ospedali ancora non trova accoglimento nella sanità italiana.
Spallanzani
«Lo Spallanzani è un istituto che si occupa di ricerca e cura per le malattie infettive, ha sempre avuto un bacino di utenza variegato e molti sono gli stranieri che si rivolgono a noi e molti vivono situazioni di fragilità e disagio».
Queste le parole del direttore generale dell’I.N.M.I. “Lazzaro Spallanzani” Marta Branca che ha spiegato come i suoi professionisti medici, infermieri e ricercatori siano abituati, oltre che addestrati, ad avere un rapporto umano e umanizzante con tutti. Auspicando che questo percorso della Camera arbitrale possa divenire internazionale, interculturale e interreligioso ed evidenziando l’importanza dell’umanizzazione delle cure, di come l’aspetto giuridico e quello umano debbano essere sempre connessi in ogni norma. Ha poi osservato che già da tempo si era manifestata la necessità di instaurare un migliore rapporto di collaborazione e conciliazione e che la pandemia che stiamo vivendo, lo ha reso molto più urgente nella gestione della sanità.
Una giustizia alternativa
«La nostra è una giustizia alternativa, in quanto i nostri istituti sono riconosciuti dal ministero della Giustizia, sono delle camere arbitrali che vanno a risolvere delle controversie stragiudiziali nell’ambito dei diritti disponibili».
Questo l’incipit dell’intervento del segretario generale delle Camere arbitrali, Maria Concetta Valotta. Spiegando come sia una giustizia alternativa che va a supportare i Tribunali ordinari che oggi purtroppo sono oberati, anche a seguito della soppressione ministeriale delle sedi distaccate, tutto il sistema giustizia purtroppo è andato in tilt. Ha poi spiegato come sia un giudizio molto più veloce rispetto ai normali giudizi a cui si arriva dinnanzi ai tribunali ordinari, con una sentenza entro e non oltre i 180 giorni. E con l’emissione di un lodo arbitrale che deve essere emesso da un giudice arbitro. Diversamente dalla conciliazione nella normale mediazione, che si ferma alla trascrizione dei verbali quindi ha meno esecutività. Per tutte queste ragioni le sedi che sta gestendo stanno crescendo senza sosta, ripagando ogni sacrificio.
“Tutto questo per facilitare la risoluzione di controversie fra musulmani e altri”
Mustafa Qaddourah, membro del Consiglio del Centro culturale islamico e medico pediatra di professione. Nel suo intervento osservato come i cittadini musulmani in Italia sono in aumento, ora circa un milione e settecentomila, la maggior parte dei quali in difficoltà non solo economiche ma anche nella convivenza in società e nell’approccio alla sanità. Stanno lavorando a un opuscolo per far conoscere l’Islam: come ci si deve comportare con un paziente musulmano, quali riguardi avere nei confronti di un defunto. Tutte queste informazioni saranno a disposizione dello Spallanzani che potrà condividere con tutti gli altri ospedali del Lazio e d’Italia.
“Ricevo anche messaggi di ringraziamento perché è questo per il territorio anche un segno di rinascita”
La segretaria regionale del CAST nelle Marche, Alessandra Zampetti, ha ricordato come anche dopo il dramma del terremoto, in tutto il territorio la popolazione necessita maggiormente una “legalità immediata” anche per tutelare la legge, non solo nella sanità. Sono stati presi contatti con i centri islamici presenti nelle Marche, quattro nel comune di Civitanova Marche, poi un grande centro culturale nel capoluogo Ancona.
Dopo una visita della Moschea di Roma e della sua Biblioteca, i relatori hanno raggiunto in Vaticano il segretario della Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani e capo dell’Ufficio per l’Islam del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Questa la nota ne è seguita: “Ogni opera buona di riconciliazione è da incoraggiare, perché se possiamo risolvere i nostri dissensi in maniera fraterna, amichevole è certamente meglio che andare in tribunale. È anche più economico, risparmiamo tempo e fatica e quindi l’augurio che questa iniziativa di mediazione e riconciliazione senza andare nei tribunali possa arrivare a buon fine”.
Riccardo Angelo Ronconi
Foto e video © Eurocomunicazione, Riccardo Angelo Ronconi













