Lascia un Continente diviso, lacerato da interessi nazionali e senza una leadership in grado di gestire la sua successione
Molti osservatori della politica europea si domandano, dopo la tornata elettorale del 26 settembre, come sarà la Germania post voto.
Dopo 16 anni di regno incontrastato di Angela Dorothea Kasner in Merkel, dal cognome del primo marito, lascia il Bundestag senza un vero vincitore a meno della solita coalizione di Governo, ma in questo caso la Cdu, passata dal 41% dei consensi al 24% circa, sarebbe all’opposizione mentre i socialisti con i verdi starebbero all’esecutivo. Situazione più facile a scriversi che realizzarla nei fatti perché, leggendo i programmi rosso – verdi, ci sono tanti temi distanti tra loro anni luce: dalla difesa alla economia. Per non parlare dei liberali.
La cancelliera lascia
Definita la donna di ferro, Angela Merkel è la più importante figura europea dal dopoguerra, forza di stabilità per l’Europa e per la Germania e potremo continuare, tutto ciò che la stampa e non solo tedesca, ma internazionale, ha raccontato di questa indiscusso leader del terzo millennio.
Ottavo cancelliere della Germania post bellica, è anche la prima donna ad assumerne un incarico così prestigioso, idolatrata, ma anche odiata per la sua politica di rigore economico. Ricordiamo la tragedia della Grecia, ma alla fine, pur tra mille critiche, era sempre la Merkel, punto di riferimento della Germania e dell’Unione europea ed anche, diciamolo pure, per la mediocrità dei suoi competitor.
Fu vera Gloria?
Dunque, una grande politica che lascerà il segno anche nei libri di scuola, ma parafrasando la celebre frase del Manzoni riferita a Napoleone nella poesia Il 5 Maggio: “Fu vera Gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” così sarà per chi ha avuto un ruolo decisivo nella politica e certamente la Merkel non è una eccezione.
La Cancelliera, ha inanellato, insieme a indiscussi successi politici, anche molti errori e questi, nel tempo, l’hanno indebolita anche davanti al suo elettorale più tradizionale.
Il quarto (e ultimo) mandato
Ripresentarsi, poi, per la quarta volta alle elezioni politiche, consapevole che in una Nazione democratica quattro mandati di fila sono troppi anche per una donna come lei, e va detto, per onestà, che ha avuto molti dubbi per mesi se ripresentarsi o meno, conoscendo bene i rischi di passare per una specie di autocrate, ma di fronte alle varie crisi internazionali si è lasciata convincere anche da Barack Obama a ripresentarsi di nuovo agli elettori.
Non è certo stato, come aveva previsto lei stessa, un buon affare politico e le recenti elezioni lo hanno dimostrato ampiamente.
Economia
La politica energetica tedesca, è stata sempre presa d’esempio per efficienza, ma si è dimostrata negli anni una vera propria débacle per i costi che ora i cittadini tedeschi dovranno affrontare.
I sussidi alle fonti alternative con la fine del nucleare il prossimo anno, sono stati assai onerosi per le tasche dei tedeschi, inoltre hanno alterato i meccanismi del settore con il risultato che il Paese non riuscirà probabilmente a rispettare il 40% l’obiettivo prefisso per il taglio dei gas serra e, a confronto con il 1990, siamo al 27-30%. Non solo, ma negli ultimi due anni le emissioni tedesche sono pure aumentate per un maggiore consumo di carbone.
L’incoerenza
Un altro scivolone, questa volta a livello internazionale, fu certamente il famoso Dieselgate.
Mentre si condannavano Paesi come l’Italia per il connubio tra Governo, partiti e realtà industriali, la Germania faceva lo stesso, ma da grande potenza molto più in grande, ricordiamo il caso della Volkswagen e mentre in Europa si batteva per emissioni pulite dell’auto in casa propria chiudeva un occhio se non due.
L’incomprensione
In una Nazione che sostiene, non solo il compartimento auto, ma anche i servizi, dal commercio alle banche, dalle assicurazioni alle professioni, non c’è mai stata una vera riforma economica che permettesse una sana concorrenza. A questo possiamo aggiungere, lei donna di grande fiuto politico, che non ha compreso il pericolo della Brexit, ostacolando concessioni all’allora Governo britannico per poter frenare l’onda antieuropeista che si manifestava nel Paese d’oltre Manica.
Manca all’appello degli errori, la questione economica ellenica che ancora pesa su quel popolo, l’adesione alla politica interventista americana, aver creato un asse esclusivo tra la Germania e la Francia isolandosi dal resto dell’Europa e una politica rigorista di non espansione nel momento di grave crisi economica.
Il problema dei profughi
Altro errore che ha pesato anche sulle politiche europee, oltre che tedesche, è il tema dei rifugiati.
Nel 2015 ha coraggiosamente aperto le frontiere ai profughi, specialmente siriani, che scappavano dalla guerra, si parla di circa un milione.
Fu un atto di grande generosità, proprio quando in tutta Europa ci si chiudeva nei propri confini.
Un gesto umanitario che ha dato alla Merkel, dopo anni di aspre critiche per il suo rigorismo, una patina quasi di “santità laica”, ma non per i tedeschi.
Generosità non programmata
Come poi ha ammesso lei stessa, l’azione fu intrapresa senza una vera politica di accoglienza, senza avere le strutture sociali ed economiche e creando non poche fratture sociali in una Germania già al collasso con i migranti ormai da decenni.
Una scelta che fece salire il partito di estrema destra Alternative für Deutschland, fino ad allora assai marginale, fino alla percentuale di 11% dei consensi nelle ultime elezioni (ma non in quella di domenica, ndr).
Gestione della pandemia
Da ultimo, il lockdown dello scorso marzo approvato in maniera troppo repentina in un Paese stanco di questi blocchi. Dalle scuole ai supermercati e soprattutto all’economia, con non poche apprensioni alla popolazione e dure critiche per aver creato insicurezza.
In proposito la Merkel, da persona intelligente, si è addossata tutte le responsabilità spiegando: «Era stata varata con le migliori intenzioni e buone ragioni (la legge del lockdown), ma l’errore è mio e solo mio: alla fine sono io che ho la responsabilità per tutto, dato il mio mandato».
Cosa rimane
Oggi la Merkel lascia il potere, almeno in Germania, ma lascia anche una Europa marginalizzata nello scacchiere internazionale, con rapporti difficili verso gli Usa, la Russia e la Cina e una economia post virus ancora in difficoltà.
Ciò che è peggio lascia un Continente diviso, lacerato da interessi nazionali e senza una leadership in grado di gestire la sua successione, un impegno non da poco di cui non si vedono all’orizzonte figure concrete dei palazzi di Bruxelles.
Antonello Cannarozzo
Foto © Reuters, Euronews, The Globe and Mail, Es de Latino News, Sputnik, Süddeutsche Zeitung













