Scomparsa del Papa emerito Benedetto XVI

0
973
Papa emerito Benedetto XVI

Morto il “Teologo dei cristiani” colpito il 25 dicembre da una infezione renale in un fisico già indebolito dall’età avanzata

Sono state ore difficili quelle vissute dal Papa emerito Benedetto XVI prima del suo trapasso, avvenuto alle ore 9,34 del 31 dicembre 2022 nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Dalla mattina di lunedì 2 gennaio 2023, il corpo sarà nella Basilica di San Pietro in Vaticano per il saluto dei fedeli. Mentre i funerali saranno celebrati giovedì 5 gennaio, alle 9.30, in Piazza San Pietro e saranno presieduti da papa Francesco.

“Assecondando il desiderio del Papa emerito, i suoi funerali si svolgeranno nel segno della semplicità. Saranno solenni ma sobri“. Lo ha dichiarato ai giornalisti il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni. “La richiesta esplicita da parte del Papa emerito è che tutto fosse all’insegna della semplicità, per quanto riguarda i funerali, i riti, i gesti di questo tempo di dolore”.

Gli ultimi giorni

Già nei giorni precedenti il Natale le sue condizioni di salute si erano aggravate per una infezione renale, in un fisico già indebolito dall’età avanzata. Il 25 dicembre aveva iniziato a soffrire di problemi di respirazione e proprio in quel giorno non si era allontanato dall’ex monastero Mater Ecclesiae assistendo alla messa di Natale nella cappellina, aiutato dal segretario Mons. Georg e dalle Memores, le laiche che lo hanno accudito in questi anni. Il 28 dicembre nel suo consueto incontro del mercoledì con i fedeli nell’aula Paolo VI, Papa Francesco aveva rivolto l’invito ai fedeli a pregare per Papa Ratzinger, in quanto aveva affermato, le sue “condizioni di salute si sono aggravate” gettando nello sconforto milioni di fedeli.

L’ultima visita a Benedetto XVI risaliva al primo dicembre, quando in occasione del Premio Ratzinger i due vincitori avevano fatto visita di cortesia, nel pomeriggio, al Papa emerito, poi nessuna notizia sulle sue condizioni era trapelata. La situazione sembrava grave ma stabile tanto che Mons. Gaenswein, fidato segretario, era partito per un viaggio di quattro giorni sotto Natale per salutare i familiari. Ma martedì 27 dicembre un ulteriore peggioramento aveva determinato il rapido rientro di Gaenswein in Vaticano. Secondo fonti vicine al Papa emerito era già diverso tempo che Ratzinger era divenuto afono, per una grave compromissione alle corde vocali.

Vita

Joseph Ratzinger era nato il 16 aprile 1927, Sabato Santo, quindi la sua vita iniziò, forse profeticamente, nel segno del mistero pasquale. Il padre Joseph lavorava come gendarme e la famiglia era composta dalla madre Maria, dalla sorella Maria Theogona che aveva cinque anni e dal fratello Georg, che di anni ne aveva tre. A casa Ratzinger la fede si respirava come l’aria e ogni giorno, e come si racconta nel libro “Benedetto XVI Immagini di una vita” di Maria Buonanno e Luca Caruso, presentato qualche anno fa in Vaticano, ”Si recitava il rosario ogni giorno inginocchiati sul pavimento e si pregava anche san Disma, il buon ladrone per via del lavoro di gendarme di papà Joseph”.

Il particolare caso dei due ictus

Durante il periodo del nazional socialismo il gendarme Joseph manifestò subito il suo dissenso ma cercò di sopravvivere alla politica. Comunque in 35 anni di servizio fu costretto a cambiare città ben 14 volte, per le sue insofferenze al regime e la sua irrequietezza. Quando arrivò il nazismo la fede cristiana era vista dal regime in antitesi alla ideologia nazista. Ratzinger ha raccontato che talvolta il padre mise in guardia sacerdoti che stavano per essere arrestati dalla Gestapo. Papà Joseph è morto nel 1959 a 82 anni mentre mamma Maria è scomparsa nel dicembre del 1963 a 79 anni. La sorella di Papa Ratzinger è deceduta il 2 novembre 1991 mentre si trovava davanti la tomba dei genitori, colpita da un ictus, lo stesso male aveva anche colpito il cardinale Ratzinger qualche giorno prima, dal quale però lo stesso si riprese.

L’arcivescovo di Vienna ha rivelato qualche anno fa, che dopo l’elezione a pontefice di Benedetto XVI, si rivolse a Ratzinger dicendogli: «Santo padre durante la sua elezione ho molto pensato a sua sorella Maria e mi sono chiesto se avesse chiesto al Signore di prendere la sua vita e di lasciare quella di suo fratello (il Papa ndr). Lui mi rispose «penso proprio di sì».

Un rapporto speciale

Il fratello di Benedetto XVI Mons. Georg è deceduto a 96 anni il 1 luglio di due anni fa. In quella occasione, giovedì 18 giugno 2020, nonostante le difficoltà motorie Papa Ratzinger era salito su di un aereo, che non prendeva da molti anni, per volare a Ratisbona ed incontrare il fratello moribondo, raggiungendo dapprima l’aeroporto di Monaco e quindi in auto Regensburg. Ricordo ai lettori che Benedetto XVI e il fratello Georg, grande musicista, erano stati ambedue ordinati sacerdoti nello stesso giorno il 29 giugno del 1951, nel Duomo di Frisinga. Benedetto era legatissimo al fratello, costui, dal 1964 al 1994 fu direttore del coro del Duomo di Ratisbona.

La Vita di Joseph Aloisius Ratzinger

Ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza a Traunstein, piccola città vicino alla frontiera con l’Austria, a trenta chilometri da Salisburgo. Fu grazie alla sua formazione che egli definì “mozartiana”, acquisita in una famiglia con grande fede, che riuscì a “sopportare” i problemi commessi al regime nazista. Una volta ricordò di aver visto il suo parroco bastonato dai nazisti prima della celebrazione della Santa Messa. La famiglia Ratzinger conobbe da vicino l’orrore del programma di eutanasia dei nazisti, per i portatori di handicap.

Joseph la narrò in una conferenza del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari tenutasi in Vaticano; «avevamo in famiglia un cugino affetto dalla sindrome di Down, che nel 1941 aveva 14 anni. Questo mio cugino di pochi mesi più giovane di me, fu portato via dalle autorità naziste ci dissero per una “terapia”. Non molto tempo dopo ricevemmo la notizia che era morto. Probabilmente era uno degli indesiderabili dal regime in quel periodo e fu eliminato».

L’arruolamento

A 16 anni, nel 1943, il giovane Joseph, insieme ad altri compagni di scuola fu “arruolato” come personale di supporto alla Luftwaffe, e assegnato a un reparto di artiglieria contraerea che difendeva gli stabilimenti della BMW. Poi per un anno a un reparto di intercettazioni radiofoniche. Nel settembre del 1944 la sua unità fu sciolta, ma due mesi dopo nuovamente arruolato nell’esercito a Monaco, e inviato a sollevare il morale della popolazione stremata dai bombardamenti alleati. Non partecipò mai a scontri armati. Nell’aprile del 1945 durante una marcia, disertò grazie a un sergente che lo fece fuggire.

Nel 1946 Joseph Ratzinger iniziò a studiare filosofia e teologia cattolica, in un istituto di Frisinga, l’anno dopo è in un seminario interdiocesano di Monaco di Baviera, per i candidati al sacerdozio. Nell’ottobre del 1950 fu ordinato diacono e, come detto in precedenza, nel 1951 ordinato sacerdote unitamente al fratello Georg.

La carriera di Joseph Ratzinger

Papa emerito Benedetto XVINel 1962 il giovane professore in teologia – ottenuta dall’Università di Monaco nel 1957 –  Joseph Ratzinger partecipò al Concilio Vaticano II, come consulente teologico dell’arcivescovo di Colonia Frings e poi come perito del Concilio. Nel marzo 1977 venne nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da Paolo VI, e il 27 giugno lo stesso Papa lo creò cardinale. Nell’agosto del 1978 partecipò al conclave che elesse pontefice Albino Luciani e nell’ottobre dello stesso anno dopo la morte di Giovanni Paolo I, al conclave con cui fu eletto Papa Wojtila. Fu proprio quest’ultimo che lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Come collaboratore di Giovanni Paolo II la sua opera fu instancabile. Ebbe successivamente, e prima della elezione a Pontefice, molteplici incarichi nella segreteria di Stato, nelle Congregazioni per le Chiese Orientali, la disciplina dei Sacramenti, l’evangelizzazione dei popoli, per la promozione dell’Unità dei cristiani, per citarne alcuni.

Elezione a Pontefice

Dopo la morte di San Giovanni Paolo II, Ratzinger fu eletto durante il secondo giorno del conclave al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile del 2005. Scelse come pontificale “Benedetto XVI” in quanto, come affermò in occasione della sua prima udienza generale pontificale: «ho scelto di chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa nel periodo travagliato della prima guerra mondiale. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero al servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli».

Le riflessioni

Fu nel venerdì Santo del 2005, nel suggestivo scenario del Colosseo che Ratzinger nel vibrante invito alla meditazione della nona stazione pronunciò le parole: «quanto Cristo debba soffrire per la sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del Santo Sacramento della Sua presenza. Quante volte la Sua parola viene distorta e abusata, quanta poca fede c’è in tante teorie. Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui. Quanta superbia, quanta autosufficienza».

Gli interventi pastorali

Le priorità del suo pontificato sono state esposte da Benedetto XVI in messaggi, omelie e discorsi pronunciati dopo la sua elezione come la valorizzazione della centralità della Eucarestia, l’impegno per l’unità dei cristiani, il dialogo con i credenti di altre religioni, in particolare con il mondo ebraico e con quello islamico, e con i non credenti. Ha richiamato, nei suoi scritti, l’attenzione sulla necessità e l’urgenza di una nuova unione tra fede e ragione.

Tra i testi del pontificato assumono rivelante importanza le tre encicliche: la Deus caritas est, la Spe salvi del 30 novembre 2007 e la Caritas in veritate del 29 giugno 2009. Di rilievo, tra gli interventi pastorali anche la lettera ai fedeli irlandesi del 19 marzo 2010 contenente una condanna esplicita non soltanto degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa locale, ma anche per il modo con cui il problema era stato gestito dai loro superiori preoccupati di “evitare gli scandali”.

La rinuncia al ministero petrino

Era l’11 febbraio del 2013 quando Benedetto XVI annunciò, in latino, ai cardinali riuniti in Concistoro di rinunciare al ministero petrino. Chi scrive era lì presente in sala stampa vaticana in quanto era l’anniversario dei Patti Lateranensi. Fu la collega Giovanna Chirri dell’Ansa che dalla sua postazione, seguendo con un monitor in diretta il Concistoro, diede per prima, alle 11,46, la notizia. La giornalista comprese chiaramente le parole di Papa Benedetto XVI in latino che rinunciava al ministero petrino. Incredula, inviò a Padre Lombardi un sms chiedendo conferma di ciò che aveva sentito il quale le rispose “hai compreso benissimo”. Subito dopo la Chirri trasmise la notizia al direttore dell’Ansa che conscio della serietà della giornalista, dette al Mondo la notizia. Immediatamente dopo l’annuncio, la sala stampa vaticana cominciò ad affollarsi di giornalisti e corrispondenti da tutto il Mondo.

Il ricordo del Cardinale Ratzinger

Quando, nel 2005 fui, per la prima volta, accreditato in sala stampa vaticana, feci subito amicizia con il decano dei vaticanisti Arcangelo Paglialunga (1920-2011). Amico di Lorenzo Perosi, il sacerdote musicista che conosceva da bambino, latinista appassionato, giornalista di rango, allegro e gentile, era una miniera di ricordi, di aneddoti riguardanti Pio XII, le uscite a sorpresa di Giovanni XXIII dal Vaticano, Papa Montini d il Concilio, il pontificato lampo di Giovanni Paolo I che quanto prima racconterò in un prossimo articolo.

A proposito del Cardinale Ratzinger, Arcangelo mi confidò che aveva instaurato un rapporto speciale di amicizia. Ambedue abitudinari, si incontravano spesso alle nove precise dalle parti del colonnato. Arcangelo era diretto in sala stampa in via della Conciliazione, mentre Ratzinger era diretto al suo ufficio, la Congregazione per la dottrina della fede situata presso l’ex Sant’Uffizio. «Lui si aspettava da me notizie fresche» – mi raccontò Arcangelo – «e io ero felice di dargliele». Fu proprio lui che il 16 aprile 2005, tre giorni prima della elezione a Pontefice di Ratzinger, in un suo articolo su Il Gazzettino di Venezia intitolato “È Ratzinger il vero favorito alla successione “ pronosticò ciò che sarebbe successo.

Ora la sua scomparsa lascia milioni di cristiani in lutto.

 

Giancarlo Cocco  

Foto © VaticanNews, Vistanet, Aleteia

Articolo precedenteIl Mondo piange Pelé, è stato il più grande
Articolo successivo2023: benvenuta alla Croazia nell’euro
Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui