Dal 2011 il riconoscimento è assegnato a eminenti studiosi non solo di patristica e cristologia ma anche della musica e della architettura
Mentre un sole splendente nella mattinata di giovedì, irradiava Piazza San Pietro, nella Sala Clementina in Vaticano, Papa Francesco ha consegnato a due insigni studiosi il Premio Ratzinger 2022. Le numerose autorità presenti sia vaticane che italiane, hanno accolto il Pontefice con un fragoroso applauso, quando il Santo Padre è apparso giungere nella sala, non su una sedia a rotelle, come ci si aspettava, ma camminando tranquillamente, anche se appoggiato a un bastone. Due i vincitori: padre Michel Fédou, Gesuita, e il prof. Joseph Halevi Horowitz Weiler, ebreo.
Ha preso la parola padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Joseph Ratzinger – Benedetto XVI che nel suo saluto ha affermato come «questo incontro vuole avere un significato profondo nel nome della fraternità e della sincera e profonda amicizia fra ebrei e cristiani. In forza della nostra missione, continuiamo a ispirarci al pensiero e agli orientamenti di Benedetto XVI, non per restare legati al passato, ma per dimostrare la fecondità per il cammino della Chiesa nel contesto della cultura e dei problemi del nostro tempo. È un servizio che si vuole inserire positivamente nella dinamica che caratterizza il suo attuale pontificato, contribuendo alla continua riforma della Chiesa sulla scia del Concilio Vaticano II, della cui apertura abbiamo recentemente ricordato il 60° anniversario.
«A ciò mirano» – ha continuato Lombardi – «le iniziative che promuoviamo, le borse di studio che assegniamo, i riconoscimenti che attribuiamo, collaborando con diverse università pontificie, cattoliche, statali e con altre istituzioni culturali e fondazioni di diverse parti del Mondo. Una attenzione particolare è dedicata a coltivare il rapporto di dialogo tra la ragione e la fede, caratteristiche del Papa emerito, essenziale per conservare viva la presenza della Chiesa nella cultura del mondo contemporaneo».
I vincitori
Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, prendendo la parola, ha tracciato il profilo dettagliato dei due vincitori.
Michel Fédou è nato a Lione (Francia) nel 1952. Dal 1987 è professore di Teologia dogmatica e di Patristica presso il Centre Sèvres dei gesuiti a Parigi, è decano della facoltà teologica e presidente dello stesso centro. Membro dei Consigli di diverse associazioni teologiche e commissioni di dialogo ecumenico con i luterani, e gli ortodossi. Autore di numerose opere soprattutto nel campo della patristica e della cristologia.
Joseph Halevi Horowitz Weiler nato nel 1951, professore di Diritto presso Università e Istituti giuridici degli Stati Uniti – New York e Harvard – ma anche nel Regno Unito e in varie parti del Mondo. È stato presidente dell‘Istituto universitario europeo di Firenze. Autore di molte opere di diritto costituzionale, internazionale europeo e sui diritti umani. Di religione ebraica è noto per aver difeso l’Italia presso la Corte di Giustizia europea nella causa del Crocifisso nelle scuole. Ha ricevuto una laurea honoris causa dalla Catholic University of America.
Il premio
Il Premio Ratzinger è attribuito annualmente a partire dal 2011, ogni volta a “due o tre studiosi che si sono contraddistinti per particolari meriti nella attività di pubblicazione o nella ricerca scientifica”. Negli anni l’ambito dei premiati si è allargato anche alle arti esercitate con ispirazione cristiana. Le candidature vengono proposte al Santo Padre, per la sua approvazione, dal comitato scientifico della Fondazione formato da 5 membri nominati dal Papa. Negli ultimi anni è stato costituito dai cardinali Angelo Amato (prefetto emerito della Congregazione delle cause dei Santi), Kurt Kock (presidente del Consiglio per l’Unità dei Cristiani), Luis Ladaria (prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede), Gianfranco Ravasi (presidente del Consiglio della Cultura ) da sua eccellenza mons. Rudolph Vodernholzer (vescovo di Regensburg e presidente dell’Institut Papst Benedikt XVI). Di recente mons. Salvatore Fisichella, ha sostituito il card. Amato.
Le personalità premiate finora sono state studiosi di Teologia dogmatica, di Sacra Scrittura, di Patrologia, di Filosofia e artisti eminenti nella musica e nella architettura. Con l’edizione del 2022 i premiati salgono a 26. Un orizzonte culturale mondiale in quanto gli insigniti provengono da 16 Paesi diversi, 7 dalla Germania, 4 dalla Francia, 2 dall’Italia, poi Brasile, Burkina Faso, Canada, Estonia, Grecia, Inghilterra, Libano, Polonia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Svizzera. Non sono solo cattolici ma anche appartenenti ad altre confessioni: un luterano, due ortodossi e ora uno di religione ebraica.
Le parole del Santo Padre
Papa Francesco nel suo discorso ha ricordato come: «non mancano per me momenti di incontro personale, fraterno e affettuoso con il Papa emerito. Tutti sentono la sua presenza spirituale e il suoi accompagnamento nella preghiera per la Chiesa intera». Ha poi parlato della sintonia fra Ratzinger e il prof Weiler riguardo «il rapporto tra la fede e la ragione giuridica nel mondo contemporaneo, la crisi del positivismo giuridico e i conflitti generati da una estensione senza limiti dei diritti soggettivi, la giusta comprensione dell’esercizio della libertà religiosa in una cultura che tende a relegare la religione nell’ambito privato».
«Il prof.Weiler» – ha ricordato il Pontefice – «ha anche preso posizioni coraggiose, passando quando necessario, dal piano accademico a quello della discussione ovvero “del discernimento” per la ricerca del consenso su valori fondamentali e il superamento dei conflitti per il bene comune. In ciò i credenti ebrei e cristiani possano trovarsi uniti è quindi per noi segno di grande speranza».
Tra le numerose autorità presenti il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, l’ex ministro della Giustizia Marta Cartabia, nonché molti cardinali e vescovi.
Giancarlo Cocco
Foto © Giancarlo Cocco













