Il Mondo piange Pelé, è stato il più grande

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Pelé

Un uomo che ha sempre avuto un potere mediatico altissimo, fino ai giorni odierni

È arrivata dal Brasile una notizia drammatica. Non sorprendente a dire il vero, perché purtroppo era nell’aria da tempo, almeno da quando le sue condizioni di salute si erano aggravate al punto da obbligarlo a uno stato di ricovero ospedaliero permanente. Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelé, si è spento nel primo pomeriggio del 29 dicembre 2022 all’ospedale Einstein di San Paolo.

Da tempo purtroppo gli era stato diagnosticato un carcinoma al colon, un male per cui era stato operato il 4 settembre 2021 e che pareva sconfitto. Ma la situazione era precipitata nell’ultimo periodo come aveva peraltro lasciato intuire, più o meno direttamente, in alcuni messaggi sui social, anche la sua famiglia. Famiglia che l’ha amato e coccolato fino all’ultimo, ne è stato un segnale emblematico il fatto che essa si sia riunita tutta intorno a lui, nella sua camera d’ospedale, per le festività natalizie.

Proclamato il lutto nazionale in Brasile

PeléIl presidente brasiliano uscente, Jair Bolsonaro, ha indetto tre giorni di lutto per la Nazione, con un apposito decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. “Viene decretato il lutto ufficiale in tutto il Paese, segno di rispetto dopo la morte di Edson Arantes do Nascimento”, si legge nella misura. Gli fa eco il suo successore designato, ormai prossimo all’insediamento, Luiz Inacio Lula da Silva, che sul suo profilo Twitter scrive: “Pelé ci ha lasciato oggi. È andato in paradiso con Coutinho, suo grande compagno al Santos. Ora è in compagnia di tante stelle eterne: Didi, Garrincha, Nilton Santos, Sócrates, Maradona. Ha lasciato una certezza: non c’è mai stato un numero 10 come lui. Grazie Pelè”.

Un personaggio eterno

PeléEterno”: è proprio questo il termine che forse racchiude al meglio l’intera esistenza di questa grande figura che ha scritto la storia del Brasile e del pallone. E non a caso è proprio la qualificazione scelta dal Santos per celebrarlo sui suoi account social, accompagnata da un immagine emblematica: una corona d’oro illuminata.

Il cordoglio è però arrivato da ogni parte del Globo, non solo da club calcistici e giocatori di tutte le nazionalità, ma anche da autorità politiche e personaggi pubblici. Emotivamente struggente il messaggio che ha voluto lanciare il S.S.C. Napoli, che ha condiviso sui suoi account una foto di “O’rey” e del suo grande rivale e poi amico, Maradona, che si tengono per mano in cielo, indossando le rispettive divise delle proprie selezioni nazionali. Ma la “portata umana” di questo uomo travalica il mondo sportivo come detto.

«Il gioco, Il Re. L’eternità», scrive il presidente francese Emmanuel Macron sul suo profilo Twitter, aggiungendo anche la versione in portoghese «O Jogo. O Rei. A Eternidade». Immediato il ricordo anche di Giorgia Meloni che dichiara: «Grazie al suo estro e alla sua classe è riuscito a lasciare il segno anche nelle generazioni che non hanno avuto la fortuna di vederlo giocare. Oggi tutto il Mondo piange una leggenda di nome Pelè». Anche l’ex presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte è intervenuto: «Il mondo del calcio piange uno dei suoi più grandi e geniali interpreti. Descanse em paz, Rei Peléì», ha condiviso su Twitter.

Come ha influenzato la comunicazione


Per anni e anni, fino ancora ai nostri giorni in realtà, si è sempre dibattuto su chi fosse il più grande calciatore di sempre, Pelé o Maradona. Due miti eterni, che ora si ritrovano insieme lassù, per illuminare con le loro magie anche il paradiso. Il loro è stato il primo vero dualismo nella storia dello sport. Due geni irraggiungibili del calcio. Una grandezza che non è descrivibile né riassumibile in parole dette o scritte. Una rivalità che ha fatto la storia e che per certi aspetti è stata anche antesignana, specie a livello mediatico e di opinione pubblica, nella narrazione che è stata fatta da loro in poi rispetto a tutte le grandi sfide che hanno coinvolto le maggiori icone del mondo sportivo.

Basti pensare, in ultimo, alla rivalità che ha contraddistinto gli anni 2000 e 2010 per Messi e Cristiano Ronaldo. Ma non solo, perché questo tipo di comunicazione basata sul confronto – o meglio il paragone – tra i migliori, non è stata circoscritta al solo mondo del calcio come detto, bensì si è allargata anche ad altri palcoscenici del panorama sportivo, basti pensare alle sfide SchumacherHakkinen, AlonsoVettel o ancora HamiltonVerstappen in F1, passando per quella tra Rossi e Capirossi in moto Gp, arrivando a quella tra Lebron James e Koby Briant nel basket. Solo per citarne alcune ovviamente.

Potere mediatico

Un uomo che ha sempre avuto un potere mediatico altissimo, fino ai giorni odierni. Non c’è intervento o dichiarazione che abbia fatto, anche su temi o personaggi non di primissima risonanza pubblica, che non abbiano subito fatto il giro del Mondo, rimbalzi sul web, sollevato commenti e approfondimenti. Un altro punto da cui poter osservare l’immensità che ha rappresentato questo signore ci viene offerta dalla sua “avventura crepuscolare” fatta negli Stati Uniti. Si tratta dell’esperienza coi New York Cosmos. Parliamo degli inizi anni settanta e l’America non poté che scegliere lui, l’immagine del Re, del più forte di tutti, per lanciare il calcio in patria.

Un poeta del calcio romantico

O’rei (il re, ndr), così era stato soprannominato, è stato l’unico calciatore nella storia del calcio a vincere – da protagonista e trascinatore peraltro – 3 coppe del Mondo, con il Brasile ovviamente, nel 1958, nel 1962 e nel 1970. Ma parliamo di qualcuno che è stato di più, molto di più. Qualcosa che va al di là del racconto del semplice calciatore. Quante volte abbiamo raccontato di Maradona, Pelé e Messi, tre “menti” del pallone. In carriera Pelé ha realizzato la bellezza e l’enormità di 1281 reti che lo rendono il marcatore più prolifico di sempre. Fu nominato nel 1999 dalla FIFA “calciatore del secolo”. Un tentativo per rimediare al fatto che non gli fosse mai stato attribuito il massimo riconoscimento individuale, il pallone d’oro, a causa del regolamento dell’epoca, secondo cui potevano essere insigniti sul calciatori che giocavano in Europa.

Pelé è uno di quei grandi uomini della storia che non ha bisogno di presentazioni, basta la pronuncia delle sue quattro lettere. Altra peculiarità che lo contraddistingue è essere stato, quello che nel calcio è un termine ormai desueto, vale a dire una bandiera, dato che ha militato praticamente per l’intera carriera nel medesimo club: il Santos.

Il club

Il Santos è uno dei principali club di San Paolo, che però aveva portato ad essere, grazie alle sue prodezze e alla sua fama, il club all’epoca più ambito al Mondo. Con lui arrivarono ben 25 trofei, tra i quali 10 campionati paulista e 2 Copa Libertadores. Un altro numero impressionante: il suo primo gol col Brasile lo realizzò all’età di appena 16 anni, nel lontano 1956. Illuminò il Mondo e divenne la prima vera star del calcio. Un calcio di altri tempi in realtà, e forse proprio per questo che la sua figura è ancora così più ammirata e amata da tutti, un calcio in cui i giocatori non erano strapagati, non erano esaltati o interessati esclusivamente al lato economico.

Un calcio di altri tempi per un uomo d’altri tempi, che aveva avuto sempre un approccio molto positivo alla vita, in ossequio alla religione cattolica essendo come molti brasiliani estremamente credente. Immancabile il sorriso sempre stampato in volto nelle occasioni pubbliche, mai una nota stonata o una condotta antisportiva o fuori posto. Ha fatto innamorare in primis i suoi connazionali, ma poi inevitabilmente tutti gli appassionati di questo sport.

La sofferenza per il figlio

Se oggi ci fosse stato un Pelé avrebbe sicuramente giocato in qualche top club europeo: Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester City, e via discorrendo. E forse il rimpianto di tutto il Mondo, a esclusione dei brasiliani ovviamente, è proprio non averlo visto da vicino nel Vecchio Continente, dove il calcio si esprime ai suoi livelli più alti e spettacolari.

Il motivo però è presto spiegato: ai tempi in patria non si potevano schierare giocatori stranieri, causa per la quale quindi rimase per gran parte della sua carriera in Brasile, fino all’esperienza crepuscolare in America. All’epoca Pelé era il calcio, il più forte di tutti senza ombra di dubbio. Per molti lo è tuttora, perché Messi e Maradona sono collocati da molti appassionati e addetti ai lavori un gradino sotto di lui nella scaletta dei migliori di sempre. Soprattutto per coloro che hanno potuto avere il privilegio di guardarlo incantare e segnare caterve di gol nel pieno della sua carriera. E i bambini ovviamente si ispiravano a lui nei campetti di tutto il Mondo. Anche in Italia, quando tra giovani e meno giovani, a quei tempi, si  provava a fare una giocata di rilievo nelle partitelle tra amici risuonava sempre la medesima frase: “Ma chi sei Pelé?”.

La battaglia per la droga

Una vita, quella di O’rei, segnata anche da eventi tristi. Su tutti uno dei suoi sette figli che ha avuto un serio problema di tossicodipendenza, che lo hanno portato anche a essere incarcerato. Circostanza che addolorò ovviamente “l’uomo Pelé”, “il padre Pelé”, al punto che quella della lotta alla droga è divenuta una delle cause maggiormente propagandate dal fenomeno una volta ritiratosi dalle scene calcistiche. Pelé poté in particolare sfruttare anche la vasta popolarità e oseremmo dire celebrità che ormai gli era riconosciuta su scala globale, essendo stato, come detto sopra, la prima vera star del calcio.

 

Giulio Catalucci

Foto © CalcioNapoli24, sportmediaser, santosfc, sscnapolicalcio, adnkronos

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