L’Iran, la Meloni e quello che non convince

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Iran

Spunti personali sulla conferenza stampa di fine anno di cui Eurocomunicazione ha trasmesso la diretta sui suoi portali e canali social

È durata tre ore la consueta conferenza stampa di fine anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare al quale ha partecipato per la prima volta la premier Giorgia Meloni.

Durante la conferenza la presidente del Consiglio ha risposto a diverse domande. In particolare ha fatto una riflessione sull’attuale situazione in Iran. È rimasta ammirata del gesto della campionessa di scacchi iraniana Sara Khadim alSharia che sta giocando ai Mondiali in Kazakistan senza velo: «Io sono stata colpita dalla storia della campionessa di scacchi senza velo e mi ha fatto riflettere. Noi siamo abituati ai gesti simbolici, ma i nostri non hanno delle conseguenze di quello che ha fatto Sara o altre donne. Riflettiamo su quella libertà che noi diamo per scontata e per altri è un rischio».

«Quello che sta accadendo in Iran» – ha diochiarato – «è inaccettabile e l’Italia non intende tollerare troppo. Fin qui abbiamo avuto un approccio dialogante ma è inevitabile che se queste repressioni nei confronti dei manifestanti non dovessero cessare e se continueranno le condanne a morte per degli innocenti, l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare».

La ritorsione iraniana

Parole che hanno convinto solo in parte la comunità iraniana in Italia che si aspettava un gesto più decisivo. Alle parole della premier ha risposto immediatamente il ministro degli Esteri iraniano che ha convocato nella stessa giornata l’ambasciatore italiano a Teheran, Giuseppe Perrone, per esprimere la “forte protesta” per “gli atti e le osservazioni di alcuni funzionari italiani che continuano a intervenire negli affari interni della Repubblica islamica”, definendo “inaccettabili” le politiche “selettive e doppie rispetto ai diritti umani” messe in atto dall’Italia e come tali vengono “respinte dalla Repubblica islamica dell’Iran”.

È quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Irna. Secondo Teheran è stata l’Italia ad aver “danneggiato gli interessi della nazione iraniana e violato i suoi diritti con l’imposizione di sanzioni illegali”. Sempre l’Irna scrive che “l’ambasciatore italiano ha promesso di trasmettere la protesta dell’Iran al suo Governo al più presto”. Per Teheran “le posizioni negative e irrazionali di alcuni funzionari italiani non sono compatibili con i rapporti storici tra i due Paesi”.

Se è vero che i rapporti tra Iran e Italia sono sempre stati molto stretti, soprattutto sul piano commerciale, fortunatamente seppur con grande ritardo anche il Governo italiano si è reso conto che quel Regime con il quale ha fatto affari per decenni, non è proprio il partner commerciale di cui andare fieri. Anzi.

Le proteste continuano

Molti iraniani si aspettavano dal Governo Italiano una presa di posizione molto in anticipo rispetto alla conferenza di fine anno. Dalla morte di Mahsa Amini la ragazza curda morta a seguito delle percosse ricevute mentre si trovava in custodia della polizia morale a Teheran, in Iran sono iniziate delle proteste antigovernative. Proteste che si sono amplificate in tante città iraniane e che hanno portato in breve tempo ad un primo passo verso una vera e propria Rivoluzione.

In questi tre mesi di proteste il regime islamico non ha mancato di esprimere con tutta la violenza possibile la repressione nei confronti del dissenso. Al momento sono oltre 500 le persone che hanno perso la vita in queste proteste, di cui più di 60 bambini. Sono oltre 18mila i manifestanti arrestati e decine i condannati a morte. Due ragazzi molto giovani Mohsen Shekari, di 23 anni e Majidreza Rahnavard, anch’egli di 23 anni, entrambi condannati per “moharebeh“, ovvero “guerra contro Dio”. Rahnavard impiccato pubblicamente con lo scopo del regime di intimorire il popolo e di portarlo alle fine delle proteste.

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Ma il popolo iraniano non si lascerà intimorire dal regime perché ha un unico scopo, il suo crollo. Quello che auspica il popolo è solo maggiore attenzione ai fatti iraniani da parte della comunità internazionale. Non solo parole ma fatti concreti. Non sono piaciute, infatti, le parole del ministro Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, che ha convocato il 28 dicembre scorso l’ambasciatore iraniano designato a Roma, Mohammad Reza Sabouri, per manifestargli “l’indignazione e la preoccupazione dell’Italia per quello che sta accadendo nel Paese”.

La nota di Tajani

«Ho convocato l’ambasciatore iraniano per manifestargli l’indignazione e la preoccupazione dell’Italia per quanto sta accadendo nel Paese». «Nell’incontro» – ha spiegato il ministro – «ho chiesto la sospensione delle condanne a morte, il blocco immediato delle esecuzioni, la sospensione della repressione violenta delle manifestazioni e ho chiesto anche che le autorità politiche aprano il dialogo con i manifestanti ricordando che non è questione di ordine pubblico uccidere bambini di 12, 14 e 17 anni. L’ambasciatore ha detto che riferirà al suo Governo».

Purtroppo la parola “dialogo” non è proprio piaciuta alla comunità iraniana che vede in questo un’assoluta incompetenza sulle vicende iraniane. Quel regime non ha mai dialogato con il popolo, non ha mai lasciato spazio a riforme o referendum dall’inizio della Rivoluzione islamica del 1979 ad oggi. L’unico modo del regime di dialogare è solo attraverso la violenza attraverso le impiccagioni, le condanne a morte, le violenze sessuali su ragazzine adolescenti, sulla rimozione degli organi dai cadaveri, sui processi farsa e confessioni ottenute con le torture. Tre mesi di repressione inenarrabile, tanto è cruenta, e qualcuno ancora pensa che l’unica via sia il dialogo? Il ministro Tajani e forse l’attuale Governo non ha probabilmente capito che nessuno dei manifestanti in Iran vuole una mano tesa dal Regime. Nessuno di loro dialogherà mai con il loro stesso carnefice.

Non si vuole il dialogo, si vuole solo che quel regime lasci il posto alla democrazia e alla libertà. Ci vorrà tempo, tanto, dovremo raccontare ancora di altre violenze e di altre vite perse ma l’obiettivo sarà qualcosa che cambierà l’assetto della storia mondiale.

 

 

Tiziana Ciavardini

Foto © Eurocomunicazione, Iranwire, AlArabiya, Twitter

Video © Vahid, Eurocomunicazione

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