Passa il testo emendato sugli imballaggi e anche quello per la riforma dei trattati europei e delle riparazioni. La discussione per introdurre stupro tra reati europei
Highlights dalla plenaria al Parlamento europeo di Strasburgo del 21/23 novembre che ha visto tra i punti salienti, la nuova normativa degli imballaggi, la riforma dei Trattati europei ma anche il testo sul diritto alla riparazione con diversi interventi, tra cui quello del commissario Paolo Gentiloni e del presidente del Kenya Ruto.
Verso una riduzione dei rifiuti da imballaggi. Il Pe approva il testo emendato. Procaccini (Fdi) «fatto gioco di squadra». Danzì (M5s) «hanno vinto le lobby»
Gli imballaggi erano il tema caldo di questa plenaria. Martedì, quando il testo è stato discusso il ministro del Made in italy, Adolfo Urso, era in Pe a chiedere alle delegazioni italiane «che qui rappresentano gli interessi italiani ad essere uniti e coesi sul voto».
Il testo che è stato votato mercoledì, passando con 426 voti a favore, intende incamminare l’Unione europea verso una riduzione graduale dei rifiuti da imballaggi, anche limitandone alcuni tipi, come quelli monouso e le confezioni in miniatura degli hotel, e vietandone altri come quelli per le “sostanze chimiche per sempre” tra cui il bisfenolo negli imballaggi che sono a contatto con gli alimenti, al fine di ridurne gli effetti negativi sulla salute, oltre che ai sacchetti in plastica molto leggeri (inferiori a 15 micron) per diminuire gli sprechi.
Entro il 2030 i rifiuti da imballaggi dovranno essere ridotti del 5%, del 10% per il 2035 e del 15% entro il 2040. Delle specifiche proposte dai deputati riguardano gli imballaggi in plastica (10% entro il 2030, 15% entro il 2035 e 20% entro il 2040.
Al temine della seduta, nel punto stampa indetto dagli europarlamentare di Fdi, l’onorevole Procaccini ha espresso soddisfazione riguardo al fatto «che gli emendamenti chiave abbiano riportato “sulla Terra” il testo. Si è fatto un buon lavoro di squadra tra le delegazioni italiane, anche del centro sinistra». Soddisfazione condivisa anche dall’on. Fiocchi che però avverte riguardo al «rischio di una proliferazione di fenomeni speculativi sul costo del materiale riciclato in Europa».
Meno rifiuti, maggiore attenzione alla sicurezza alimentare
Un giudizio opposto sul provvedimento è quello dato dall’onorevole Danzì (M5s). «Molti provvedimenti chiave», spiega, «sono stati ridimensionati se non addirittura cancellati» in particolare quelli che «avrebbero rafforzato il riuso e quindi ridotto notevolmente la quantità di rifiuti che la nostra società produce».
Ai microfoni di Eurocomunicazione l’eurodeputato aveva sottolineato come fossero necessari: «Meno rifiuti e una maggiore attenzione per la sicurezza alimentare e per la salute delle persone. Tutti i supermercati dovrebbero avere uno spazio di riconsegna o ricarica dei prodotti a disposizione dei consumatori. Sul riciclo come Paese siamo avanti su carta e vetro ma non sulla plastica, che a malapena raggiunge il 17%».
Secondo l’onorevole «le lobby della plastica e delle catene del fast food hanno convinto la maggioranza dei deputati». La delusione e la preoccupazione dell’eurodeputata riguardano anche per il comportamento tenuto dal centrosinistra italiano, troppo allineato su queste tematiche con la destra. «Il Pd al Pe» incalza Danzì «su tematiche ambientali esprime le stesse posizioni di Fdi e Fi. La delegazione all’Europarlamento del M5s si chiede se Elly Schlein sia consapevole di questa deriva».
Onorevole, servirebbero meno imballaggi o imballaggi diversi?
«Servirebbero meno imballaggi ed eliminare il mono uso significa ridurne la quantità. Posso comprare 2 banane mettendo l’etichetta sopra di esse senza usare altri imballaggi. La prima risposta di questo regolamento è che ce ne siano meno».
Che alternative ci sono?
«Tornare alle vecchie abitudini, usando la propria sportina ad esempio, come nei mercati rionali dove si può tranquillamente comprare a km 0 da moltissimi agricoltori e dove inoltre i prodotti costano di meno. Ricordiamo che l’impacchettamento fa salire i prezzi dei prodotti. A volte sembra che paghiamo più il contenitore che il contenuto. Un’altra soluzione è quella di usare prodotti riusabili ad esempio. Alcuni supermercati fin da ora ci danno contenitori in cartone ripiegabili e riutilizzabili ancora».
Come si posiziona l’Italia riguardo al riciclo rispetto alla media europea?
«Innanzitutto i dati sul riciclo non sono chiari. Quello che mi colpisce è il fatto che di questo regolamento, che stabilisce anche gli standard di qualità del riciclato, se ne sia parlato poco. Quando parliamo di riciclato dovremmo prima chiarire cosa si intende con questo termine. Secondo me questo è il problema sotteso. Si dice che abbiamo quantità altissime di riciclato. È una bugia, nella plastica non è vero. La percentuale di riciclaggio dei rifiuti platici oggi in Italia non arriva al 17%. 620.000 su 3.700.000 tonnellate. Questi sono dati ufficiali, quelli che vengono forniti dai Consorzi parlano del 50% che però non si capisce di cosa sia».
E invece per quanto riguarda non la produzione ma lo smaltimento?
«Si sa quanto è prodotto dopo il suo utilizzo, ma non la quantità che finisce nell’indifferenziata che rimanda all’autodichiarazione di chi che presta questo servizio».
Noi sappiamo che quello che non viene riciclato, che rappresenta il 20% dei rifiuti totali, finisce in discarica o nell’ambiente perché viene non raccolto e rappresenta un danno ambiente, mari e alla salute delle persone».
E al lato economico non pensa? Non rischiano di diminuire i posti di lavoro?
«I danni che le microplastiche causano alle persone hanno determinato un costo dei servizi sanitari superiore ai finanziamenti ai produttori per riconvertire l’attività. Inoltre, non è vero che diminuirebbero i posti di lavoro. Se ad esempio io avessi un fast food, e cominciassi a far lavare le posate, i bicchieri e i piatti, il personale non diminuirebbe, cambierebbe solamente attività, anzi la manualità aumenterebbe».
«Il problema non è dei lavoratori» conclude Danzì «sono i margini di profitto alti per un’industria inquinante che incide sull’ambiente sia direttamente che indirettamente con il trasporto di materiale imballaggi che determinerebbe un aumento del traffico su gomma».
Via libera alla riforma dei trattati. Bresso (Pd) «Era da Spinelli che non succedeva»
Con 305 voti favorevoli, 276 contrari e 29 astensioni il Parlamento europeo ha approvato una mozione per chiedere un aggiornamento istituzionale e procedurale verso un’Europa più efficiente, più attenta ad ascoltare la voce dei cittadini.
«Sfruttando l’articolo 48 del trattato di Lisbona, il Parlamento» spiega ad Eurocomunicazione l’on. Mercedes Bresso (Pd) «viene incontro alle richieste espresse dai cittadini. Il Parlamento, a seguito della Conferenza su futuro dell’Europa durante la quale i cittadini hanno chiesto all’Unione più capacità di decidere, ha colto il segnale e predisposto il testo completo che oggi ha votato».
Tra le principali modifiche: un aggiornamento in direzione bicamerale tra Parlamento e consiglio Ue dell’iter legislativo, volto a evitare situazioni di stallo attraverso un ampliamento dei casi di voto a maggioranza qualificata e del ricorso alla procedura legislativa ordinaria, maggiori poteri al Parlamento, quindi, a cui verrà riconosciuto un pieno diritto d’iniziativa legislativa e il ruolo di colegislatore per il bilancio a lungo termine.
I deputati inoltre vorrebbero che alcuni settori, attualmente di competenza esclusiva degli Stati membri divengano di competenza dell’Unione. Tra questi: salute pubblica, protezione civile, industria e istruzione oltre a una maggiore collaborazione tra Ue e Stati membri anche in quegli ambiti in cui le competenze sono già condivise, come energia, affari esteri, sicurezza esterna e difesa, politica delle frontiere esterne e infrastrutture transfrontaliere.
Onorevole, un commento a caldo sul voto. Com’è andata?
«Bene dal punto di vista delle materie, con la richiesta di maggiori competenze in fatto di politica esteri e difese, di parlare a voce unica battaglie su cambiamento climatico ma anche ampliare le competenze di politica sociale e sanità. È andata invece meno bene riguardo la richiesta del voto a maggioranza passata ma in termini troppo generali. Molti hanno ritenuto che se ne debba discutere con gli Stati che però sono quelli che a unanimità bloccano molto».
Pensa sia da considerare un passo in avanti?
«Penso sia un momento storico, per la prima volta da tempi di Spinelli, dal trattato costituzionale fatto approvare dal Parlamento ma che gli Stati non hanno considerato, che si avvia un processo che tutti aspettavano in Europa». Nel Manifesto di Ventotene, Spinelli, parlava dell’esercito europeo ed è da allora che «i federalisti chiedono che la funzione fondamentale dell’Ue sia di darsi una politica di sicurezza comune. Questo non significa che siamo aggressivi. Ma una potenza di pace capace di difendersi e ciò credo sia un’altra risposta ai cittadini che hanno capito che al momento Ue non sarebbe in grado di difendersi».
Prima parlava di politiche sociali. Nell’ambito della cultura, o più precisamente dell’educazione, che aggiornamenti ci sono?
«L’istruzione è tra le materie di cui si vuole upgrade. Si ritiene necessario rendere più omogenee le formazioni e il riconoscimento dei titoli in modo che siano comparabili, venendo in aiuto dei lavoratori e facilitando la circolazione europea. Servirebbe anche», conclude Bresso, «una maggiore conoscenza delle istituzioni. Questa non è materia da trattati ma aumentando le competenze in questa materia sarebbe più facile fare in modo che dentro la formazione comune ci sia la conoscenza delle istituzioni e quindi l’educazione civica».
Un’unione di popoli liberi
Se la posizione federalista, che ha Altiero Spinelli tra i suoi fondatori a livello europeo, verte su un’ampliamento della competenza e dei poteri a livello dell’Unione, c’è chi invece si muove su una direzione diversa, quella confederalista che tenta di salvaguardare gli Stati nazionali. Eurocomunicazione ha raggiunto l’on. Procaccini, Fdi, per capire meglio cosa si intenda con con ciò.
Eurodeputato, cosa prevede la vostra posizione?
«Un’unione così come era stata concepita nella suo progetto originale. Come un’unione di popoli liberi e sovrani con poche ma importanti cose da fare insieme perché da soli non avrebbero la stessa forza. Il problema è che questo modello è messo in crisi da chi vorrebbe un’Europa federalista che ridurrebbe le Nazioni a entità amministrative quasi fossero dei Comuni, trasferendo la quasi totalità delle competenza dalle Nazioni all’Unione, realizzando quindi una sorta di super Stato federalista che credo debba essere giudicato in un elezione de cittadini».
Quali sono i punti su cui dovrebbe rimanere una politica comune?
«Tutte quelle che non avrebbero la stessa efficacia se pensate a livello di Stati nazionali, mi riferisco in particolare alle questioni di difesa e sicurezza come quelle sulla protezione dei confini e l’integrazione dei sistemi militari. Nello scenario attuale, singoli eserciti piccoli sono meno efficaci di uno integrato e quindi più forte e ampio. ma potrei anche aggiungere libera circolazione di merci. Il mercato comune è qualcosa che va protetto da aggressioni esterne come dai regimi che con il sistema del dumping s’inseriscono nel mercato comune europeo senza rispettare gli stessi standard».
E invece cosa non dovrebbe essere competenza dell’Unione?
«La vastità di quisquilie, questioni, lacci e tasse che la bloccano, dalle spiagge a quello che mangiamo, a forni a legna ecc. Tutte queste cose dovrebbero rimanere di competenza nazionale».
Verso una modifica nell’elezione del presidente della Commissione europea. De Meo (FI) «I cittadini più protagonisti del processo decisionale»
La stessa commissione affari costituzionali che ha preparato il testo di modifica dei trattati si è occupata anche di redigere in vista delle prossime elezioni, di un progetto di testo, per ora non vincolante, che chiede una modifica sulla modalità di elezione del presidente della commissione in direzione del cosiddetto “Spitzenkandidaten” o “candidato principale“. Il presidente sarà nominato dal Parlamento e approvato dal Consiglio (il contrario di quanto accade oggi quindi) potendo d’ora in poi scegliere i propri commissari in base alle preferenze politiche.
Ai microfoni di Eurocomunicazione il presidente della stessa commissione Affari costituzionali, l’on. Salvatore de Meo (Fi) aveva spiegato come l’introduzione di questo sistema sia un modo «per fare in modo che i cittadini siano protagonisti non solo nell’espressione di un voto ma anche nella scelta di chi, una volta vinto le elezioni, possa diventare presidente della commissione per dare una partecipazione diretta dei cittadini. Questo progetto, che si chiama Europa, può essere rilanciato solo partendo dal basso».
Violenza di genere. Gli eurodeputati vogliono includere lo stupro tra i reati europei. Mussolini (Fi) «Pericoloso precedente in Spagna»
La giornata di giovedì ha visto l’Eurocamera animata dal dibattito sulla violenza di genere. La vicepresidente della Commissione Eu, Dubravka Šuica, ha affermato che «stiamo lavorando a una convenzione per la prevenzione della violenza di genere, della violenza domestica a cui parteciperanno operatori degli Stati membri: servono esperti che discutano nelle classi, informare ragazze e ragazzi del loro ruolo nella prevenzione della violenza di genere domestica è fondamentale».
Gli eurodeputati hanno sollecitato il Consiglio riguardo a nuove norme per affrontare questa piaga tra cui l’inclusione di una definizione di stupro basato sul mancato consenso tra i reati europei. Questo punto era già stato sottolineato anche dell’on. Alessandra Mussolini (Fi) che anzi aveva aggiunto come «si fosse creato un pericoloso precedente che rischia di entrare nel regolamento europeo. In Spagna è stata approvata una legge che introduce la presunzione di colpevolezza, è come se avessero cancellato la violenza». «Il problema è degli uomini, nella loro testa».
Gentiloni bacchetta il Governo Meloni sul bilancio 2024: «un invito alla prudenza»
«Non una bocciatura, ma un invito alla prudenza e a usare meglio le risorse europee».
Sono queste le parole di richiamo al Governo italiano pronunciate dal commissario europeo Paolo Gentiloni perché si riallinei riguardo al bilancio 2024 valutato dalla Commissione Von Der Leyen «non prettamente in linea» alle raccomandazioni del Consiglio. «Non si tratta di una bocciatura. Noi», prosegue Gentiloni, «per definizione abbiamo un rapporto costruttivo col Governo italiano, come con i Governi dell’Unione in generale».
Il Belpaese è considerato nuovamente in una situazione di squilibrio macroeconomico. A determinare l’incertezza secondo la Commissione «i frequenti cambiamenti nella politica fiscale» che hanno aumentano «l’onere sulle imprese e sulle famiglie adempienti». L’Ue raccomanda di contenere la crescita della spesa all’1,3% ma di «accelerare» i progressi compiuti dall’Italia considerati troppo «limitati».
Il Pe si muove per il “diritto alla riparazione” dei beni rispetto alla loro sostituzione
Maggiori garanzie ai prodotti riparati, più sostenibilità nei consumi, obbligo, durante il periodo di garanzia legale di dare priorità alla riparazione rispetto alla sostituzione, se è più conveniente per i venditori. Sono questi solamente alcuni dei focus della posizione negoziale approvata a larga maggioranza in Plenaria martedì 21 novembre con 590 voti a favore, con cui il Pe ha adottato il mandato per cominciare i negoziati con i Governi degli Stati membri sul “diritto alla riparazione” volto al contenimento dell’impatto del consumo di massa.
Un passo avanti verso maggiori tutele e diritti alle riparazioni lungo il sentiero rivolto alla riduzione dell’impatto ambientale nei consumi di massa che cerca di dare una normativa comune a livello Ue, volta a promuovere la riparazione rispetto alla sostituzione di beni, quali ad esempio: aspirapolvere, smartphone e biciclette e, a seguito della quale, altra proposta degli eurodeputati, il periodo di garanzia legale sarebbe prorogato di un anno.
In aggiunta, tra le proposte per facilitare e sostenere i consumatori, una piattaforma online in ogni Stato membro per facilitare il reperimento di riparatori e degli spazi fisici per questa attività, i cosiddetti “repair Caffè” uniti a buoni e incentivi finanziari ottenuti da fondi nazionali.
Il presidente del Kenya: «Se opportunamente finanziata, l’Africa può offrire futuro»
La plenaria ha avuto tra i guest il presidente del Kenya William Ruto che ha voluto sottolineare la connessione tra l’Africa e l’Europa e di come i futuri di entrambi siano collegati. Con gli opportuni finanziamenti rivolti in particolare ai giovani «l’Africa» ha spiegato davanti ai deputati «può creare un’economica vivace e sufficiente che possa offrire ai suoi giovani motivo per pensare al proprio futuro rimanendo in patria». Ciò, secondo il presidente Ruto, avrebbe anche come effetto il tamponamento dell’Esodo di persone verso il continente europeo, spesso giustificata da motivi economici e che pone queste persone che sono una risorsa anche per l’Europa «che fa affidamento a loro per mantenere il proprio tenore» davanti a innumerevoli pericoli.
Andrea Olgiati
Foto © Andrea Olgiati
Video © Eurocomunicazione, Andrea Olgiati













