Secondo l’Unep, agenzia relativa alle questioni legate all’ambiente, la crisi idrica è l’aspetto più urgente nelle zone del conflitto
L’UNEP (United Nations Environment Assembly) ha pubblicato il report sugli impatti ambientali riscontrati a seguito del conflitto israelo–palestinese. I dati riportati nel documento risultano senza precedenti: inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua; distruzione dei sistemi di sanificazione; 39 milioni di tonnellate di detriti provenienti dagli ordigni esplosi, ciò indica che, ogni metro quadrato della Striscia di Gaza, ne sarebbe ora ricoperta da più di 107 chilogrammi. Il report pubblicato dall’Onu è stato realizzato attraverso indagini di telerilevamento e valutazioni dei danni della Banca mondiale. A causa di restrizioni di accesso e preoccupazioni relative alla sicurezza, non sono state svolte analisi sul campo.
«Comprendere gli impatti ambientali della guerra è una grande sfida del nostro tempo» ha affermato Eoghan Darbyshire, ricercatore senior presso l’Osservatorio del conflitto e dell’Ambiente. «Gli impatti non saranno solo locali, dove si stanno svolgendo i combattimenti, ma potrebbero essere dislocati o persino percepiti a livello globale tramite le emissioni di gas serra».
Degrado Ambientale
I bombardamenti intensi e continui hanno causato contaminazione influenzando terreni agricoli, suoli, bestiame e alberi. Il suolo agricolo in particolare, riscontra un’elevata percentuale di metalli pesanti e altre sostanze chimiche prodotte dall’uso di equipaggiamento militare.
Inoltre, riscontrata una diminuzione della fertilità del terreno a causa della mancanza di pratiche sostenibili come la rotazione delle colture o la gestione dei nutrienti. Questo ha portato a una diminuzione della resa e a una dipendenza crescente da fertilizzanti chimici, contribuendo al ciclo di degrado del suolo. Il conflitto ha interrotto quasi tutti i sistemi e servizi di gestione ambientale a Gaza, portando al collasso dei sistemi di coordinazione dei rifiuti solidi. Questo si traduce nella generazione di nuovi rischi ambientali e un aumento dei tassi di malattie trasmissibili nella Regione.
Crisi Alimentare
Nel contesto del conflitto, è in atto una vera e proprio crisi alimentare. La distruzione delle risorse e la mancanza di accesso a cibo sicuro hanno minato la sicurezza alimentare della popolazione a Gaza. Questo è la causa dell’aumento dei tassi di malnutrizione tra i residenti. L’analisi dei dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) indica danni permanenti al 42,6% (6.694 ettari) di tutte le serre coltivabili. La valutazione di quelli intermedi registra una distruzione sostanziale del settore agricolo, stimata in 692 milioni di dollari Usa. Ulteriori danni riportati sono stati causati al 43,1% di frutteti, al 41,2% di terre coltivate irrigate e al 41,7% di terre coltivate a pioggia.
La mancanza di accesso a terre coltivabili funzionanti e la distruzione delle risorse legate
all’agricoltura hanno creato una dipendenza ancora maggiore dalle importazioni alimentari, il che si traduce nell’aumento esponenziale dei prezzi degli alimenti locali. La situazione economica è aggravata ulteriormente dalla perdita di posti di lavoro nel settore agricolo, portando a un aumento della povertà, della disoccupazione e dell’insicurezza alimentare.
Crisi Idrica
Secondo una ricerca di Bbc Verify, in seguito confermata dal report dell’UNEP, più del 53% del sistema idraulico a Gaza è danneggiato. Ormai sono quasi tutti completamente inattivi. Secondo il rapporto, cinque impianti di trattamento delle acque reflue sarebbero chiusi. Dalle immagini satellitari riportate dalla ricerca, è chiaro come i serbatoi di acqua nel sud della Striscia, in particolare a Khan Younis, appaiano danneggiati o completamente distrutti. L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente (UNRWA) sottolinea come solo il 17% dei pozzi a Gaza sarebbe attualmente in funzione.
L’aggiunta di acqua salata nel sistema dei tunnel potrebbe aumentare il rischio di rilascio di acqua salina nell’acquifero, compromettendo ulteriormente la potabilità. Per quanto concerne invece l’instabilità del terreno sopra i tunnel, eventuali inondazioni o cambiamenti strutturali potrebbero comprometterne l’integrità, portando alla subsidenza della superficie.
Le crisi idrica e alimentare in corso richiedono un intervento urgente per ripristinare la sicurezza e il sostentamento della popolazione palestinese. Dopo la tregua, durata una settimana a Novembre, diversi tentativi di instaurare un cessate il fuoco sono falliti. Hamas continua a chiedere la fine definitiva del conflitto e il totale ritiro di Israele da Gaza. Il primo ministro israeliano Netanyahu rifiuta di terminare la guerra prima che Hamas sia sradicato e gli ostaggi sequestrati dai militanti, durante l’attacco del 7 Ottobre nel sud di Israele, siano liberati.
Darbyshire inoltre ha affermato: «è mia opinione che vaste aree di Gaza non saranno recuperate in uno stato sicuro entro una generazione, anche con finanziamenti e volontà illimitati».
Miriam Dei
Foto © WAMU, The Independent, Middle East Monitor, Middle East Monitor













