Lo stato degli obiettivi sullo sviluppo sostenibile Onu

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L’impatto antropico e la perdita della biodiversità tra gli ostacoli principali per il raggiungimento dei traguardi delle Nazioni Unite

Un segnale d’allarme viene lanciato dal rapporto Onu sulla situazione del Pianeta rispetto al cambiamento climatico. È quanto emerge dalla nona edizione del rapporto pubblicato dalla Rete delle soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sdsn).  Solo il 16 per cento degli obiettivi sarà compiuto entro il 2030. La mancata integrazione tra i popoli e il limitato accesso alle nuove tecnologie da parte dei Paesi emergenti, tra i principali problemi segnalati. Inoltre, la progressiva perdita della biodiversità e il contributo antropico alle emissioni di gas serra non manifestano ancora i miglioramenti sperati.

Sdsn lancia un allarme sui ritardi accumulati

La rete Sdsn opera dal 2012 sotto la guida del segretario generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di accelerare l’apprendimento congiunto e promuovere approcci che affrontino le sfide economiche, sociali e ambientali che il Mondo si trova ad affrontare. Inoltre, si occupa anche di vigilare i progressi e consigliare strategie per il rispetto dell’accordo di Parigi sul clima. Nessuno dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile è sulla buona strada per essere raggiunto entro il 2030. Secondo il report, continuando su questa strada, solo il 16% raggiungerà gli standard prefissati entro la scadenza.

La logica del Pil si scontra con la sostenibilità

L’uomo ha bisogno di cibo, di acqua, di energia e di materie prime per vivere. Abbiamo bisogno di spazio per creare Città, coltivare i campi e costruire fabbriche. Siamo molto orientati sullo sviluppo economico e sul benessere. In definitiva, tutto viene dalla Terra, ma il successo della nostra specie ne sta compromettendo molte altre. Utilizziamo gli alberi delle foreste, sfruttiamo gli oceani, avveleniamo e cementifichiamo il terreno. Spingiamo decine di migliaia di specie vegetali e animali sull’orlo dell’estinzione per utilizzare le risorse di base, quali energia e spazio. Stiamo assistendo a un’estinzione di massa senza precedenti dopo quella dei dinosauri, ma stavolta ne siamo noi la causa e non l’impatto di un asteroide.

Suicidio ambientale ma anche economico

La perdita della biodiversità non è fonte di preoccupazione solo per la Sdsn dell’Onu. La diminuzione delle specie può mettere a rischio gli ecosistemi, portarli al degrado e alla distruzione. Miliardi di anni di evoluzione hanno portato alla creazione di un sistema di forme di vita interrelate. Gli animali e le piante sono il fondamento di ecosistemi complessi; noi esseri umani siamo legati alla natura, e dipendenti da essa, in modo più significativo di quanto non vogliamo ammettere. Il nostro stesso sistema economico e la nostra salute, dipendono totalmente dal nostro habitat.  Distruggendolo, distruggiamo noi stessi.

Stiamo uccidendo la biodiversità

Il tasso di perdita della biodiversità è allarmante nei Paesi a basso reddito, spesso situati in zone tropicali, mentre il Mondo sviluppato vive in un finto paradiso, tra consumi eccessivi ed emissioni di carbonio. Le diminuzioni più significative della biodiversità sono state registrate nelle Nazioni a reddito minore, con una riduzione quasi del 60% negli ultimi quarant’anni. Se continueremo a vivere al di sopra delle possibilità del Pianeta, nel 2030 avremo bisogno delle risorse di due Terre per soddisfare la domanda annuale. Il rapporto indica che, continuando con le attuali tendenze di consumo, arriveremo al punto di non ritorno. Sarebbero necessarie 4,5 Pianeti per sostentare una popolazione globale che vivesse come un cittadino medio degli Stati Uniti.

Una gestione globale fuori controllo

L’uomo danneggia l’ambiente in più modi. Distrugge e rovina gli habitat naturali: abbatte le foreste per fare spazio a colture, nuove Città o stabilimenti. Realizza dighe sui fiumi per costruire centrali idroelettriche o migliorare l’irrigazione dei campi. Sfrutta eccessivamente animali e piante selvatici per ricavarne cibo, materie prime, medicine o anche solo per hobby. Trasferisce le specie da un habitat all’altro causando gravi problemi alle varietà locali, che si ritrovano costrette a competere per le risorse o non sono in grado di combattere le malattie portate dagli invasori. Inquinamento e cambiamenti climatici stanno trasformando e avvelenando l’ambiente del Mondo intero.

I motivi del ritardo

Tuttavia concordare gli obiettivi è un conto, metterli in pratica un altro. Le grandi industrie guadagnano più di quello che perdono nel trasformare la ricchezza naturale in denaro. Purtroppo questi conti sono fatti a breve termine perché il ritorno, anche economico, a medio e lungo termine presenterà a tutti un conto salatissimo. L’espansione continua ai danni della biosfera permette agli Stati di non affrontare le questioni della distribuzione e della giustizia sociale: la promessa di una crescita incessante travolge le diseguaglianze sempre più diffuse. Quello che viene trascurato, anche dal punto di vista dei costi e dei ritorni economici, è che non può esistere una crescita continua e senza conseguenze sia in termini ambientali che di giustizia sociale tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Progettare inEuropa, Buone Notizie, Digital4, Fondazione CR Firenze

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