Resilienza e rafforzamento della democrazia in Italia attraverso l’istruzione

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Democrazia

Recensione del libro di Mario Caligiuri, “Maleducati: educazione, disinformazione e democrazia in Italia”

Mario Caligiuri è professore ordinario di Pedagogia presso l’Università della Calabria. Considerato uno dei maggiori studiosi europei di intelligence a livello academico è presidente della Società italiana di Intelligence, direttore dell’Osservatorio delle politiche educative dell’Eurispes, che ha presentato nel febbraio scorso un Rapporto su scuola e Università che intende porre il tema dell’istruzione al centro del dibattito nazionale. Nel suo libro “La scuola dei talenti”, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, cita più volte gli studi e il punto di vista del professore calabrese.

Il libro di Caligiuri raccoglie le sue riflessioni sulla complessa e spesso turbolenta interazione tra istruzione, disinformazione e democrazia nell’Italia contemporanea. Riflette anche su come l’istruzione sostiene una società democratica o, in altre parole, come sia il fondamento più vitale della democrazia e la sua ultima speranza di salvezza. Mentre alcune frasi sono prevedibili riaffermazioni delle posizioni dell’autore, altre forniscono contributi autentici. Questo libro stimolante e provocatorio inizia con un’argomentazione approfondita di Mario Caligiuri riguardo al rapporto tra il livello di istruzione nella società e il livello di democrazia e un esame meticoloso dei fattori che contribuiscono al declino percepito della qualità dell’istruzione e dell’impegno democratico, affrontando al tempo stesso la crescente influenza della disinformazione nella società.

Secondo l’autore, la società maleducata è il risultato del proliferare della disinformazione e della scarsa importanza attribuita al sistema educativo, effetto che incide duramente sul livello di democrazia della società e la pone continuamente in una situazione di rischio. Per questo sostiene che bisogna costruire una nuova pedagogia. La prospettiva e l’idea moderne di Caligiuri riguardo a “Istruzione e Democrazia” è in gran parte ispirata al lavoro di John Dewey, un filosofo e pedagogista americano, che ha dedicato gran parte della sua vita a questi temi. Sostiene che siamo di fronte a una nuova evoluzione sociale e a un salto di specie nella storia dell’umanità, uno spillover che integra sempre più uomo e macchina. Sembra che l’intelligenza artificiale competa fortemente con l’intelligenza umana, sono quindi necessarie risposte educative creative e visionarie.

Quattro preoccupazioni significative

La crisi educativa

La prima preoccupazione di Caligiuri inizia dipingendo un quadro spiacevole dello stato dell’istruzione in Italia e analizzando il sistema educativo, evidenziando il ruolo fondamentale che svolge nel coltivare cittadini informati e attivi. Sottolinea che dovrebbe funzionare come il fondamento della democrazia, promuovendo cittadini informati e critici. Tuttavia, egli sostiene che spesso il sistema educativo italiano è stato assediato da una serie di fallimenti sistemici, che vanno da programmi di studio obsoleti a risorse e formazione degli insegnanti insufficienti. Inoltre, l’autore presuppone che questi fallimenti abbiano portato a una generazione di studenti che non solo sono mal preparati per la forza lavoro moderna e vulnerabili alla disinformazione, ma sono anche sempre più disimpegnati dalla partecipazione civica.

Caligiuri attira l’attenzione sui modi in cui risposte governative insufficienti e divari economici aggravano le disuguaglianze educative, sostenendo così un circolo vizioso di disimpegno e impotenza tra le popolazioni svantaggiate. Il problema dell’educazione non è quindi tanto quello di dare risposte al mondo del lavoro quanto piuttosto quello di alimentare la creatività, di scoprire le meraviglie dell’universo, di costruire la democrazia restando umani, rispetto al confronto con l’intelligenza artificiale e le contraddizioni del mondo moderno.

Disinformazione: la malattia moderna

Basandosi sulla sua critica al sistema educativo, Caligiuri rivolge il suo obiettivo verso l’influenza distruttiva della disinformazione. Nel suo libro ha riportato la storia della disinformazione, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, riflettendo sviluppi politici, sociali e tecnologici multistrato e complessi. Il conflitto propagandistico più acceso fu tra la Massoneria, promotrice dell’unità e la Chiesa cattolica, che durò fino all’inizio del XX secolo. La macchina della disinformazione, però, non si fermò qui e proseguì durante la Prima guerra mondiale, quando i media giocarono un ruolo decisivo nel convincere l’opinione pubblica italiana e orientare le menti dei cittadini durante la guerra. Durante le epoche violente del fascismo e della seconda guerra mondiale, abbiamo assistito anche all’utilizzo della disinformazione da parte di regimi autoritari per la manipolazione dell’opinione pubblica e per un severo controllo dell’informazione.

In Italia, durante il secondo conflitto mondiale, il fascismo manipolò l’informazione grazie all’uso innovativo della radio e del cinema, promuovendo una propaganda sistematica e imponendo una politica di indottrinamento nelle scuole e nelle Università. Appena finito il conflitto, in coincidenza con l’inizio della Guerra Fredda, l’Italia entrò in una nuova era che Caligiuri definisce con due aspetti principali:1) Il boom economico che favorì il consumo e la diffusione della cultura di massa; 2) La Guerra Fredda, caratterizzata da attività di spionaggio, manipolazione delle informazioni e influenza culturale.

L’arrivo della televisione in Italia ha rappresentato un’ulteriore svolta per l’informazione e uno strumento migliore per diffondere la disinformazione, mentre ha contribuito, d’altro canto, alla riduzione dell’analfabetismo e alla promozione della conoscenza della lingua.

Un primo esempio del potente ruolo nella manipolazione delle informazioni e nell’influenza degli elettori è la creazione del partito politico Forza Italia. Fondato da Silvio Berlusconi, questo partito ha catturato con successo la maggioranza degli elettori attraverso un marketing strategico utilizzando i dati raccolti da Publitalia su Mediaset, di sua proprietà. Caligiuri ha affermato che questa manifestazione dimostra come il dibattito politico sia influenzato dai media e come gli elettori lo siano ampiamente dalla propaganda, affermando così i due tratti chiave di una società della disinformazione. Il continuo impatto del sistema dei media e l’insufficiente livello di istruzione tra gli elettori, che hanno portato a questi risultati.

Più recentemente, il controllo governativo della Rai è diventato decisivo, contribuendo al tempo stesso all’intensificazione dei conflitti politici e alla trasformazione della struttura del consenso elettorale. La recrudescenza della disinformazione nel 21° secolo è stata notevolmente accelerata dall’avvento e dall’ampia accessibilità di Internet, che ha inondato gli individui con un diluvio di informazioni irrilevanti. Questa inondazione ha oscurato la capacità di distinguere le informazioni affidabili e pertinenti da quelle irrilevanti e false, sottolineando l’urgente necessità di promuovere il pensiero critico attraverso un sistema educativo efficace.

L’autore menziona sinceramente l’effetto e l’influenza dei social media Democraziasull’economia, sulla politica, sulla comunicazione e sull’istruzione. Nel sistema educativo, quindi, abbiamo a che fare con studenti multidimensionali, che vivono contemporaneamente in tre mondi: fisico, virtuale e quello potenziato dalle tecnologie. Le campagne di disinformazione e le fake news hanno minato la fiducia del pubblico nei media e nelle istituzioni tradizionali. Esamina i meccanismi attraverso i quali si diffonde la disinformazione, dagli algoritmi dei social media che amplificano i contenuti sensazionalistici agli sforzi deliberati di attori malintenzionati che cercano di seminare discordia e confusione.

Caligiuri è particolarmente abile nel collegare i punti tra la disinformazione e l’indebolimento delle norme democratiche. Fornisce esempi concreti di come sia stata utilizzata come arma nel panorama politico italiano, erodendo il discorso pubblico e polarizzando l’elettorato. Evidenziando episodi come la proliferazione di false narrazioni durante i cicli elettorali e la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso bots e trolls. L’eccesso di informazione da un lato e il sostanziale basso livello di istruzione dall’altro, che determina un cortocircuito cognitivo che allontana le persone dalla comprensione delle reali dinamiche sociali. Secondo lui l’unico strumento possibile per difendersi dalla disinformazione è l’educazione, che è di grande aiuto per sviluppare il pensiero critico allo scopo di identificare le informazioni rilevanti e collegarle al proprio tempo.

Il ruolo dei media e della tecnologia

L’autore definisce i media e la tecnologia come un’arma a doppio taglio, pur riconoscendo il potenziale delle piattaforme digitali per democratizzare l’informazione e promuovere il discorso pubblico. Caligiuri è critico nei confronti del modo in cui queste piattaforme vengono spesso manipolate per diffondere disinformazione. Critica l’alfabetizzazione mediatica in Italia, suggerendo che sia i media tradizionali che quelli nuovi spesso non riescono a fornire il contesto necessario e il controllo dei fatti che una democrazia sana richiede. Discute anche il ruolo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale nel plasmare il panorama dell’informazione.

Nonostante gli impatti positivi dell’Ia sulla trasformazione della medicina, del giornalismo e della finanza, può minare la responsabilità democratica e corrodere la fiducia sociale e politica producendo disinformazione su larga scala. Secondo Caligiuri, il controllo dei media è significativamente fondamentale in una società dove tutto diventa fluido e indistinto: tempo per il lavoro e per il riposo, notte e giorno, uomo e donna, legale e illegale, vero e falso. Critica fortemente il ruolo dei media nella diffusione della disinformazione, gli stessi media che rappresentano sempre più solo la “voce del padrone”, e invece di informare, ci dicono solo da che parte stare. La realtà, infatti, sembra essere davanti agli occhi di tutti ma la maggior parte delle volte le persone sono indotte dai media a scegliere ciò che questi vogliono loro far vedere, ascoltare o leggere.

La democrazia a un bivio

La sezione finale è un’analisi disincantata sullo stato attuale della democrazia in Italia, che Caligiuri paragona a un paziente in condizioni critiche. Qual è il giusto valore della democrazia nella società maleducata? Come possiamo dire che un’elezione democratica è legittima quando la maggior parte degli elettori non è ben istruita e ha un basso tasso di istruzione? Cosa succede alla democrazia in una società in cui la maggior parte dei cittadini non dispone degli strumenti essenziali per comprendere il Mondo e non ha il potere di analizzare correttamente le informazioni? Sono queste le domande che vengono sollevate nel libro. Secondo l’autore, l’aumento della disinformazione e dei cattivi sistemi educativi darebbero vita a una società rude con effetti distruttivi sulla democrazia.

Sostiene che l’erosione dell’educazione civica, unita alla dilagante diffusione della disinformazione, ha creato uno scenario in cui le istituzioni democratiche sono sempre più vulnerabili al populismo e all’autoritarismo. Il libro fornisce un resoconto agghiacciante di come queste forze abbiano già cominciato a materializzarsi sotto forma di apatia, radicalismo ed erosione delle libertà civili. L’istruzione è un nutrimento essenziale, che si fonda su due elementi indispensabili: la consapevolezza dei cittadini e la responsabilità delle élites, che richiedono innanzitutto la capacità di apprendere e di mettere in pratica le conoscenze attraverso percorsi educativi. Altrimenti, la democrazia non è altro che una procedura elettorale, che sostanzialmente consolida le dinamiche di potere esistenti. Dal punto di vista di Caligiuri, la sua crisi deriva in gran parte dall’inadeguatezza della formazione e selezione dell’élite.

Seymour Martin Lipset, un sociologo americano. Sostiene che: «L’istruzione presumibilmente amplia le prospettive degli uomini, consente loro di comprendere la necessità di norme di tolleranza, impedisce loro di aderire a dottrine estremiste e monistiche e aumenta la loro capacità di fare scelte elettorali razionali». Come hanno affermato Noam Chomsky e John Dewey, un sistema educativo dignitoso creerebbe esseri umani liberi, indipendenti e creativi. Il sistema educativo rende gli esseri umani più obbedienti e subordinati, ma un buon sistema educativo consentirebbe a tutti questi aspetti della natura umana di prosperare e incoraggiarli e farebbe parte dello sviluppo di una società libera e democratica di reale partecipazione, ma ciò è senza dubbio l’opposto degli interessi dell’élite.

Avere un buon sistema educativo spingerebbe le persone a diventare più attive politicamente e a cercare di creare una società democratica veramente funzionante, che andrebbe contro gli interessi delle élites ed eliminerebbe anche l’intera struttura della gerarchia capitalista. Pertanto, il sistema educativo odierno non è altro che un sistema di indottrinamento e controllo che non lascia nessuno spazio al pensiero critico. Nella sua riflessione sulle potenziali soluzioni, Caligiuri chiede una riaffermazione dei valori democratici attraverso solide riforme educative e una posizione proattiva contro la disinformazione. Sostiene un approccio sfaccettato che includa programmi di alfabetizzazione digitale, la promozione delle capacità di pensiero critico e una maggiore responsabilità per coloro che perpetuano informazioni false. Le proposte dell’autore sono sia pragmatiche che ambiziose, riconoscendo che invertire queste tendenze richiederà uno sforzo collettivo e un cambiamento sistemico.

Un invito all’azione

“Maleducati” di Mario Caligiuri è un chiaro appello rivolto a educatori, politici e cittadini affinché affrontino le crisi intrecciate di istruzione, disinformazione e democrazia in Italia. Attraverso la sua analisi incisiva non solo diagnostica i disturbi, ma prescrive anche una tabella di marcia per la guarigione. Il suo libro è una lettura avvincente per chiunque sia preoccupato per il futuro delle società democratiche in un’epoca di caos informativo. Sebbene l’attenzione sia rivolta all’Italia, i temi e le questioni sollevate hanno una rilevanza universale, rendendolo una risorsa preziosa per i lettori di tutto il Mondo. Dovrebbe essere considerato un testo essenziale per coloro che sono impegnati nella salvaguardia dei principi democratici nel XXI secolo.

Concludo la mia recensione con questa parte suggestiva e profonda del libro, che credo esprima in modo potente e diretto il legame tra educazione e democrazia. Riguarda la testimonianza di un preside americano che ogni anno scriveva questo messaggio ai professori per l’inizio della scuola: “Aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura e l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

 

Hatam Ansari

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