La triste vicenda del pittore, il cui vero cognome era Laccabue, ha inizio il 18 dicembre 1899 a Zurigo in Svizzera
Antonio Ligabue, lo sfortunato e incompreso geniale pittore emiliano, è oggi fra gli artisti più riconosciuti con mostre ed eventi a livello internazionale. Un triste destino che toccò ancor prima a Vincent Van Gogh, Amedeo Modigliani, anche loro incompresi, isolati e in un’esistenza tragica e miserevole.
La triste odissea di Antonio Ligabue, il cui vero cognome era Laccabue, ha inizio il 18 dicembre 1899 a Zurigo in Svizzera. Una vicenda umana segnata da disgrazie, sradicamenti, solitudine, fame e miseria. Nonostante la sua nascita in territorio elvetico, ebbe origini profondamente legate all’Italia, all’Emilia Romagna, il comune di Gualtieri prov. di Reggio Emilia, che ha segnato tutta la sua attività pittorica ed esistenziale. Antonio Ligabue nasce nell’Ospedale delle donne di Zurigo e viene segnato con il cognome della madre, Elisabetta Costa che si sposò con un altro emigrante italiano Bonfiglio Laccabue. Bonfiglio il 10 marzo 1900 legittima la nascita del figlio Antonio, dandogli il suo cognome e la cittadinanza di Gualtieri.
Gli anni difficili
Nonostante il riconoscimento ufficiale del padre a soli nove mesi fu affidato a una coppia svizzero-tedesca. Due famiglie per il piccolo Antonio, una naturale e una di adozione, due
nuclei con il medesimo destino di emarginazione, precarietà, indigenza. La povertà lo colpì con il rachitismo e la carenza vitaminica che gli causeranno una malformazione cranica e un blocco dello sviluppo fisico. Nel periodo delle scuole elementari Ligabue venne spesso inserito in classi differenziali a causa di problemi di apprendimento e nello sviluppo di un carattere difficile e le difficoltà negli studi che lo portarono a cambiare scuole svizzere. L’unico sollievo lo trova nel disegno, anche quando dopo l’ennesimo trasferimento famigliare, divenne bracciante agricolo.
Tra il gennaio e l’aprile del 1917, dopo una ennesima crisi nervosa, Ligabue fu ricoverato in uno istituto psichiatrico svizzero, da cui fu allontanato dopo una denuncia di aggressione e venne espulso dalla Svizzera. Da Chiasso Ligabue fu portato a Gualtieri, senza sapere una parola di italiano. Fu un’esperienza traumatica e fu aiutato dall’ospizio di mendicità, Carri. La data ufficiale del suo inizio di pittore fu il 1920. Nel 1928 incontrò Renato Marino Mazzacurati, che ne comprese l’arte genuina e gli insegnò l’uso dei colori a olio. In quegli anni si dedicò completamente alla pittura, continuando a vagare senza meta lungo il fiume Po.
Nel 1937 secondo ricovero in manicomio, questa volta a Reggio Emilia e nel 1941 venne dimesso grazie all’intervento dello scultore Andrea Mazzali e che lo ospitò a casa sua a Guastalla. Durante la seconda guerra mondiale Ligabue fece da interprete alle truppe tedesche. Nel 1945, nuovo ricovero in manicomio, rimanendovi per tre anni. Nel 1948 si fece più intensa la sua attività artistica tanto che giornalisti e critici d’arte iniziarono a interessarsi a lui.
Severio Boschi, giornalista e Aldo Ferrari, fotoreporter
Una data importante il 1957, un servizio di cronistoria lo rese celebre, tanto che nel 1961 venne allestita la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma. Nel 1963 Guastalla gli dedicò una grande rassegna antologica organizzata dall’amico Vincenzo Zanardelli. Due anni dopo il 27 maggio 1965, Antonio Ligabue al Matt, lasciando una eredità pittorica inestimabile.
Oggi Ligabue è un pittore molto apprezzato dal pubblico da essere protagonista di
numerose mostre che vengono organizzate in tutta Italia. Originale e privo di formazione accademica, capace di immedesimarsi totalmente nel prodotto delle sue mani, sia dipinti che sculture, trascinando lo spettatore in un mondo visionario, fatto di animali feroci, ricordi della Svizzera, vedute della campagna emiliana. La grandezza di Ligabue sta soprattutto nella sua dimensione di autentico primitivo, di artista che dipinge senza formalismi ma solo perché spinto da una necessità interiore come Van Gogh, che non risponde ad alcun preconcetto o ad alcun retaggio derivante da studio o tradizione. Ma le sue opere, i suoi capolavori descrivono la sua vita.
Paolo Montanari
Foto © Arte è Kaos, 24Emilia, Museo Ligabue













