Onu: un bilancio in chiaroscuro di 79 anni di storia

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Oggi si celebra la Giornata delle Nazioni Unite nata il 24 ottobre 1945 e che avrebbe bisogno di nuova linfa per adeguarsi al Mondo contemporaneo

Il 24 ottobre segna l’anniversario dell’entrata in vigore nel 1945 della Carta delle Nazioni Unite. Con la ratifica di questo documento fondativo da parte della maggioranza dei suoi firmatari, compresi i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, nasce ufficialmente l’Onu.

Una celebrazione, però, che ha poche luci e molte ombre. Dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale le Nazioni Unite hanno rappresentato un simbolo di speranza per l’unità globale di tutti i popoli del Pianeta: quello che all’inizio era solo un sogno dei Paesi fondatori si era materializzato in un’organizzazione internazionale progettata per porre fine alla guerra e promuovere la pace, la giustizia e una vita migliore per tutta l’umanità. Ma purtroppo questa promessa non è stata mantenuta e così innumerevoli guerre hanno continuato a creare milioni di morti e distruzione in circa 70 Paesi fino ad arrivare ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, prefigurando scenari che pensavamo ormai relegati per sempre negli archivi della storia del ‘900.

La comunità internazionale, a fronte di questi gravi scenari di guerre, migrazioni e terrorismo e delle altre numerose emergenze planetarie (economico-finanziarie, socio-politiche, ecologiche e della sicurezza) stenta a trovare soluzioni condivise proprio perché è mancata una efficace capacità d’intervento delle Nazioni Unite che hanno dimostrato ancora una volta di non avere gli strumenti giuridici e operativi per gestire le grandi crisi internazionali. La condizione di impotenza dell’Unifil, la forza di interposizione di pace in Libano che opera in base a una risoluzione dell’Onu, è solo l’ultimo esempio di un fallimento annunciato.

La conferenza di San Francisco

Eppure le intenzioni dei rappresentanti di 50 Paesi che si incontrarono a San Francisco in California alla Conferenza internazionale per redigere la Carta delle Nazioni Unite, erano sinceramente ispirate alla creazione di un Mondo finalmente in pace da ricostruire sulle macerie prodotte da una guerra mondiale che aveva causato oltre 60 milioni di morti. I delegati si riunirono tra il 25 aprile e il 26 giugno 1945 lavorando sulle proposte elaborate dalle potenze vincitrici dopo l’accordo di Yalta.

Alla Conferenza furono presi in esame più di cinquemila documenti da parte di 850 delegati, supportati da una struttura amministrativa di 3500 persone. Inoltre c’erano più di 2.500 rappresentanti della stampa, della radio e dei cinegiornali dell’epoca e osservatori di molte società e organizzazioni. Nel complesso, la Conferenza di San Francisco non fu solo una delle più importanti della storia, ma, forse, il più grande raduno internazionale mai svoltosi fino ad allora.

La Carta delle Nazioni Unite, insieme allo Statuto della Corte internazionale di giustizia, che costituisce parte integrante della Carta, fu adottata all’unanimità il 25 giugno 1945 presso la San Francisco Opera House, e fu firmata il giorno seguente presso l’auditorium dell’Herbst Theatre del Veterans War Memorial Building. Entrò in vigore il 24 ottobre 1945, in seguito al deposito degli strumenti di ratifica dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza e della maggioranza di tutti gli altri firmatari.

Come si finanziano le Nazioni Unite

Così nel 1945 nasce l’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite alla quale aderiscono pressoché tutti gli Stati indipendenti della Terra: ad oggi sono 193 Paesi che contribuiscono finanziariamente ad ogni attività dell’organizzazione. L’Onu non dispone di altri tipi di entrate. I contributi sono in prevalenza obbligatori: gli Stati membri partecipano in base a quote concordate e il loro ammontare si basa sulle possibilità di pagamento, sul Pil e sul numero di abitanti. Ma trattandosi di una macchina mastodontica i costi per gli Stati che ne fanno parte sono enormi: 60 miliardi circa di dollari all’anno, tre tipi di bilanci diversi, 15 agenzie specializzate da mantenere.

Esistono tre diversi budget:

  • il bilancio ordinario, che finanzia le attività principali svolte nella sede centrale di New York e negli altri uffici sparsi per il Mondo;
  • il bilancio dei tribunali internazionali;
  • il bilancio per le operazioni di pace, che serve per sostenere operazioni di interposizione, di peace-keeping effettuate in “punti caldi”. È anche del budget più corposo. L’ultimo approvato ammonta a oltre 6 miliardi di dollari: i maggiori contribuenti finanziari per le missioni di mantenimento della pace sono Stati Uniti (27,89%), Cina (15,21%), Giappone (8,56%), Germania (6,09%), Regno Unito (5,78%), Francia (5,61%), Italia (3,30%) e Federazione russa (3,04%).

Servono grande concretezza ed efficacia

Si tratta di un “sistema” molto articolato, complesso e costoso che dovrebbe perciò essere rivisto e reso più razionale e funzionale. L’atteggiamento degli stessi Stati membri nei confronti delle Nazioni Unite è spesso ambivalente, da una parte si vorrebbero veder risolti Onui problemi e le difficoltà mondiali e dall’altra non si mette in condizione l’Organizzazione di operare di conseguenza. L’Onu attuale è una via di mezzo tra unForo internazionale” dove si discutono insieme gli obiettivi dell’umanità e un organismo di coordinamento per la loro realizzazione privo però di adeguati poteri e, per di più, con cinque Paesi, membri permanenti del consiglio di sicurezza, con diritto di veto, il che rappresenta una assurda limitazione alla giustizia e alla democrazia che deve essere superata quanto prima.

I grandi problemi che assillano i popoli e i cittadini di tutto il Mondo richiedono grande concretezza ed efficacia e non possono essere risolti senza una Onu forte e democratica.

La Global Tobin Tax

Risulta chiaro allora che una autonomia finanziaria delle Nazioni Unite sarebbe per molti versi non solo auspicabile ma necessaria e porrebbe l’organizzazione in condizione di essere indipendente e quindi non condizionabile. Una straordinaria occasione in questo senso viene offerta dalla proposta di tassare a livello internazionale globale tutte le transazioni finanziarie attraverso la “Tobin Tax”, dal nome del Nobel per l’economia James Tobin che la propose nel 1972, prevedendo una imposizione fiscale su tutte le transazioni dei mercati finanziari che avrebbe potuto provocare notevoli entrate a tutti gli Stati oltre a una maggior giustizia sociale.

Ma finora, per mancanza di adeguati organismi sovranazionali – sovrastatali democratici, non è stato possibile metterla in atto. Poiché infatti il capitale per non essere colpito emigra, l’introduzione di questa tassa a livello di singoli Paesi risulterebbe inefficace. Per renderla veramente operativa sarebbe necessario introdurla con un trattato internazionale multilaterale che imponga la riscossione a livello globale (parzialmente condivisa con gli stati nazionali) in favore delle Nazioni Unite. A questo punto si potrebbe chiamare “Global Tobin Tax” e l’Onu potrebbe così godere di quella autonomia e indipendenza indispensabili per la sua democratizzazione garantendo concretamente la sua operatività.

Questa potrebbe essere la strada giusta per ritrovare lo spirito originario dei Fondatori e ridare voce e speranza a quel sogno di pace e di prosperità che 79 anni fa ha animato quel piccolo gruppo di Paesi che si sono riuniti con lo scopo di restituire la dignità a un Mondo lacerato dagli orrori della guerra.

 

Orazio Parisotto

Foto©: United Nations, Archivi del secolo

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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