Presidenza Ue, la palla passa alla Polonia

0
782
Presidenza Ue

Dopo uno dei semestri più discussi per il turno dell’Ungheria, Varsavia avrà anche il compito di riavvicinarsi a Bruxelles

Nella prima metà del 2025, la Polonia deterrà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea assunta a rotazione tra i 27 Paesi membri ogni sei mesi. La Nazione in questione acquisisce il compito di guidare il lavoro del Consiglio e di rappresentare tutti gli Stati dell’Ue nei negoziati con le altre istituzioni dell’Unione europea.

Il programma polacco ha una parola chiave: sicurezza. Un concetto delineato in sette punti principali: sicurezza esterna, interna, delle informazioni, energetica, economica e delle imprese, alimentare e sanitaria. Una delle priorità sarà il consolidamento dei rapporti transatlantici, rafforzando la cooperazione con i Paesi della Nato e quelli extra Ue che possono operare in sintonia con le politiche comunitarie. “Sicurezza, Europa!” è lo slogan adottato dal Governo di Varsavia. Fra i temi in primo piano c’è la risposta alla guerra russa e la sicurezza dei confini, la lotta all’immigrazione e la crescita economica.

«La nostra presidenza sarà molto aperta al dialogo, e il concetto di sicurezza riguarderà anche la società civile e una maggiore resilienza dei cittadini», ha affermato la ministra polacca agli Affari Ue Magdalena SobkowiakCzarnecka, che ha poi annunciato l’istituzione in seno al Governo di «due comitati incaricati di ascoltare regolarmente le Ong e gli imprenditori».

Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, l’Ue ha introdotto un meccanismo di presidenze a trio. Per assicurare un’adeguata continuità politica, il Consiglio segue un programma comune adottato da tre presidenze consecutive. L’Ungheria ha chiuso la “terna” che includeva Spagna e Belgio. Dal 2025 si apre un nuovo ciclo con le presidenze di Polonia, Danimarca e Cipro.

Obiettivi ambiziosi

La presidenza polacca sarà la prima ad avere a che fare con la nuova amministrazione Trump e l’obiettivo è istaurare un buon rapporto con gli Usa. In materia di allargamento dell’Ue, la Polonia dovrà trovare una sintesi tra il suo forte appoggio all’Ucraina, dettato da ragioni strategiche, e i problemi interni che questo comporta, in particolare sul piano economico. Si dovrà inoltre proseguire sulla strada dell’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali, con un ruolo importante della Slovenia il cui commissario, Marta Kaos, è chiamata a guidare proprio il dicastero che si occupa di allargamento. Varsavia si concentrerà anche sulla lotta contro la disinformazione.

Per quanto riguarda il capitolo energia, dovrà essere in grado di far decollare la nuova strategia di crescita, destinata a trasformare l’Europa in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, accelerando la transizione ecologica verso emissioni nette a impatto zero entro il 2050.

Sarà un semestre destinato anche a segnare una normalizzazione dei rapporti tra la Presidenza UeCommissione e la presidenza di turno che fino a ieri era dell’Ungheria e il cui presidente, Viktor Orban, è stato  più volte aspramente criticato per le sue visioni divergenti da quelle del resto dell’Unione europea, sotto accusa in particolare il suo incontro a Mosca con il suo omologo russo Vladimir Putin, in quella che aveva definito una missione di pace.

Budapest

Iniziata lo scorso luglio la presidenza ungherese è stata lanciata con lo slogan “Make Europe Great Again” (Rendiamo l’Europa di nuovo grande), un chiaro riferimento al ben più famoso “Make America Great Again” del presidente eletto Usa Donald Trump.

Subito Viktor Orbán ha cominciato quella che ha definito la sua “missione di pace“. Infatti in pochi giorni ha visitato i leader mondiali – compresi i presidenti di Russia e Cina, i principali nemici dell’Ue – anche se, ha affermato, «non come leader del Paese che detiene la presidenza dell’Ue, ma semplicemente come capo di Governo ungherese». Vladimir Putin è stato fortemente escluso dall’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 e il premier ungherese è stato il primo leader dell’Ue a incontrarlo dopo questa data. Le visite hanno suscitato ampie critiche e il Parlamento europeo ha condannato duramente l’incontro in una risoluzione. Strasburgo ha definito la visita una “palese violazione dei trattati e della politica estera comune dell’Ue” e ha chiesto ripercussioni contro il leader ungherese.

Orbán messo sotto accusa anche per aver incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, ancora una volta, durante la presidenza di turno. Molti Paesi del blocco hanno iniziato a prendere le distanze dall’Ungheria, boicottando i vertici dell’Ue organizzati da Budapest. Molti leader ritengono che le politiche e le opinioni del presidente non rappresentino il resto dei membri, né ne promuovono gli interessi o gli obiettivi comuni.

Tensioni sempre più forti

Le continue critiche di Orbán al resto dell’Unione europea, sia nelle apparizioni sui media che nei discorsi, non hanno aiutato la sua immagine già in difficoltà. In un’intervista ha criticato l’Unione europea per il suo sostegno all’Ucraina, affermando che Kiev non può vincere sul campo di battaglia e che la pace deve essere garantita attraverso concessioni e diplomazia. Ha poi affermato che Budapest stava cercando di garantire lo stop alle ostilità e ha accusato i leader dell’Ue di volere la guerra. «Chi pensa che quello che stiamo facendo come Ue sia giusto può continuare a sostenere gli ucraini. Ma per coloro che non sono d’accordo, come l’Ungheria, non lo faremo. Questo dovrebbe spettare ai Governi nazionali», ha dichiarato Orbán.

In un’altra intervista ha anche accusato l’Ue di aver installato unGoverno fantoccio” a Varsavia con Donald Tusk per far prevalere i propri interessi su quelli del popolo polacco. Gli scontri con Bruxelles in questi 6 mesi sono avvenuti anche per la questione dei miliardi di aiuti finanziari all’Ungheria trattenuti per le sue presunte violazioni dello Stato di diritto e degli standard democratici.

Il caso

Lo scorso settembre, il semestre ungherese è stato segnato anche dal “boicotaggiodell’Ecofin, il tradizionale appuntamento che riunisce i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali. Dopo la visita a Putin a poche ore dall’avvio della guida a rotazione dell’Unione, la presidente Ursula von der Leyen ha autorizzato i commissari a disertare le riunioni informali organizzate da Budapest. L’Italia, insieme ad altri sette Paesi (Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Malta, Slovacchia e Slovenia) ha preso parte alla riunione ministeriale ma il caso ha inasprito le tensioni tra l’Ungheria e il resto dell’Unione. Assenze si sono registrate anche in occasione di diverse altre riunioni convocate a livello di Consiglio.

 

Ginevra Larosa

Foto © China Radio International, Wikipedia, ISPI, European Parliament

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui