Il caso dell’influencer ravviva le frizioni fra Francia e Algeria

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Francia Algeria

L’espulsione dell’algerino Boualem Naman, noto sui social come “Doualem”, ha intensificato le già tese dinamiche diplomatiche tra i due Paesi

I recenti sviluppi nelle relazioni tra la Francia e l’Algeria hanno sollevato preoccupazioni internazionali. Il caso dell’influencer espulso, noto sui social come “Doualem“, ha dato seguito a una serie di dichiarazioni politiche e misure di ritorsione, alimentando una crisi che riguarda anche altre questioni bilaterali, come il conflitto sul Sahara Occidentale e l’arresto dell’autore Boualem Sansal.

La questione del Sahara Occidentale

La Francia ha, infatti, di recente ufficialmente riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, aggiornando la mappa ufficiale per includere il territorio contestato. L’ex colonia spagnola, considerata dall’Onu territorio non autonomo, contrappone da mezzo secolo il Marocco agli indipendentisti saharawi del Fronte Polisario, sostenuti dall’Algeria. «Questa posizione non è ostile a nessuno», ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron in risposta alle critiche dal Paese.

La decisione, annunciata dal leader francese durante una visita in Marocco, avvenuta il 29 novembre 2024,  ha rafforzato i legami bilaterali con Rabat, allineando Parigi alla posizione già espressa daWashington. La visita del presidente francese ha portato, inoltre, alla firma di accordi economici con il Marocco per oltre 10 miliardi di euro, inclusi progetti su energie rinnovabili e infrastrutture, e ha annunciato iniziative culturali nella Regione. Evento questo, che ha segnato una svolta nelle relazioni franco-marocchine e una maggiore cooperazione futura.

L’arresto dello scrittore Boualem Sansal

Critico del potere algerino, Boualem Sansal, 75 anni, è incarcerato dalla metà di novembre con l’accusa di attentato alla sicurezza della Repubblica popolare democratica di Algeria e si trova in un’unità di cura dalla metà di dicembre. Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha menzionato per la prima volta il suo arresto il 29 dicembre, definendolo un “impostore” inviato dalla Francia. L’autore di “2084: la fine del Mondo”, naturalizzato francese nel 2024, è perseguito in base all’articolo 87 bis del Codice penale algerino, che considera “atto terroristico o sovversivo qualsiasi azione volta a minacciare la sicurezza dello Stato, l’integrità del territorio, la stabilità e il normale funzionamento delle istituzioni”.

L’arresto e l’espulsione di “Doualem”, l’influencer

Boualem Naman, 59enne residente in Francia, è stato arrestato martedì 9 gennaio a Montpellier dopo aver pubblicato un video su TikTok in cui incitava alla violenza, con riferimenti a temi sensibili in Algeria. Il video, che ha accumulato un ampio seguito sui social media, ha attirato l’attenzione delle autorità francesi, che hanno deciso di espellerlo in Algeria, nonostante il suo status di residente in Francia. Tuttavia, una volta arrivato all’aeroporto di Algeri, le autorità hanno respinto il suo ingresso, rifiutandosi di accoglierlo nel Paese.

Questo rifiuto ha provocato il ritorno immediato di Naman in Francia, dove è stato posto in detenzione amministrativa. Il giudice delle libertà e della detenzione ha convalidato il suo arresto per un ulteriore periodo di 26 giorni, sollevando le preoccupazioni del suo legale, che ha contestato la validità dell’intera operazione, sostenendo che l’espulsione fosse già fallita una volta e che l’ulteriore trattenimento non avesse motivo di sussistere.

Le reazioni politiche

La situazione ha avuto un’eco significativa a livello politico. Il ministro dell’Interno francese, Bruno Retailleau, ha definito la reazione algerina come un tentativo di «umiliare la Francia». Ha accusato l’Algeria di non rispettare Parigi e ha sottolineato che le tensioni tra i due Paesi hanno raggiunto «un livello estremamente preoccupante». In risposta, il ministro della Giustizia francese, Gérald Darmanin, ha suggerito che la Francia dovrebbe rivedere l’accordo del 2013 che consente ai diplomatici algerini di entrare senza visto, come forma di “ritorsione” contro le autorità algerine.

L’idea di abolire l’accordo di facilitazione dei visti per la nomenclatura algerina è stata accolta con favore da molti esponenti politici francesi, che vedono questo passo come una risposta decisa alle manovre diplomatiche di Algeri. Darmanin ha anche precisato che tale misura non riguarderebbe le persone con legami familiari o culturali con la Francia, ma si concentrerebbe esclusivamente su coloro che occupano posizioni di potere.

Le dichiarazioni del Governo algerino

D’altro canto, il Governo algerino ha definito l’espulsione di Naman come “arbitraria e abusiva”, rigettando le accuse francesi e ribadendo che ogni decisione riguardante i propri cittadini è una prerogativa esclusiva della sovranità nazionale. Le autorità hanno anche rimarcato che, pur rispettando le richieste della Francia, Algeri ha il diritto di prendere decisioni autonome, senza essere soggetta a pressioni esterne.

In un contesto di crescente frizione, il caso di Boualem Sansal, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il malcontento tra i due Paesi. Il ministro Darmanin ha chiesto la sua liberazione, auspicando che l’Algeria rispetti i diritti umani e permetta a Sansal di tornare in libertà.

Un panorama diplomatico in evoluzione

Questa escalation di tensioni ha messo in evidenza le difficoltà nelle relazioni diplomatiche tra la Francia e l’Algeria, che sono storicamente segnate da un passato coloniale complicato e da divergenze su temi geopolitici sensibili. Se da un lato Parigi ha manifestato l’intenzione di adottare misure punitive nei confronti dei funzionari algerini, dall’altro Algeri continua a difendere la propria sovranità e a rifiutare ogni ingerenza esterna nelle sue decisioni politiche. In questo scenario, l’interscambio diplomatico per trovare un’intesa è particolarmente arduo.

 

Rossella Vezzosi

Foto © DW, Franceinfo, l’Express, France24

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