Codice della strada – guida e sostanze stupefacenti

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Codice della strada

Basta un semplice test antidroga con esito positivo per accusare un automobilista? O deve esserci una prova concreta?

Il 14 dicembre 2024 è entrata in vigore la c.d. riforma Salvini del codice della strada, che ha reso più severe le regole sulla guida e sull’uso di sostanze stupefacenti, come la cannabis o la cocaina.

La principale modifica riguarda l’art. 187, ora intitolato “Guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti” che ha preso il posto di “Guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti”. In precedenza, il codice della strada puniva con una multa tra 1.500,00 e 6mila euro e l’arresto da sei mesi a un anno chi guidava in stato di alterazione psicofisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope. Ora, invece, le stesse pene si applicano a chiunque guidi dopo aver assunto queste sostanze, indipendentemente dall’alterazione delle capacità di guida.

In buona sostanza, la riforma ha introdotto una regola che prevede l’incriminazione penale per chiunque risulti positivo a un test antidroga, senza che sia necessario dimostrare un’effettiva alterazione delle capacità di guida. Detta regola preoccupa sia coloro che fanno uso di droghe per motivi terapeutici, sia coloro che hanno assunto sostanze molto tempo prima del controllo, sul logico assunto per cui in tali casi alla positività al test non necessariamente corrisponde una condizione di incapacità alla guida.

Il prelievo ematico è più efficace

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha tuttavia messo in discussione proprio l’aspetto poc’anzi visto della riforma inerente al reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti previsto dall’art. 187 del codice della strada. Con la sentenza n. 2020 del 17.1.2025, IV Sez. Penale, ha rigettato il ricorso di una persona che, condannata per il reato previsto dall’articolo 187 del codice della strada aggravato dall’incidente verificatosi col tentativo di fuga, sosteneva che l’uso di cocaina andava collocato in un momento pregresso e risalente rispetto a quello dell’alt della polizia stradale.

Nella suddetta sentenza la Corte ha anzitutto stabilito che l’esame del sangue è il test più attendibile per determinare la presenza di droghe assunte di recente, osservando che mentre gli accertamenti sulle urine hanno un’affidabilità limitata (perché rilevano tracce di sostanze stupefacenti che restano depositate anche per un periodo di tempo prolungato), quelli ematici sono, invece, di gran lunga più sicuri poiché rilevano la presenza di sostanze che, al momento dell’accertamento, per il solo fatto di essere in circolazione nel sangue, sono suscettibili di provocare l’alterazione richiesto dalla norma incriminatrice.

Pertanto, l’esame del sangue fornisce una prova diretta della presenza di droga nel sangue al momento del controllo, consentendo di stabilire se l’alterazione psicofisica del conducente sia effettiva e immediata.

Un test non è sufficiente

L’alterazione che fa scattare il reato per il conducente va comunque dimostrata non solo con i prelievi di campioni biologici ma anche con l’esame percettivo e visivo svolto nell’immediatezza dalle stesse forze dell’ordine che operano il controllo stradale.

Nel caso in esame l’assunzione di cocaina da parte del ricorrente ha infatti trovato conferma in ulteriori elementi indiziari, fra loro convergenti, che comprovano Codice della stradal’alterazione da sostanze droganti assunte in epoca ravvicinata rispetto al momento in cui lo stesso ricorrente si è posto alla guida (peraltro durante le ore notturne). Il ricorrente, infatti, non si era fermato all’alt intimatogli dalla polizia stradale, dandosi alla fuga e per giunta provocando un incidente, oltre a porre in essere nei confronti degli agenti intervenuti una condotta violenta per la quale era tratto in arresto.

La decisione della Cassazione, pur se riferita a fatti precedenti alla riforma Salvini, ne ribalta pertanto alcune delle modifiche introdotte, ponendo l’attenzione sulla necessità di un controllo accurato e completo. Non basta dunque un semplice test antidroga con esito positivo per accusare un automobilista, ma deve esserci una prova concreta che dimostri l’effettiva alterazione che determina l’incapacità alla guida, approccio questo che garantisce il sanzionamento e la punizione solo dei comportamenti realmente pericolosi.

 

Andrea Battaglia

Foto © YouTube, Blocco auto, Il Resto del Carlino

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