Nel Paese si sta anche verificando una sorta di “sfratto” dei russi dal porto commerciale di Tartus
La designazione a presidente della Siria di Ahmed al Sharaa, il capo dei rivoltosi che a dicembre hanno rovesciato il regime dittatoriale di Bashar al Assad, arriva a conferma conferma di fatti già consolidati. Infatti già da due mesi il leader incontra i diplomatici internazionali e prende le decisioni più importanti per il Paese. L’ufficializzazione del suo incarico porta maggiore chiarezza all’interno della struttura politica, ma non sui tempi e sui modi della transizione verso un nuovo Governo, di cui si sa ancora molto poco.
In questi mesi al Sharaa aveva promesso un processo di transizione politica inclusivo, che avrebbe dovuto prevedere una conferenza di dialogo nazionale, un Governo rappresentativo di tutto il Paese e infine elezioni libere. Al momento però non si conoscono le tempistiche di nessuno di questi passaggi.
La nomina decisa durante una riunione chiamata “Conferenza per l’annuncio della vittoria della rivoluzione siriana”, a cui hanno partecipato i membri del Governo ad interim del
Paese e che non era stata annunciata in anticipo. Non sono noti i criteri di scelta. Inoltre durante la conferenza è stata annullata la Costituzione assadista, dissolto il Parlamento nominato durante il regime, disgregato l’esercito di Assad e disfatte tutte le agenzie di sicurezza del vecchio regime. Anche il Partito Socialista Arabo Baath, lo storico partito della famiglia Assad, ha subito una disgregazione e soprattutto ne è vietata la riorganizzazione.
Nessuna certezza
Formalmente al Sharaa ha la nomina di presidente ad interim, quindi dovrebbe restare in carica finché in Siria non si terranno nuove elezioni. Ma, al momento, non c’è una data per il voto. Al Sharaa nelle scorse settimane aveva affermato che prima di indire elezioni sarà necessario fare un censimento completo del Paese, una procedura che potrebbe richiedere fino a quattro anni, durante i quali lui rimarrà presidente. Inoltre gli è affidato l’incarico di nominare un Consiglio legislativo temporaneo che assumerà i poteri del Parlamento finché non sarà scritta una nuova Costituzione che delinei l’assetto istituzionale della Siria. Anche in questo caso, però, non si sa se e quando sarà indetta un’assemblea costituente.
Questa incertezza riguarda anche il Governo, che al momento è formato quasi esclusivamente da membri di Hayat Tahrir al Sham (HTS), il gruppo di rivoltosi guidato da al Sharaa che, prima di conquistare la Siria a dicembre, governava nella provincia di Idlib.
Nel frattempo la Siria sta affrontando una crisi economica eccezionale e uno degli obiettivi principali di al Sharaa è ottenere che l’Occidente rimuova le sanzioni
economiche che aveva imposto contro il regime di Assad, che rendono quasi impossibili gli investimenti esteri e i commerci internazionali. A gennaio l’amministrazione americana di Joe Biden ne aveva sospese alcune, comprese quelle sugli aiuti internazionali e sulla vendita dell’energia, e per ora la nuova amministrazione di Donald Trump ha mantenuto le decisioni del predecessore. Questa settimana anche l’Unione europea ha avviato un percorso per sospendere gradualmente le sue sanzioni, a partire da quelle al settore bancario, all’energia e ai trasporti.
Rapporti tesi
La Siria sta intensificando le sanzioni economiche contro i Paesi che hanno sostenuto il regime di Assad, ponendo nuove barriere al commercio, nonostante le assicurazioni di un approccio diverso da parte del nuovo leader al-Jolani. L’Autorità Portuale ha vietato l’ingresso di merci originarie da Iran, Russia e Israele, estendendo i precedenti divieti di ingresso per i cittadini iraniani e israeliani e sono state imposte restrizioni anche alle compagnie aeree.
Il porto sotto i riflettori
La nuova autorità siriana ha annullato un contratto con una società russa per la gestione del porto mediterraneo di Tartus firmato sotto l’ex presidente Bashar al-Assad, secondo tre uomini d’affari siriani e resoconti dei media.
Il quotidiano siriano Al–Watan ha citato il capo della dogana di Tartus, Riad Joudy, che ha affermato che il contratto di investimento è stato annullato dopo che la società russa
STG Stroytransgaz non ha rispettato i termini dell’accordo del 2019, che includeva investimenti in infrastrutture. Si tratta di una grande società di costruzioni la cui missione era quella di investire e sviluppare il porto commerciale, il secondo più grande della Siria dopo Latakia. Il contratto è separato dalla base navale russa di Tartus, costruita dall’Unione Sovietica negli anni ’70 e fa parte di un accordo militare decennale tra Mosca e Damasco sull’uso del porto.
La Russia e la nuova autorità di Governo della Siria hanno dichiarato che sono in trattative sul futuro della presenza militare russa nel Paese. Un contratto firmato nel gennaio del 2017. «Tutti i proventi delle operazioni del porto saranno d’ora in poi diretti a Damasco», ha dichiarato Joudi. In attesa di capire meglio i contorni dell’accaduto, ricordiamo che è l’unico sbocco del Cremlino in “acque calde”; l’accordo sottoscritto fra Mosca e Damasco 8 anni fa, ne estendeva la concessione all’uso alle forze russe per 49 anni e per 11 navi da guerra.
Impatto economico
In base al patto stipulato, la Stroytransgaz aveva assunto la gestione dell’infrastruttura civile del porto di Tartus, che i siriani non utilizzavano attivamente a causa degli elevati costi di gestione. La società si era impegnata a investire circa 479 milioni di euro per lo sviluppo. Tuttavia, con l’annullamento del contratto, i diritti di utilizzo dell’infrastruttura sono ridotti del 60%, secondo quanto dichiarato da Joudi.
Fonti siriane hanno evidenziato che Mosca tratteneva il 65% dei ricavi derivanti dalle operazioni portuali, che erano sotto il controllo di un consiglio di amministrazione composto da cinque membri, di cui tre nominati dalla Russia.
Le autorità di Damasco hanno dichiarato che, a seguito dell’annullamento del contratto, le entrate del porto torneranno a beneficio diretto dello Stato siriano. Inoltre, la nuova leadership potrebbe avviare un’indagine sull’impatto economico che il trattato con la Russia ha avuto sul Paese.
Effetto a catena
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, citando il sito di notizie Shaam, le autorità locali hanno richiesto il ritiro immediato delle forze russe dalla base militare. Tale decisione riflette un cambiamento significativo nella politica locale, con l’intento di ristabilire la sovranità siriana sulle infrastrutture strategiche.
Il Cremlino ha inoltre l’uso della base aerea di Hmeimim, regolato da un accordo
sottoscritto nel 2016. Dopo la caduta di Assad, il vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, aveva reso noto i contatti con le nuove autorità al potere a Damasco e l’auspicio a definire un nuovo accordo per il mantenimento della presenza militare. La perdita del controllo sul porto di Tartus rappresenta un colpo significativo per la Marina russa, che rischia di perdere una posizione strategica cruciale nel Mediterraneo, riducendo la sua capacità di proiezione militare e di influenza nella Regione.
George Labrinopoulos
Foto © Enab Baladi, Al Jazeera, INSS, Asia Times, Wikipedia













