Von der Leyen accelera sul riarmo: il Pe messo da parte

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Ursula ha deciso di bypassare il Parlamento europeo per spingere rapidamente l’Europa verso un massiccio riarmo

Ursula von der Leyen ha deciso di bypassare il Parlamento europeo per spingere rapidamente l’Europa verso un massiccio riarmo. La presidente della Commissione ha scelto un approccio diretto, puntando a un accordo solo con i capi di Stato e di Governo dell’Ue, evitando il passaggio parlamentare che potrebbe rallentare il processo.

L’obiettivo è chiaro: far entrare in vigore il prima possibile la sua proposta da 800 miliardi per rafforzare la Difesa europea, senza lasciare spazio a lunghe discussioni o veti istituzionali. L’urgenza sembra giustificare questa forzatura, ma la scelta solleva interrogativi: a che prezzo per il processo democratico europeo?

Normalmente, piani di questa portata richiedono l’approvazione del Parlamento europeo, ma von der Leyen sembra determinata ad andare avanti comunque. La priorità ora è garantire che gli investimenti nella Difesa diventino operativi il prima possibile, anche se questo significa mettere in secondo piano il ruolo dell’assemblea eletta dai cittadini europei.

ReArm Europe

Questa accelerazione riflette le tensioni geopolitiche crescenti e la pressione su Bruxelles affinché l’Europa rafforzi rapidamente il suo comparto militare. Tuttavia, la strategia di von der Leyen apre un dibattito più ampio: è giustificato sacrificare il normale iter democratico in nome della sicurezza?

von der LeyenUrsula von der Leyen ha presentato ReArm Europe, un piano in cinque punti per rafforzare le capacità militari degli Stati membri dell’Ue. La strategia prevede misure straordinarie per incentivare gli investimenti nel settore della Difesa, con un budget complessivo di 800 miliardi di euro.

Uno dei punti chiave del piano è la sospensione di alcune regole del Patto di stabilità, permettendo agli Stati membri di aumentare la spesa per la Difesa senza incorrere in vincoli di bilancio. Secondo la presidente della Commissione, se i Governi europei aumentassero il loro budget militare dell’1,5% del Pil in media, si creerebbe uno spazio fiscale di circa 650 miliardi di euro nei prossimi quattro anni.

Risposta alla crescente instabilità geopolitica

In aggiunta, l’Unione europea metterà a disposizione 150 miliardi di euro in prestiti per sostenere gli investimenti nazionali nella Difesa. L’obiettivo è chiaro: accelerare il riarmo europeo e rendere il continente meno dipendente dagli aiuti esterni.

Von der Leyen ha sottolineato che questo piano rappresenta una risposta alla crescente instabilità geopolitica, e che è fondamentale agire con rapidità per garantire la sicurezza dell’Europa nel lungo periodo.

Macron nuovo Napoleone per i russi

Intanto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si è scagliato contro Emmanuel Macron, reo di aver “minacciato la Russia” nel suo discorso al popolo francese. Secondo lui, l’Eliseo è paragonabile a Napoleone Bonaparte e Adolf Hitler: «Apparentemente vuole la stessa cosa, ma dice che è necessario combattere la Russia affinché non sconfigga la Francia. La Russia» – le sue parole riportate dalla Tass – «rappresenta un pericolo per la Francia e l’Europa».

Il Cremlino ha poi fatto sapere che considera la presenza delle truppe europee in Ucraina come la presenza delle truppe Nato. «Considereremo la presenza di queste truppe europee sul territorio ucraino allo stesso modo in cui abbiamo valutato la potenziale presenza della Nato», ha esclamato Lavrov.

Ungheria unica contraria al piano

Il premier ungherese Viktor Orban è stato l’unico a opporsi contro il piano di riarmo illustrato dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e al termine del vertice ha usato parole dure: «Ci siamo trovati di fronte a una scelta chiara: guerra o pace. Tutti gli altri 26 leader dell’Ue hanno sostenuto la continuazione dell’azione militare, mentre l’Ungheria si è schierata da sola a favore della pace».

Secondo il leader dei Patrioti, l’Europa dovrebbe sostenere pienamente i negoziati di pace di Donald Trump con la Russia, sottolineando poi come l’Ue non possa sostenere i costi della sopravvivenza e degli sforzi militari dell’Ucraina, soprattutto perché gli aiuti finanziari degli Stati Uniti non sono più garantiti. «Le somme che vogliono inviare all’Ucraina, sommate ai costi dell’adesione all’Ue, sono più di quanto l’economia europea possa gestire».

Le parole di Orban

«Dicono che l’Ungheria è isolata, ma in realtà è l’Ue che si è isolata, tagliata fuori dagli Usa, dalla Cina attraverso le guerre commerciali e dalla Russia a causa delle sanzioni», prosegue nella sua invettiva Orban. «L’Ungheria non è affatto isolata. Se a due passi da noi c’è un baratro, chi ci supera potrebbe non aver fatto la scelta più intelligente».

Quindi, tornando sulla “coalizione dei volenterosi” a sostegno di Kiev che dovrebbe venire finanziata da Bruxelles, il premier ungherese ha concluso: «Al momento, abbiamo appena ricevuto informazioni su una somma di denaro enorme, che è impossibile reperire data la situazione attuale dell’economia europea. Sarei molto cauto, perché semplicemente non siamo in grado di finanziare tutto ciò».

Meloni cerca una soluzione di mezzo

Intanto la strategia di guerra della sinistra e del resto dell’opposizione nostrana è attaccare la premier, Giorgia Meloni, perché cerca una mediazione, attraverso Unione europea e Nato, tra Usa e Ucraina, anziché andare in Parlamento e mettersi a insultare il presidente americano, come le chiedono Pd e compagni. Seconda mossa, andare tutti in piazza il 15 marzo per l’Europa, provando a tirare dentro Forza Italia, che però ha già risposto picche.

Pronti via, il campo largo è già diviso irrimediabilmente. La scelta non è più, come chiedeva Schlein a Meloni, tra Usa e Ue, perché entrambe sono impegnate insieme per trovare una soluzione alla guerra e salvare Zelenski anche da se stesso. La scelta è tra Usa, Europa, più armi e pace contro rottura del fronte diplomatico occidentale, guerra, Putin, Unione disarmata e massacro ucraino.

Da che parte stanno, Elly e compagni?

Elly Schlein intanto ha espresso un netto dissenso sul piano presentato da Ursula von der Leyen: «Già dal titolo, si capisce che si punta esclusivamente sul riarmo, senza delineare una chiara strategia politica per una vera Difesa comune europea». Secondo la leader del PD, il progetto si limita a fornire strumenti per agevolare la spesa nazionale, ma senza vincolarla a programmi congiunti né garantire l’interoperabilità tra i vari sistemi militari.

La sua bocciatura è netta: «Manca una visione d’insieme, un coordinamento europeo efficace. Così non si costruisce una vera Difesa comune». Con questa presa di posizione, Schlein ha respinto l’iniziativa di Bruxelles, segnando una distanza netta rispetto all’approccio adottato dalla Commissione.

Trump concentrato su Putin

«Stiamo lavorando bene con la Russia, mentre è più difficile dialogare con l’Ucraina», ha scandito il presidente americano. Bordate anche contro l’Europa, che secondo Trump «non sa come mettere fine alla guerra, io penso di sapere come fare», ha rimarcato.

E ancora, secondo il presidente la guerra in Ucraina «potrebbe degenerare nella Terza guerra mondiale», ha rilanciato l’allarme. «Ho seguito la situazione in Europa nel corso dell’ultima settimana, e potrebbe degenerare nella Terza guerra mondiale: dobbiamo risolvere la questione», ha concluso Trump.

Vladimir Putin sarebbe disposto a valutare una tregua temporanea in Ucraina, a patto che siano compiuti progressi concreti verso un accordo di pace definitivo. La clamorosa notizia viene rilanciata dall’agenzia Bloomberg, che cita fonti secondo le quali Mosca insiste sulla necessità di stabilire i parametri di un’eventuale missione di peacekeeping, compreso un accordo su quali Paesi vi prenderanno parte.

Su cosa si basa la von der Leyen per chiedere il riarmo dell’Europa

L’articolo 122 del Trattato dell’Unione europea stabilisce il diritto di accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo. Inoltre, l’articolo prevede che il Consiglio possa adottare misure adeguate alla situazione economica, in particolare in caso di gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, come nel settore dell’energia. L’articolo 42.7 del TUE stabilisce il principio della mutua difesa tra Stati membri, sottolineando che, in caso di aggressione armata, gli altri membri sono tenuti a prestare aiuto.

A seguito degli attacchi terroristici di novembre a Parigi, la Francia ha chiesto il sostegno degli altri Paesi dell’Ue utilizzando la clausola di “aiuto e assistenza” che non si era mai usata prima. In una risoluzione adottata il 21 gennaio, i deputati hanno ricordato che questa cooperazione servirà a rafforzare la sicurezza e la difesa nell’Unione europea, richiedendo anche un ruolo più importante per le istituzioni europee.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già annunciato il ricorso all’art. 122 per il nuovo strumento di prestito comune da 150 miliardi di euro nell’ambito del piano ReArm Europe. L’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 42.7 del Trattato dell’Ue rappresentano il quadro legale per affrontare i tempi più difficili per l’Ue.

Permette una procedura accelerata

Serve solo la maggioranza qualificata al Consiglio senza un voto al Parlamento europeo. L’articolo 42.7 ricorda l’articolo 5 della Nato ma definisce la mutua difesa tra gli Stati membri dell’Ue. “Fatta salva ogni altra procedura prevista dai trattati, il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell’energia”. Questo è il primo comma dell’articolo 122.

Il 2° recita così: “Qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio, su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria dell’Unione allo Stato membro interessato. Il presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito alla decisione presa”. La clausola è stata introdotta nel 2009 ai sensi dell’articolo 42 (7), del trattato dell’Unione europea (TUE). Essa stabilisce che i Paesi dell’Ue sono obbligati ad assistere uno Stato membro “vittima di un’aggressione armata sul suo territorio”. Tale sostegno dovrebbe inserirsi coerentemente con le possibili azioni della Nato.

L’escamotage

Non è definita nessuna procedura formale e l’articolo non prevede espressamente un’assistenza di natura militare. In questo modo, anche Paesi come l’Austria, la Finlandia, l’Irlanda e la Svezia, che mantengono una politica di neutralità, possono collaborare.

La richiesta di assistenza è stata presentata il 17 novembre 2015. Nei giorni a seguire, la Francia ha tenuto dei colloqui bilaterali con gli Stati membri. Alcuni Paesi hanno espresso la volontà di unirsi alle operazioni contro i terroristi in Siria e in Iraq, altri sono pronti ad aumentare la loro presenza su altre missioni internazionali, e quindi consentire alle truppe francesi di spostarsi dove necessario.

Il ruolo dell’Unione europea

Il tipo di assistenza è stabilito tra gli Stati a livello bilaterale, quindi il ruolo dell’Ue è limitato. Tuttavia, l’Ue può contribuire a facilitare e coordinare il processo. La Commissione europea aveva già fatto ricorso al primo comma del 122 per l’introduzione delle misure di emergenza (tra cui il price cap e la tassazione degli extra profitti) per rispondere all’emergenza energetica dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il secondo comma è stato invece la base per introdurre lo Sure (un prestito comune per permettere agli Stati di pagare la cassa integrazione durante il Covid) e il Mesf, il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, per rispondere alla crisi del debito sovrano nel 2010.

Gli altri casi

Negli anni l’art. 122 è servito anche come risposta a grandi inondazioni in Germania nel 2010, dell’esplosione di una centrale elettrica a Cipro nel 2011 e di atti terroristici della Spagna nel 2004. L’articolo 42.7 del Trattato dell’Ue definisce la mutua difesa: “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa”.

In una risoluzione del novembre 2012, i deputati hanno invitato l’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue a proporre le linee guida per quanto riguarda la clausola di difesa reciproca. I deputati hanno adottato una risoluzione il 21 gennaio, ricordando che l’attivazione della clausola è “un’opportunità per stabilire un’Unione della Difesa europea forte e sostenibile”.

 

George Labrinopoulos

Foto © Ore12, Commissione europea, Parlamento europeo, AgenSIR

Video © Eurocomunicazione

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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