La Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo vicino a Parma ospita la mostra dedicata ai fiori nell’arte di casa nostra dal secolo scorso fino all’epoca contemporanea
Con Flora. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento a oggi la Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo (Parma) omaggia la primavera con una mostra dedicata al mondo floreale. Un percorso costellato di nomi illustri come Segantini, Balla, de Pisis, Boccioni, Wildt, Depero, Boldini, Casorati fino a tempi più vicini a noi con Alik Cavaliere, Piero Gilardi, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Fausto Melotti, per citarne solo alcuni. L’opera più recente, creata dall’artista georgiana Sophie Ko, è stata terminata proprio nel 2025, poco prima dell’inaugurazione della mostra. Ad aprire e chiudere l’esposizione due opere dell’artista genovese Giulio Paolini. La prima, che ritrae Flora che sparge i fiori, ha ispirato il titolo di questo viaggio nell’arte che il visitatore è chiamato a compiere.
La scenografia floreale di Depero
Nella prima sala del percorso espositivo, si fa notare un’imponente scenografia ideata da Fortunato Depero nel 1916 per il balletto ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen L’usignolo dell’imperatore. Un tripudio di fiori di cartapesta colorati e legno che rappresentano una flora magica e onirica. L’opera è stata ricostruita molti anni dopo, nel 1981, seguendo il progetto originario.
Il balletto non andò mai in scena a Roma ai tempi di Depero. Oggi la scenografia è conservata al Mart di Rovereto, Città in cui visse l’artista. In posa davanti a quest’opera che certamente si fa ricordare, i due curatori della mostra Flora. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento a oggi, Daniela Ferrari e Stefano Roffi (foto in alto a sinistra).
I giardini degli artisti
I fiori hanno attratto gli artisti del Novecento. La prima sezione, che include una coda ottocentesca con le Ortensie di Segantini (1880-1882) e Il mazzolino di fiori (1904) di Pellizza da Volpedo, è una porta aperta sui giardini degli artisti, dove la flora circonda romantiche figure femminili, come nel quadro La signora Ojetti nel roseto (1907) di Oscar Ghiglia (foto a destra). La donna è la moglie del critico d’arte Ugo Ojetti, estimatore del pittore proveniente da una famiglia indigente, tant’è che prima di affermarsi lavorò in fonderia.
L’influsso del simbolismo
Una sezione dedicata agli artisti che subirono l’influsso di matrice simbolica e secessionista, spiccano due grandi pannelli decorativi di Galileo Chini, intitolati La vita e l’amore (1909) e realizzati per una villa. Una vera perla della mostra Flora. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento sono due quadri in questa sezione realizzati da Felice Casorati. Incanta il Vaso con papaveri e margherite (1913) ma colpisce ancor di più Scherzo. Fiordalisi (1914, nella foto a sinistra) in cui i fiori di un blu intenso si stagliano su un inquietante fondo nero. L’unico punto di luce, alla base, ritrae una figura umana che dipinge: è l’autoritratto dell’artista.
La femme fatale di Boldini
Passando per i futuristi e per una sezione dedicata a figure femminili accostate ai fiori, spicca La baronessa di Gunzburg (1900-1905), una femme fatale eterea ed elegante in bianco abito di seta e un bouquet, di Giovanni Boldini. Una delle tante donne di charme ritratte dal pittore nel corso della sua carriera. Uno spazio particolare è poi dedicato la regina dei fiori, la rosa, e ai fiori recisi, bellezze effimere composte in un vaso. I fiori possono essere anche inquieti, incarnando il memento mori, la caducità della vita. Come il Gladiolo fulminato (1930) di Filippo de Pisis.
La sezione contemporanea
Nella sezione Flora contemporanea si notano la scultura in bronzo Un’avventura della natura. Le quattro stagioni (1970) di Alik Cavaliere e Orto botanico 1 (1981, nella foto a sinistra) di Mario Schifano. Chi scrive ha apprezzato molto la tela a olio Orto botanico di Pisa (1977) di Giuseppe Bartolini. Il quadro mostra una natura rigogliosa e fiorita, di grande magnetismo, dove il battistero di Pisa sullo sfondo è avvolto in un’atmosfera lattiginosa.
La collezione, i parco e i pavoni
Visitare la mostra, aperta fino al 29 giugno prossimo, è un’occasione per scoprire la Villa dei Capolavori, sede della Fondazione, che ospita la collezione d’arte di Luigi Magnani, con opere di Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Morandi. Immersa nella campagna parmense, la villa conserva un fascino sontuoso e senza tempo con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero. Il grande parco romantico, esteso 12 ettari, presenta alberi imponenti e antichi, tre dei quali sono inclusi nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia.
Il parco è stato appena riaperto questa primavera dopo una serie di interventi finanziati dal Ministero della Cultura con fondi Pnrr, che hanno previsto importanti ripiantumazioni e il ripristino di un laghetto. Ad accogliere i visitatori del Parco gli immancabili pavoni, una delle attrazioni della Villa dei Capolavori.
Maria Tatsos
Foto © Maria Tatsos, ufficio stampa esseci/Fondazione Magnani Rocca













