Al cinema il 24, 25 e 26 marzo un film evento
I sogni, le aspettative, gli ideali che alimentano la mente dei giovani, il pensiero di un futuro da realizzare, il credere fermamente in un progetto da costruire. Ma la realtà spesso si scontra con le ingiustizie, le prevaricazioni, i furti di idee. Arriva al cinema come evento speciale solo il 24, 25 e 26 marzo Prophecy, il film di Brandon Box diretto da Jacopo Rondinelli e ispirato al celebre manga giapponese scritto e disegnato da Tetsuya Tsutsui.
Presentato in anteprima mondiale alla scorsa edizione di Lucca Comics & Games, Prophecy è tratto dalla storia, pubblicata in Giappone da Shueisha e in Italia da J–Pop, che ha conquistato decine di migliaia di lettori in tutto il Mondo.
Il film è avvincente e giovane, un appuntamento immancabile per gli appassionati di fumetti e manga. Prodotto con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, Prophecy sarà distribuito in esclusiva nei cinema italiani da Nexo Studios (l’elenco delle sale su prophecyilfilm.it e nexostudios.it), in collaborazione con i media partner Radio Deejay, MYmovies, Lucca Comics & Games, Cultura Pop e JPop.

“Quando la giustizia indossa una nuova maschera, un’idea può cambiare il Mondo. E una profezia può rivoluzionario”. Questo il claim del film. Accade davvero così? Il corso degli eventi della storia ci aiuta a scoprirlo. La profezia qui si trasforma in qualcosa di rivoluzionario dove denunce e vendette si fanno largo tra le ombre di una realtà virtuale che è a metà strada tra l’idea di essere carnefice e vittima.
Un comedy action
Il protagonista è Damiano Gavino, affiancato da Federica Sabatini, Ninni Bruschetta, Haroun Fall, Denise Tantucci e Giulio Greco.
Prophecy è un thriller adrenalinico, ma anche una storia di denuncia contrassegnata da una narrazione veloce e intensa che si sviluppa in maniera creativa per un risultato molto interessante. I personaggi interagiscono in maniera rocambolesca, come afferma il regista, e questo crea situazioni che oscillano tra i comico e i momenti di alta tensione incrociando il tema investigativo.
Al centro dell’attenzione ci sono tematiche estremamente attuali, a cominciare dagli effetti amplificatori del web per poi arrivare al mondo dei riders e del food delivery, sullo sfondo di potenzialità della realtà virtuale e del mondo delle start up tecnologiche. Il film attinge al reale in termini di denuncia.

«Da sempre amo sperimentare e cimentarmi in diverse tecniche dal punto di vista registico. Un mix di telecamere classiche, cellulari, droni, che si fondono al servizio di un racconto pop sull’amicizia e sulla rivalsa sociale. Credo che in Italia Prophecy possa essere un prodotto innovativo, pur mantenendo le caratteristiche di film per tutti», ammette Jacopo Rondinelli.
La storia
Prophecy racconta la storia di Paperboy, un misterioso individuo il cui volto nascosto da un foglio di giornale appare in brevi video nel web in cui denuncia ingiustizie e fatti di cronaca preannunciando la punizione dei colpevoli.
Gli spiragli per capire la sua identità sono pochissimi, ma Paperboy riesce piano piano a conquistare seguaci e sostenitori che come lui hanno sete di verità e giustizia.
La musica
La colonna sonora è firmata da Matteo Buzzanca e nasce dall’incontro tra due generi, l’action e la comedy. La musica diventa parte integrante della storia, si identifica con le immagini e con l’evoluzione del racconto.
«Ho voluto evitare soluzioni convenzionali, costruendo un sound ispirato alla musica elettronica, in linea con l’anima del film e il mondo dei giovani hacker protagonisti. Ho cercato un approccio originale, capace di restituire l’energia, l’ironia e la stravaganza della storia con un linguaggio musicale molto dinamico, spesso mescolando generi in modo inaspettato», racconta Buzzanca, compositore romano, allievo di Ennio Morricone e Louis Bacalov.
A tu per tu con il cast
In occasione dell’anteprima romana sono intervenuti gli attori Damiano Gavino, Giulio Greco e Federica Sabatini, il produttore Andrea Sgaravatti e il regista Jacopo Rondinelli.
«Abbiamo girato per quattro settimane ed è un progetto fatto col cuore», spiega Rondinelli.

«Quando si racconta un film si racconta un frame della vita di un personaggio. Entrare in un antagonista può far male, prendi lati oscuri che devi portare alla luce. Ci immedesimiamo nel cattivo perché nella vita non lo siamo ed è un po’ una redenzione, il bello dell’arte è proprio interpretarlo», dice Giulio Greco.
Ma quanto è importante che il cinema affronti tematiche di questo tipo?
«Sono temi attuali perché con la tecnologia consenti a qualcuno che potrebbe non avere i mezzi, di gareggiare con chi ne ha. La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono far competere con chi ha i mezzi», aggiunge Andrea Sgaravatti.
«Sono tutti mezzi meravigliosi che possono tanto fagocitarci quanto aiutarci, possono essere anche mezzi che piegano le masse, facendo passare messaggi sbagliati», evidenzia Rondinelli.
«Penso sia giusto che il cinema racconti realtà che non tutti conoscono. Questo film si sofferma su vari temi. Dopo aver letto la storia mi sono informato su tante cose che non funzionano in Italia», afferma Gavino.
L’evoluzione del progetto
«Siamo partiti dal fumetto che aveva caratteristiche molto particolari e un’anima che si prestava molto a una trasposizione anche nel cinema. Pur essendo un fumetto giapponese ha una storia che può essere raccontata anche da un’altra parte. L’anima del fumetto è questo gruppo di pazzi rivoluzionari che utilizzano il web per fare una vera e propria rivoluzione. Penso che sia un tema molto attuale, trasferibile dal Giappone anche al resto del Mondo. Ovviamente l’abbiamo adattato all’Italia ed è stato divertente perché rispetto al fumetto che è molto cupo con un finale inquietante, noi ci siamo interrogati molto e abbiamo inserito una vena comedy che riesce a sdrammatizzare», racconta Jacopo.
Estetica dei personaggi
«È stata una grande sfida perché correre così tanto e fare un film non è mai facile, ma è un lavoro di squadra», sottolinea Damiano.

«Penso che Manfredi porta veramente una maschera in questo film, è una maschera sociale sostanzialmente, una maschera che tutti portiamo tutti i giorni e non riusciamo a liberarcene, viviamo imprigionati un po’ nel personaggio che interpretiamo dalla mattina alla sera. Manfredi è l’emblema di questo, un’esagerazione totale di questa maschera perché lui professa successo ricchezza come il massimo di quel che uno potrebbe pensare di raggiungere nella vita, ma semplicemente non lo è», confessa Giulio Greco.
Alessandra Caputo













