Tra baby gang, disagio sociale e sfiducia nelle istituzioni, cresce una violenza giovanile che interroga politica, scuola e società intera
“T.H.U.G. L.I.F.E“, “The Hate U (you) Give Little Infants Fucks Everybody”.
Questo acronimo in italiano si traduce come: “l’odio che dai ai bambini fotte tutti quanti”. La frase citata è espressione di ciò che la black society viveva negli anni novanta; fu coniata da uno dei rapper più brillante del tempo: Tupac. Per comprenderne la genialità, è necessario saperne di più riguardo a cosa accadeva nel cosiddetto ghetto. Infatti, il significato etimologico di “thug life” è “vita da criminale”, affermazione che può sembrare in contrasto con l’accezione dell’acronimo, ma in realtà non è. Difatti, in quel periodo i neri afroamericani erano vittime di uno Stato che non si curava né di loro, né del loro benessere e tantomeno del loro futuro; perciò, erano costretti a svolgere della attività criminali pur di sopravvivere e mantenere la proprio famiglia.
Tupac ne parlava in molti dei suoi testi che nascevano per essere una vera e propria denuncia sociale, i più famosi sono “keep your head up”, “changes”, “Brenda’s got a baby” e tanti altri. Ciò che egli voleva evidenziare era l’odio che il Governo e gran parte della società provavano nei confronti di un’altra fetta di cittadini. Odio che poi – naturalmente – si riversava sui bambini che assimilavano ogni cosa arrivasse loro, e che crescendo avrebbero custodito al loro interno.
In che modo “T.H.U.G. L.I.F.E” rispecchia anche la nostra società?
Sebbene tutto questo sia successo ormai più di trent’anni fa, ora stiamo raccogliendo i semi di quell’odio che con tanta cura e incoscienza è stato seminato. Non a caso molti giovani sono affascinati dalla violenza e la praticano ogni volta che gli è possibile.
L’Italia, ad esempio, è invasa dal fenomeno delle babygang, ossia gruppi di ragazzi di età variabile che svolgono attività criminali e che, principalmente, compiono atti di violenza nei confronti di chiunque. L’epicentro di questo fenomeno è sicuramente Milano, dove negli ultimi anni si sono verificate una serie di aggressioni nei parchi, nelle stazioni e in tanti altri luoghi. Ovviamente, questi episodi caratterizzano la realtà di altre grandi città come Napoli dove, però, non sono stati visti come un vero e proprio problema agli occhi dell’opinione pubblica, bensì come un “modo di essere” dei napoletani. Errore gravissimo che, probabilmente, ha portato alla legittimazione inconsapevole di questi comportamenti.
L’intensificazione di queste azioni da parte di una buona fetta della gioventù, ha aperto un vero e proprio dibattito politico, attirando l’attenzione dei media: dai giornalisti ai cittadini indignati che si esprimono a riguardo. Da ciò, però, nasce un problema: il termine babygang, è utilizzato per categorizzare qualunque atto svolto da gruppi di giovani indipendentemente dal fatto che essi possano rientrare in casi di devianza giovanile, criminalità organizzata minorile, gruppi di bulli, bande di rapinatori, o altro.
Ciò è profondamente errato, poiché non sempre si parla di gang che, in quanto tali, dovrebbero avere un fine ben studiato e una sistematicità nel compiere i loro crimini, oltre che una gerarchia. Troppo spesso, al contrario, si tratta di ragazzi che si trovano in gruppo, magari dopo un’uscita, e per “divertimento” o per “noia” aggrediscono chi è più debole.
La sfacciataggine dietro questi episodi
Ci rendiamo conto di quanto questo sia un fenomeno che caratterizza le nuove generazioni da un particolare che non deve passare inosservato: la sfrontatezza di postare e pubblicare i video e le foto delle attività criminali che sono eseguite sui social. A parità di gravità, non era mai successo che l’aggressione, la rapina, l’estorsione, la persecuzione, il tentato o il riuscito omicidio da parte del mafioso o di un qualunque criminale venisse spiattellato in faccia all’opinione pubblica in modo così sfacciato. Un tempo il delinquente era anonimo, prima delle indagini delle autorità, e tale voleva rimanere. Ovviamente, l’etichetta da “malvivente” e “fuorilegge” comportava in primis un ripudio da parte della società e, secondo poi, l‘arresto.
I giovani d’oggi non temono l’autorità e le istituzioni, in realtà non vi credono neanche e cosa può esserci di peggio? Ai loro occhi, tutto è legittimato o da tutto si può scappare. Sicuramente, questa ideologia è alimentata dall’inefficienza e dalla superficialità che spesso sono state protagoniste di molte vicende di cronaca dove lo Stato non solo non ha saputo difendere le vittime, bensì non ha saputo condannare i colpevoli. Questo crea sconforto da parte di chi subisce delle prepotenze e dei reati, e dall’altra spiana la strada a piccole realtà criminali.
Come proteggersi da tutto ciò?
È pressoché impossibile proteggersi da quello che noi abbiamo definito un “fenomeno”.
La chiave di questa regressione delle nuove generazioni, nelle quali si erano poste molte speranze, è proprio il progresso. Molte filosofie si sono accorti di questa cosa e hanno provato a piegarla. Il pensiero più vicino alla condizione che stiamo vivendo ora è quello della scuola di Francoforte, i quali esponenti erano Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, convinti che il progresso tecnologico e scientifico non ha liberato l’essere umano, ma ha creato nuove e più sottili forme di dominio e di barbarie. Se ciò era vero nella prima metà del novecento, quanto lo è oggi?
L’uomo è questo, e i “piccoli” della nostra specie hanno impresso nel Dna tutto ciò che abbiamo sempre cercato di combattere, ma favorito dall’ambiente creato dal potere a livello globale.
Sono state formulate innumerevoli teorie riguardanti la fine del nostro mondo: meteoriti, riscaldamento globale, catastrofi naturali… quando in realtà sarà l’uomo la causa con la sua smania di potere, l’avidità, l’arroganza, la presunzione e la cattiveria. Saremo noi in primis perchè “homo homini lupus” in italiano “l’uomo è lupo per gli altri uomini”; e poi, siccome l’uomo ad oggi è in cima alla catena alimentare di qualunque specie e, spesso, è la causa dell’estinzione di molte di esse.
Non può esserci protezione senza cambiamento; e non può avvenire un cambiamento senza evoluzione, ma affinché quest’ultima possa verificarsi dovremmo prima renderci conto che siamo in completa caduta libera. In quel momento forse, tra migliaia di anni, troveremo l’antidoto a qualsiasi cosa stia accadendo alla società oggi.
Germana Sofia Ramirez Arostica
Foto © AI, Germana Sofia Ramirez Arostica, Reddit













