“I due Papi”: Colangeli e Rigillo al Teatro di Siena

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I due Papi

La regia contemporanea non tradisce il senso introspettivo della rappresentazione teatrale e, anzi, ne esalta il potente messaggio della storia

Al Teatro dei Rinnovati di Siena dal 28 febbraio al 2 marzo e successivamente a Reggio Calabria, per approdare poi il 23 marzo al Teatro Lamporecchio di Pistoia, l’opera “I due Papi” che ha ricevuto il Premio nazionale Franco Enriquez per la migliore regia nel 2023 e il Premio Mulino Fenicio 2022 per la miglior scenografia.

In un momento storico complesso in odore di Giubileo con Papa Francesco ricoverato al Policlinico Gemelli, la rappresentazione teatrale di Antony McCarten con la produzione italiana firmata da Giancarlo Nicoletti, la traduzione di Edoardo Erba e le magistrali interpretazioni di Mariano Rigillo e Giorgio Colangeli accompagnati da Daniela Scarlatti in sostituzione di Anna Teresa Rossini “Cicci” nel ruolo di Suor Brigitta e da Eny Cassia in sostituzione di Ira Fronten nel ruolo di Suor Sofia con le scenografie di Alessandro Chiti, i costumi di Vincenzo Napolitano e Alessandra Menè prodotta da I due della città del sole e altre scene, è uno dei gioielli della stagione teatrale senese diretta da Vincenzo Bocciarelli.

Passato e futuro si fondono

Datata 2017, l’opera, della durata di due ore, divisa da un intervallo di circa 20 minuti, mette in scena un ipotetico incontro fra Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, che si dimetterà l’anno dopo, e il cardinale Bergoglio che verrà eletto Papa con il nome Francesco. Successivamente, nel 2019-2020, Antony McCarten, ne trasse un film per il quale ricevette il premio per la miglior sceneggiatura non originale. Nella versione cinematografica i due Papi erano interpretati da Antony Hopkins nella parte di Benedetto e da Jonathan Price in quella di Francesco. I due attori nel film riescono a dare corpo a uno dei momenti storici di svolta della Chiesa Cattolica, interpretando due uomini che, pur essendo molto diversi fra di loro, affrontano il loro passato per trovare un terreno comune e costruire il futuro di un miliardo di fedeli in tutto il Mondo.

Non da meno sono le interpretazioni di Colangeli e Rigillo che riescono a esprimere i pensieri, le emozioni di due figure complesse e carismatiche come Papa Benedetto e Papa Francesco. La rappresentazione viene mostrata suddivisa in quadri dove l’impianto scenico realizzato da Alessandro Chiti arricchisce i contenuti dell’opera con effetti visivi magici che ci trasportano in luoghi sacri e davanti a meravigliosi dipinti e ci permettono di spaziare fra Castelgandolfo, la Terrazza di San Pietro, i dipinti della Cappella Sistina. Grazie al testo dotato di grande forza emotiva, la commedia esplora l’animo umano con semplicità e profondità, con la capacità di essere accessibile a frivole da tutti.

Interpretazioni magistrali

La regia contemporanea non tradisce il senso introspettivo della rappresentazione teatrale e anzi, con un gusto internazionale, esalta il potente messaggio della storia. Non è mai presente un attimo in cui si abbia la sensazione che i due attori tradiscano le caratteristiche I due Papidei due autentici Papi, anzi, ne esaltano le caratteristiche con pochi elementi. Il colore delle scarpe, il suono di un pianoforte, il modo di esprimersi, tutto concorre a un effetto che allo spettatore sembra l’unico possibile. Nelle interpretazioni c’è soltanto una inversione fisica, il personaggio più magro, Rigillo, interpreta il Papa più in carne, mentre Colangeli, più in carne, interpreta il Papa che nella realtà era il più magro fra i due. Tutto ciò concorre a rendere la visione di questo spettacolo puro piacere mentre va in scena un trattato di filosofia che avvince e convince.

Mariano Rigillo riesce a conferire al personaggio di Papa Francesco quell’accoglienza che lo ha caratterizzato fin dalle sue prime apparizioni, ma non mancano momenti di riflessione e ripensamenti. Colangeli, da parte sua, umanizza Papa Ratzinger appassionandosi alle vicende del cane Poliziotto Commissario Rex, con le spalle incurvate a rappresentare tutta la fatica e il peso del ruolo che, suo malgrado, si trova a ricoprire. Una delle scene più illuminanti è quando Ratzinger confessa di non aver sentito più Dio ma di averlo ritrovato attraverso le parole di Papa Francesco. Un connubio di intelletto e spiritualità che non lascia indifferenti ma che apre a importanti riflessioni sul senso della fede.

 

Paola Dei

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