Intesa in Commissione su obblighi per esercenti, inclusione per utenti fragili e norme contro sanzioni estere non riconosciute
L’euro digitale entra in una fase cruciale del suo percorso legislativo europeo. Dall’accordo raggiunto tra i gruppi politici della Commissione Affari economici del Parlamento europeo emergono elementi chiave che delineano con maggiore precisione il futuro della moneta digitale europea, tra cui la gratuità dei servizi di pagamento di base per i cittadini, nuovi obblighi per gli esercenti e misure dedicate alle categorie più vulnerabili.
Secondo quanto appreso dall’Ansa, il testo dell’intesa introduce una serie di disposizioni che mirano a garantire inclusività, accessibilità e autonomia strategica dell’Unione europea nel settore dei pagamenti digitali.
Servizi gratuiti e tutela dei cittadini
Tra le novità più rilevanti figura la gratuità dei servizi di pagamento di base in euro digitale per tutti i cittadini.
Il principio viene rafforzato dal divieto imposto ai fornitori di servizi di pagamento di adottare pratiche commerciali che possano aggirare questo diritto. Parallelamente, il testo stabilisce l’obbligo per gli esercenti di accettare l’euro digitale come mezzo di pagamento, introducendo al contempo limiti alle commissioni applicabili. Si tratta di una misura volta a favorire la diffusione dello strumento senza gravare eccessivamente sugli operatori economici.
Particolare attenzione è riservata all’accesso universale: sono previste misure specifiche per garantire l’utilizzo dell’euro digitale anche ad anziani, persone con disabilità, cittadini con competenze digitali limitate e soggetti privi di conto bancario.
Il nodo delle sanzioni internazionali
Un altro elemento significativo riguarda il rapporto con le sanzioni internazionali. Nel testo dell’accordo si legge che l’euro digitale potrebbe consentire di bypassare misure restrittive imposte unilateralmente da Paesi terzi, qualora queste non siano riconosciute dall’Unione europea. Il riferimento è in particolare alle sanzioni adottate negli anni passati dagli Usa, che hanno impedito a cittadini europei di accedere a carte di credito o conti bancari. Recentemente, Washington ha esteso tali misure anche a membri della Corte penale internazionale e alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, escludendoli dal sistema dei pagamenti.
Come si legge nel documento, qualsiasi persona soggetta a “misure restrittive da Paesi terzi o organizzazioni internazionali” non riconosciute dall’ordinamento europeo deve essere considerata come priva di conto bancario e, pertanto, avere accesso obbligatorio all’euro digitale. “Queste misure restrittive, in sé, non possono impedire l’accesso” ai servizi di pagamento di base, fermo restando il rispetto delle sanzioni adottate dall’Ue e delle normative in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.
Cos’è l’euro digitale e come funzionerà
L’euro digitale rappresenta il progetto dell’Unione europea per introdurre una forma digitale del contante, emessa dalla Banca centrale europea (Bce) e accessibile a tutti i cittadini dell’area euro. Nelle intenzioni delle istituzioni comunitarie, non sostituirà banconote e monete, ma le integrerà, offrendo un’ulteriore opzione di pagamento. Secondo la Bce, gli importi in euro digitale saranno registrati su un conto aperto presso una banca o un intermediario pubblico. I pagamenti potranno essere effettuati sia online sia offline, tramite smartphone o carta, consentendo operazioni nei negozi fisici, sui siti Internet e tra privati.
L’euro digitale non è una criptovaluta: è garantito da una banca centrale, mantiene un valore nominale stabile e ha corso legale. Non è nemmeno concepito come strumento di investimento, ma esclusivamente come mezzo di pagamento a beneficio dell’economia. Come evidenziato dalla Banca d’Italia, «non ci sono sostanziali differenze tra una banconota in euro e l’euro digitale: sarebbero paragonabili a una foto su cornice digitale e alla sua stampa. Cambierebbe il supporto ma il contenuto rimarrebbe lo stesso.
Autonomia strategica e pagamenti europei
L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui, pur restando il contante il metodo di pagamento più utilizzato, cresce rapidamente l’uso di carte, applicazioni mobili e pagamenti online. In questo scenario, l’euro digitale viene considerato uno strumento essenziale per rispondere all’evoluzione delle abitudini dei cittadini e rafforzare l’autonomia strategica europea.
Attualmente, infatti, non esiste un sistema di pagamento digitale europeo pienamente integrato che copra l’intera area euro. In 13 dei 20 Paesi dell’eurozona si utilizzano circuiti internazionali per i pagamenti con carta. L’euro digitale potrebbe colmare questa lacuna, offrendo un mezzo di pagamento elettronico europeo accettato in tutti gli Stati membri.
Stato dell’iter e prossime tappe
Sul piano tecnico, la Banca centrale europea ha concluso la fase preparatoria avviata nel 2023, durante la quale sono stati sviluppati il regolamento tecnico, i requisiti della piattaforma e studi su privacy, sicurezza e modalità operative. Ad aprile 2026 sono stati inoltre siglati gli standard tecnici per i pagamenti digitali attraverso un accordo con Cpace, Nexo e Berlin Group. Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di proseguire con la realizzazione dell’infrastruttura necessaria per un eventuale lancio, pur senza che ciò equivalga a una decisione definitiva sull’emissione.
L’elemento determinante resta infatti l’approvazione del Regolamento da parte delle istituzioni europee. Nel febbraio 2026 il Parlamento europeo ha espresso un significativo sostegno politico al progetto, avvicinandosi alla posizione del Consiglio Ue. Tuttavia, il processo legislativo è ancora in corso e richiede il completamento dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione, i cosiddetti triloghi, oltre all’adozione formale del testo. Alla data di giugno 2026, l’euro digitale non è ancora introdotto.
Parallelamente all’iter normativo, la Bce ha avviato nel 2026 attività pilota per testare l’infrastruttura. Una sperimentazione su larga scala, della durata prevista di circa 12 mesi, dovrebbe partire nella seconda metà del 2027, coinvolgendo banche, commercianti e fornitori di servizi di pagamento selezionati.
Se il percorso legislativo e tecnico procederà secondo le tempistiche attuali, la prima emissione dell’euro digitale potrebbe avvenire nel 2029.
Privacy e protezione dei dati
Tra gli aspetti più dibattuti del progetto vi è la tutela della privacy. La Banca centrale europea assicura che l’euro digitale è progettato per garantire un elevato livello di riservatezza, nel rispetto delle normative europee su antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.
Secondo la Bce, il sistema non consentirà alla banca centrale di tracciare o monitorare le spese quotidiane dei cittadini, con l’obiettivo di bilanciare la protezione dei dati personali e le esigenze di sicurezza previste dalla normativa vigente.
Elodie Dubois
Foto © WeMove Europe, Adepp, Pagamenti Digitali, AI













