Meloni al Financial Times, Trump «primo alleato» per l’Italia

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Meloni

Il premier ha espresso la volontà di mantenere un equilibrio tra Washington e l’Europa per gli interessi italiani

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto sottolineare un traguardo significativo per il suo Governo: con il raggiungimento di questo anniversario, l’esecutivo entra ufficialmente tra i cinque più longevi della storia della Repubblica italiana. Un risultato non scontato, considerando che in 79 anni ne ha visto alternarsi ben 68, con una durata media spesso limitata.

Il premier ha evidenziato come, in poco più di due anni e mezzo, il suo Governo abbia scalato rapidamente la classifica della stabilità politica, passando dal fondo della lista al quinto posto. Questo, ha sottolineato, è un elemento di rilievo non solo per la solidità dell’esecutivo, ma anche per la capacità di portare avanti con continuità il proprio programma. Rivolgendosi direttamente ai cittadini, Meloni ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto, riconoscendo che è proprio grazie alla fiducia degli italiani che il Governo ha potuto lavorare con determinazione per affrontare le sfide del Paese. Questo traguardo, ha aggiunto, rappresenta un incentivo a proseguire con lo stesso impegno, nell’interesse della Nazione.

Un alleato

Per l’occasione ha concesso la sua prima intervista a un quotidiano internazionale dall’inizio del suo mandato nel 2022, ribadendo che l’Italia non deve trovarsi di fronte a un bivio tra Stati Uniti ed Europa. Una simile prospettiva, ha sottolineato, sarebbe «immatura e riduttiva». Ha poi precisato che il presidente degli Usa non è da considerare un rivale per l’Italia, ma piuttosto «il principale alleato» del Paese. Inoltre ha ribadito la sua posizione politica, sottolineando la vicinanza ideologica con Donald Trump in quanto leader conservatore e repubblicano. Tuttavia, ha precisato che la sua priorità resta la difesa degli interessi nazionali italiani: «comprendo un leader che tutela il proprio Paese, così come io proteggo il mio».

Meloni ha inoltre evidenziato l’importanza strategica del rapporto tra i due Paesi, definendolo il più rilevante per l’Italia. Ha espresso la volontà di mantenere un equilibrio per gli interessi italiani, il legame con Washington e le relazioni con l’Europa, affermando di essere pronta a mediare per evitare tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. «Se posso contribuire a prevenire uno scontro tra Stati Uniti ed Europa e costruire ponti di dialogo, lo farò, perché è nell’interesse di tutti gli europei».

Riguardo all’atteggiamento di Trump sulla difesa europea, spesso considerato conflittuale, il premier ha suggerito che possa rappresentare un’opportunità per l’Europa di assumersi maggiori responsabilità in materia di sicurezza. «Mi piace pensare che ogni crisi porti con sé un’opportunità», ha dichiarato, lasciando intendere che una maggiore autonomia europea in ambito difensivo possa nascere anche da sfide diplomatiche complesse. L’idea che l’Italia debba scegliere da che parte stare è «infantile e superficiale». Per Meloni è «nell’interesse di tutti» superare le tensioni nelle relazioni transatlantiche, e le reazioni di alcuni leader europei a Donald Trump sono «un po’ troppo politiche».

Difendere il proprio Paese

Meloni sottolinea che non vede il presidente degli Stati Uniti come un avversario e che continuerà a rispettare il «primo alleato» dell’Italia. «Sono conservatrice. Trump è un leader repubblicano. MeloniSicuramente sono più vicina a lui che a molti altri, ma capisco un leader che difende i suoi interessi nazionali. Io difendo il mio Paese». E sui dazi afferma: «Pensate davvero che il protezionismo negli Stati Uniti sia stato inventato da Donald Trump?», facendo riferimento al programma Inflation Reduction Act di Joe Biden. Il suo approccio polemico sulla difesa europea può essere uno «stimolo» affinché il Continente si assuma la responsabilità della propria sicurezza. «Mi piace dire che la crisi nasconde sempre un’opportunità», spiega.

Il presidente del Consiglio, poi, si dice d’accordo con quanto dichiarato dal vicepresidente statunitense J.D. Vance: «Devo dire che sono d’accordo» con le parole secondo cui l’Europa ha abbandonato il suo impegno per la libertà di parola e la democrazia. «Lo dico da anni. L’Europa si è un po’ persa», sottolinea, aggiungendo che le critiche di Trump all’Europa non erano rivolte al suo popolo, ma alla sua «classe dirigente e all’idea che invece di leggere la realtà e trovare modi per dare risposte alle persone, si possa imporre la propria ideologia».

Dazi

Bisogna «mantenere la calma e lavorare per una buona soluzione comune» evitando di reagire «d’istinto». Questo, secondo la premier, l’approccio che l’Europa dovrebbe adottare rispetto ai dazi del 25% annunciati dal presidente americano. Meloni ha poi ammesso che i dazi elevati su alcuni beni specifici stanno causando attriti. Ma «ci sono grandi differenze sui singoli beni. È su questo che dobbiamo lavorare per trovare una buona soluzione comune».

Mentre la Commissione europea ha promesso di reagire contro i dazi annunciati da Trump, Meloni auspica che l’Unione mantenga la calma. «A volte ho l’impressione che rispondiamo semplicemente d’istinto», ha sostenuto. Su questi argomenti bisogna dire: «Mantenete la calma, ragazzi. Pensiamoci». Anche se, aggiunge, «non è facile competere con qualcuno che in un giorno può firmare cento ordini esecutivi».

Soluzioni per la fine della guerra

Ribadisce di avere fiducia negli sforzi messi in atto da Trump per trovare una soluzione alla crisi ucraina, prendendo invece le distanze dal progetto proposto dal premier britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron di inviare truppe europee di peacekeeping in Ucraina. «Dobbiamo stare attenti», la presenza di truppe europee «può essere vista più come una minaccia», da Putin, afferma al Financial Times. Meloni si dice invece favorevole all’estensione all’Ucraina della clausola di difesa reciproca previsto dall’articolo 5 della Nato, senza di fatto ammettere Kiev nell’Alleanza Atlantica. Sarebbe «più semplice ed efficace» rispetto ad altre proposte. Rispetto all’impegno in primo piano di Starmer e Macron per aumentare il sostegno a Kiev, Meloni ha precisato che «non mi interessa dire “Sono una protagonista”, Non ora. La posta in gioco è troppo alta».

Reazioni

Le reazioni della sinistra non si sono fatte attendere. Il vicepresidente dei senatori del Partito Democratico, Antonio Nicita, ha accusato duramente il premier: «Meloni condivide, incredibilmente, l’attacco di Vance ai valori europei, alle regole europee poste a tutela della libertà d’espressione contro disinformazione, espressioni d’odio, discriminazioni e il pensiero illiberale. Le parole pronunciate da Vance a Monaco sono contro la rule of law, cioè lo stato di diritto al centro dei valori europei. Condividere quel pensiero è antieuropeo ed è quindi contro l’interesse nazionale». E ancora, «Serve massima mobilitazione trasversale contro questa involuzione culturale dell’internazionale nazional-populista che, sotto la maschera della libertà d’espressione, nasconde il volto truce di un progetto autarchico e intrinsecamente illiberale».

Intervenendo al congresso di Azione a Roma, Meloni ha affrontato diversi temi, tra cui le relazioni internazionali e le critiche ricevute per la sua intervista al Financial Times. «Sono rimasta molto stupita per l’interpretazione che molti hanno dato alla mia intervista. Hanno detto che è scandaloso che Meloni dichiara di stare con Trump e contro l’Europa. Io ho detto una cosa molto diversa, che sto sempre con l’Italia, che sta in Europa, e che l’Italia deve lavorare per rafforzare o difendere l’unità dell’Occidente, che è un bene molto prezioso per essere archiviato con leggerezza».

Difesa e sicurezza

Il premier ha poi criticato chi si oppone a un rafforzamento delle capacità difensive europee, attaccando alcune posizioni della sinistra italiana. «Sento leader in Italia che Meloniinvocano la rottura con gli Stati Uniti, Schlein sostiene che non possono essere nostri alleati. E ci sono altri leader che al contempo sostengono la linea che l’Europa non debba spendere risorse per la propria sicurezza. Non capisco: la proposta è rompere ogni forma di alleanza con gli Usa, ma chiedere loro di occuparsi della nostra sicurezza lo stesso o è che l’Europa diventi una grande comunità hippie demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere?».

Ha ribadito, inoltre, l’importanza degli investimenti in difesa e sicurezza, definendoli il costo necessario per garantire la libertà. Ha sottolineato che chi si affida a un altro Paese per la propria protezione deve essere consapevole che tale supporto non sarà gratuito e che gli interessi di chi offre questa difesa avranno inevitabilmente un peso maggiore nei negoziati internazionali.

Cambiamenti

Il compito dell’Italia, secondo Meloni, non è solo quello di essere parte integrante dell’Unione Europea, ma anche di contribuire al rafforzamento dell’unità dell’Occidente, un valore che ritiene fondamentale e da non sottovalutare. Infine, ha ringraziato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per aver ribadito questa stessa visione in un’intervista al Corriere della Sera.

Nel 2022 nel programma elettorale Meloni scriveva: “In Italia, come in Spagna, come in tutta Europa, c’è una maggioranza di cittadini che non si riconosce nelle utopie e nelle ideologie della sinistra e che ci chiede che ci assumiamo la responsabilità di lavorare. Non potremo farlo da soli, avremo bisogno di compagni di viaggio leali e affidabili, che smettano per una volta buona di fare l’occhiolino alla sinistra e ci aiutino invece a organizzare l’alternativa alla sinistra”.

 

George Labrinopoulos

Foto © Dagospia, Avvenire, Word & Brown, Swissinfo, Il Difforme

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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