Trump torna nel Golfo: affari, diplomazia e alleanze strategiche

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Passando per Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti in un intreccio di contratti e interessi personali

Il ritorno di Donald Trump sulla scena internazionale passa per le ricche monarchie del Golfo. Con una visita ufficiale in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, il presidente americano riapre il dialogo con partner strategici. Puntando su contratti economici, accordi militari e relazioni personali che erano stati coltivati durante il suo primo mandato. A fare da sfondo, le tensioni in Medio Oriente, le trattative sul nucleare iraniano e il delicato equilibrio tra Israele e mondo arabo. Un viaggio che è al tempo stesso geopolitico e personale, e che rivela le priorità economiche e politiche dell’amministrazione Trump.

Economia al centro: un’agenda orientata al business

Fin dal suo primo mandato, Trump ha mostrato una chiara preferenza per le monarchie del Golfo rispetto agli alleati storici come Regno Unito e Canada. Anche ora, a otto anni di distanza, conferma questa priorità. Infatti, se non fosse stato per i funerali di Papa Francesco, il tour nel Golfo sarebbe stato il primo viaggio internazionale della sua nuova campagna. «Trump va dove ci sono opportunità economiche. È un uomo d’affari che cerca affari», spiega Hasni Abidi, direttore del Cermam (Centro di studi sul mondo arabo e mediterraneo) e docente all’Università di Ginevra.

Trump GolfoUna visione confermata dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha definito la visita un “ritorno storico” finalizzato a promuovere una cooperazione commerciale e culturale, lontana dall’estremismo. Con l’economia americana messa alla prova dalle sue stesse politiche protezionistiche, Trump punta ora su contratti strategici in settori chiave. Tra questi la difesa, l’energia e l’intelligenza artificiale. Solo a inizio maggio, Washington ha annunciato la vendita di missili all’Arabia Saudita per 3,5 miliardi di dollari. In risposta, Riad ha promesso investimenti per 600 miliardi negli Usa nei prossimi quattro anni.

Altro tema cruciale sarà il prezzo del petrolio. Arabia Saudita ed Emirati, insieme ai partner Opec+, hanno deciso di aumentare la produzione di greggio: una mossa che favorisce il capo della Casa Bianca, da sempre favorevole a prezzi energetici più bassi. Questo scambio, affari in cambio di influenza, è una strategia consolidata da parte dei Governi del Golfo. «Per decenni le spese militari colossali della Regione hanno riempito le casse delle industrie belliche statunitensi, che a loro volta finanziano generosamente le campagne elettorali americane», ricorda Hasan Alhasan dell’International Institute for Strategic Studies. Un carnet di ordini pieno da riportare a casa rappresenterebbe, per Trump, un successo tanto economico quanto politico.

Interessi privati: il business di famiglia nel mirino

Non solo gli Stati Uniti: anche la Trump Organization ha interessi diretti nella Regione. Dai campi da golf di Dubai alla Trump Tower in costruzione a Jeddah, fino a un progetto da 4 miliardi di dollari in Oman, la famiglia del presidente investe pesantemente nel turismo e nell’immobiliare di lusso del Golfo. La presenza del brand si estende anche al settore delle criptovalute. Ad aprile, durante un evento a Dubai, Eric Trump, ha annunciato un accordo con un fondo emiratino da 2 miliardi di dollari per investimenti in Binance tramite una criptovaluta sviluppata dalla sua società. Intanto, Donald Jr. è atteso come relatore al Forum economico del Qatar.

Trump GolfoAlla domanda se Trump possa usare il viaggio per favorire i propri interessi familiari, la portavoce della Casa Bianca ha risposto definendo l’ipotesi “ridicola“, sottolineando che la presidenza è costata “più di quanto gli abbia fatto guadagnare”. Tuttavia, come osserva Robert Mogielnicki del Gulf Arab States Institute, la presenza del marchio Trump è ben vista dalle monarchie del Golfo: «questi Paesi hanno attivamente cercato accordi con la famiglia del Tycoon, consapevoli del suo attaccamento alla prosperità familiare», aggiunge Hasni Abidi.

Diplomazia e nuovi equilibri regionali

La visita non è solo questione di affari e non si limita a numeri e contratti: è anche una missione politica. Trump incontrerà a Riad i leader del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman), che negli ultimi anni hanno accresciuto la loro influenza diplomatica, giocando ruoli di mediazione in crisi globali come quelle in Ucraina e a Gaza. In cambio degli investimenti promessi, questi Paesi cercheranno di indirizzare la posizione americana su dossier chiave: il programma nucleare iraniano, su cui si sono tenuti nuovi colloqui a Mascate, la guerra a Gaza e la tregua recentemente negoziata con i ribelli Houthi in Yemen.

Il presidente statunitense ha recentemente dichiarato al Time Magazine un possibile riconoscimento di Israele da parte saudita, ma Riad continua a porre come condizione la creazione di uno Stato palestinese, proposta che il Governo Netanyahu rifiuta. In questo contesto, una normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele, una volta tra gli obiettivi centrali di Trump, sembra attualmente fuori portata. Tuttavia, il presidente potrebbe sostenere il progetto saudita per un programma nucleare civile, che in passato era stato subordinato a un accordo con Israele.

Rilegittimazione internazionale e silenzio sui diritti umani

Trump GolfoOltre agli accordi economici e ai temi politici, la visita rappresenta una forma di “rilegittimazione” per le monarchie del Golfo. A differenza dell’era Biden, in cui i diritti umani erano al centro delle tensioni con Riad, l’amministrazione Trump non sembra intenzionata ad affrontare il tema. L’assenza, invece, di una tappa in Israele, presente nel viaggio del 2017, testimonia un raffreddamento nei rapporti con Netanyahu. Tale fatto però non deve essere interpretato come una rottura. Difatti «le relazioni restano solide. L’omissione di Tel Aviv o Gerusalemme non cambia la sostanza dell’alleanza», osserva Hasni Abidi.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Newsweek, Tumblr, CJR, Tercer Angel

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