Iran e gruppo E3: tra diplomazia e tensioni per un possibile dialogo

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Iran e gruppo E3

Dalle minacce di Trump alle richieste iraniane, sollecitando una partecipazione attiva dell’Ue per il rilancio delle relazioni bilaterali

Alti diplomatici dell’Iran si sono riuniti a Istanbul con i rappresentanti di Francia, Germania e Regno Unito: il cosiddetto gruppo E3. L’obiettivo? Discutere del futuro dell’accordo sul nucleare del 2015, ormai in stato di stallo. Fonti ufficiali iraniane e britanniche hanno confermato che si è trattato del primo incontro diretto tra le parti da quando, lo scorso aprile, gli Usa hanno avviato nuovi colloqui indiretti con Teheran.

Lo scorso venerdì, Trump ha invitato l’Iran amuoversi rapidamente”, sostenendo che la sua amministrazione avesse già trasmesso a Teheran una proposta formale. Tuttavia, secondo una fonte vicina al team negoziale iraniano, l’Iran non ha ancora ricevuto direttamente il documento. Quest’ultimo sarebbe stato consegnato all’Oman con l’incarico di recapitarlo prossimamente a Teheran.

“Ramo d’ulivo” escludendo l’Ue

I Paesi europei, seppur esclusi dalle negoziazioni tra Iran e Usa, stanno cercando di mantenere aperto un canale di dialogo con Teheran. L’ultimo scambio significativo tra l’Iran e il gruppo E3, prima dell’incontro di Istanbul, risaliva a marzo. Le discussioni hanno riguardato un eventuale accordo che sostituisca il JCPOA del 2015, ormai considerato inoperante. Questo coinvolgeva anche Stati Uniti, Russia e Cina, prevedendo una limitazione delle attività nucleari iraniane in cambio della revoca progressiva delle sanzioni internazionali. Tuttavia, l’intesa è entrata in crisi nel 2018, quando l’amministrazione Trump ha deciso il ritiro unilaterale degli Usa.

Difatti il coordinamento non è tutt’ora semplice. Diversi diplomatici europei lamentano una mancanza di trasparenza nella strategia statunitense, che rende difficile una linea comune e mina la coesione diplomatica tra gli alleati.

Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump ha ripreso la politica dimassima pressionenei confronti dell’Iran, esortando il regime islamico a negoziare un nuovo accordo. Non a caso il presidente ha affermato a Riyad di aver teso “un ramo d’ulivo” alla leadership iraniana per giungere a un’intesa, sottolineando però che l’offerta «non durerà per sempre». Le ultime dichiarazioni iraniane riferiscono invece la volontà di continuare ad arricchire l’uranio con o senza un accordocon le potenze mondiali. Sebbene, allo stesso tempo, continuino i dialoghi con Washington e le potenze europee.

Sollecitazioni per una fiducia reciproca

Di fronte a questa pressione crescente, l’Europa valuta l’attivazione del cosiddetto meccanismo disnapback”. Previsto dal JCPOA, consente la reintroduzione automatica delle sanzioni Onu in caso di violazioni gravi da parte di Teheran. Il ministro francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato a fine aprile che l’Europa «non esiterà un solo secondo» ad adottare misure restrittive qualora la sicurezza del continente venga minacciata.

Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha messo in guardia l’Europa. «Una strategia basata sul confronto rischia di innescare una crisi globale sulla proliferazione nucleare, con conseguenze dirette proprio per i Paesi europei». E ha aggiunto: «Nonostante tutto, siamo pronti a voltare pagina nei rapporti con l’Europa». Volontà ribadita dalle parole dell’agente diplomatico iraniano, Kazem Gharibabadi, che ha sostenuto l’interesse dell’Iran e dell’Ue nel mantenere i canali diplomatici aperti.

Iran e gruppo E3In un momento cruciale per il futuro del dossier nucleare iraniano, Teheran lancia un appello all’Ue: abbandonare la passività e tornare protagonista. Difatti Araghchi ha dichiarato che il dialogo possa avvenire solo a condizione che si dimostri una reale volontà politica, adottando un approccio indipendente. «Se l’Europa ha la volontà di correggere la situazione attuale, non vi sono ostacoli al ripristino della fiducia reciproca e al rilancio delle relazioni bilaterali», ha aggiunto Araghchi.

Lo spettro dello snapback: decisioni entro ottobre

Tornando al JCPOA, secondo la risoluzione Onu che l’ha ratificata, gli E3 hanno tempo fino al 18 ottobre per attivare formalmente il meccanismo di snapback, prima che la risoluzione stessa decada. Tuttavia, fonti diplomatiche rivelano che il gruppo E3 potrebbe decidere di procedere già ad agosto se entro allora non sarà raggiunto un accordo sostanziale.

La pressione su Teheran è crescente, e i margini di manovra si assottigliano. Le relazioni tra l’Iran e il gruppo E3, infatti, si sono notevolmente deteriorate nell’ultimo anno, nonostante qualche raro tentativo di riavvicinamento. Le tensioni sono dovute alle sanzioni europee legate al programma iraniano di missili balistici; alla detenzione di cittadini stranieri nonché al sostegno militare offerto alla Russia nella guerra in Ucraina, soprattutto con la fornitura di droni e tecnologie militari.

I termini proposti da Teheran

Da parte iraniana, arrivano segnali di disponibilità. Ali Shamkhani, influente consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha dichiarato che Teheran sia pronta a rinunciare alla costruzione di armi nucleari. Vi è anche la possibilità di eliminare le riserve di uranio altamente arricchito e di limitarne l’utilizzo solo a scopi civili; nonché consentire la supervisione internazionale del programma nucleare.

Iran e gruppo E3In cambio, però, l’Iran chiede la revoca immediata di tutte le sanzioni economiche imposte alla Repubblica islamica, che negli ultimi anni hanno avuto un impatto devastante sull’economia nazionale. I negoziati tra Iran e Usa puntano a un nuovo accordo che impedisca a Teheran di dotarsi dell’arma nucleare, sebbene quest’ultima continui a ribadire che il proprio programma abbia esclusivamente finalità pacifiche. In cambio, l’Iran chiede una normalizzazione economica, con la rimozione delle misure restrittive che ostacolano il commercio, gli investimenti e l’accesso ai fondi esteri.

In parallelo all’incontro tra Iran e il gruppo E3, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha incontrato a Istanbul i consiglieri per la sicurezza nazionale dei tre Paesi europei. Il colloquio si è incentrato non solo sulla questione iraniana, ma anche sull’evoluzione della guerra in Ucraina. Ciò a dimostrazione di come le crisi internazionali siano oggi sempre più interconnesse.

Diplomazia fragile ma ancora possibile

Mentre i canali ufficiali tra Washington e Teheran restano separati da quelli europei, la diplomazia multilaterale cerca ancora di mantenere vivo il dialogo. L’incontro di Istanbul dimostra che, sebbene l’accordo sul nucleare sia in stallo, la volontà di trovare una via diplomatica non è ancora del tutto svanita. Ma il tempo stringe. Se l’Europa vuole evitare un ritorno generalizzato delle sanzioni e salvaguardare la propria sicurezza strategica, dovrà decidere presto se giocare un ruolo più incisivo o accettare, ancora una volta, una posizione da comprimaria.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Tehran Times, MeteoWeb, REUTERS, El Radar

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