Il libro “Al tempo dei giardini” ci fa viaggiare nel tempo dal mondo classico al Seicento per scoprire la fascinazione dell’acqua nella cultura occidentale
In un’estate calda come quella che stiamo vivendo, una fontana in Città è un miraggio. Un luogo in cui bagnare le mani e percepire il fresco dell’acqua sulla pelle. E se è una fontanella pubblica che fornisce acqua potabile, meglio ancora: si riempie la borraccia, si sciacqua il viso, ci sente subito meglio. L’acqua è vita, purificazione, rinascita. Il nostro corpo ne è composto al 60-65 per cento, che è essenziale per farlo funzionare. “L’acqua è comunque la cosa più grande”, sosteneva il poeta greco Pindaro. Il libro “Al tempo dei giardini. Sogni, simboli e miti d’acqua” scava in oltre due millenni di storia per raccontarci la fascinazione che l’acqua ha sempre esercitato su di noi.
Dalle ninfe greche alle terme romane
L’autrice, Maria Belmonte, è una storica e antropologa spagnola che ha pubblicato vari libri di viaggio. In questo volume, il primo tradotto in italiano, ci propone un percorso alla scoperta del potere dell’acqua. A cominciare dalla Grecia classica, dove fonti e sorgenti avevano un significato quasi religioso: il divino della natura si incarnava nella vegetazione e nell’acqua. Al punto che ad alcune fonti veniva conferito un potere magico, come quello di restituire la sanità mentale. Ninfe e divinità fluviali – i fiumi erano maschi – erano protagonisti di miti e leggende. A Roma il controllo dell’acqua e della sua fruizione diventano elemento di prestigio per imperatori e personaggi in vista. Terme e bagni pubblici sono luoghi di socializzazione, che il potere concede ai sudditi per godere del piacere dell’acqua, mentre undici acquedotti rifornivano l’Urbe di acqua potabile.
L’acqua nei giardini come elemento simbolico
Nella seconda tappa di questo viaggio, Belmonte conduce il lettore nel periodo rinascimentale, fra neoplatonici ed eruditi che riscoprono la sapienza classica. Dalle biblioteche di monasteri misteriosi, riemergono testi antichi, che contribuiscono a forgiare la visione degli umanisti. I giardini diventano luoghi in cui compiere un viaggio iniziatico, in cui le fonti e l’acqua hanno un ruolo chiave.
Grotte artificiali decorate con statue e fontane contribuiscono a creare un’atmosfera di mistero. L’autrice ci conduce per mano, per esempio, a Villa d’Este a Tivoli, patrimonio dell’umanità UNESCO, dove l’uso sapiente e spettacolare dell’acqua non punta solo a generare stupore nel visitatore. È uno spazio carico di simbolismo, allegorie e significati nascosti.
Le fontane della Roma barocca
“Al tempo dei giardini. Sogni, simboli e miti d’acqua” si sposta poi nella Roma barocca, dove il Vaticano lotta per riconquistare il prestigio perduto dopo la Riforma luterana. L’acqua ha un valore simbolico anche nel Cristianesimo – basti pensare al battesimo – quindi la realizzazione di fontane diventa uno strumento per esaltare la grandezza dei committenti, cioè i Papi, e la loro magnanimità verso i sudditi assetati. Maria Belmonte si focalizza sulla figura di Gian Lorenzo Bernini, il mago delle fontane. Il suo capolavoro è la Fontana dei Quattro Fiumi in cui fonde “la pietra e l’acqua in una gloriosa esplosione di luce, suono e movimento”, scrive Belmonte nel suo libro.
Nuovi significati e suggestioni per il lettore
Alla fine di questo viaggio in compagnia della scrittrice spagnola – denso di riferimenti culturali, ma mai noioso – il mormorio dell’acqua che sgorga da una sorgente in un bosco, il fragore di una cascata o la musica dell’acqua di una fontana monumentale saranno carichi di nuovi significati e suggestioni.
Maria Tatsos
Foto © Wikipedia, Touring Club Italiano













