I rapporti tra Israele e Siria passano attraverso i drusi

0
686
Drusi

La minoranza che ha portato Tel Aviv a intervenire a Damasco ha legami profondi con lo Stato ebraico

Il 16 luglio Israele ha lanciato un’operazione militare chirurgica nel cuore del potere siriano, colpendo il palazzo del presidente del Consiglio e quello del ministero della Difesa a Damasco. Non si è trattato di un bombardamento indiscriminato, ma di un segnale politico preciso: se i drusi continueranno a essere minacciati, Israele interverrà.

Il messaggio è rivolto ad Ahmed alSharaa, noto come alJolani (nome adottato sul campo di battaglia), ex qaedista e attuale presidente ad interim della Siria. Il suo Governo, parla di pacificazione verso tutte le realtà e le minoranze esistenti all’interno del Paese, ma al contempo finanzia milizie beduine sunnite che da settimane attaccano la comunità drusa della Regione montuosa di Sweida.

Una finta tregua

Gli scontri tra le forze governative siriane e i gruppi armati drusi sono andati avanti per giorni, ma i militari di Damasco si erano ritirati da Sweida nella mattinata di giovedì dopo le pressioni di Israele per il ritiro dall’area. Nella serata dello stesso giorno, però, i media siriani hanno riferito di nuovi attacchi israeliani nei pressi della Città a maggioranza drusa, il primo attacco nella zona dopo il ritiro delle forze governative. La tregua non è durata nemmeno 24 ore. Intanto, gruppi di beduini sono tornati a fare incursioni a Sweida per cercare di liberare i detenuti nei recenti scontri. Israele ha comunicato che invierà aiuti umanitari ai drusi in Siria, che ammonteranno a circa 600mila dollari e includeranno pacchi alimentari e forniture mediche.

Questa mattina la presidenza di Damasco ha accusato i drusi di aver violato l’accordo di tregua in vigore per la Città, teatro di violenti scontri che hanno causato centinaia di morti. In una nota diffusa dal Governo siriano si accusano le “forze fuorilegge“, termine che Damasco usa per riferirsi alle fazioni druse a Sweida, di violare l’accordo compiendo “orribili violenzecontro i civili, tra cui “crimini che violano completamente gli obblighi di mediazione, minacciano direttamente la pace civile e spingono verso il caos e il collasso della sicurezza“. La presidenza ha inoltre messo in guardia contro “la continua e palese ingerenza israeliana negli affari interni della Siria, che porta solo a ulteriore caos e distruzione e complica ulteriormente la situazione regionale”.

Cosa sostiene Netanyahu

Secondo quanto dichiarato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un videomessaggio, Israele continuerà a utilizzare la forza per far rispettare le sue «linee rosse» in Siria. «Abbiamo stabilito una politica chiara. Demilitarizzare l’area a sud di Damasco, dalle Alture del Golan fino alla montagna dei drusi, è una delle nostre linee rosse. Non permetteremo a forze militari di scendere a sud di Damasco, non permetteremo che i drusi vengano colpiti a Jebel Druze (la montagna dei drusi, ndr)», ha scandito il primo ministro, che ha quindi accusato il Governo del presidente siriano ad interim, Ahmed al-Sharaa, di aver violato entrambe queste linee rosse. «Ha inviato un esercito a sud di Damasco, in un’area che deve restare demilitarizzata, e ha iniziato a massacrare i drusi. Non potevamo accettarlo in alcun modo», ha concluso Netanyahu.

Ma chi sono i drusi?

DrusiSi tratta di una comunità religiosa chiusa e iniziatica, nata nell’XI secolo dal ramo ismailita dello sciismo sotto il califfo fatimide al-Hakim, che si proclamò incarnazione di Dio. Ritenuti eretici dall’Islam ortodosso, i drusi credono nella reincarnazione, nella ciclicità della verità religiosa e nell’intelletto divino (‘aql al-fa‘āl). I loro testi sacri sono custoditi solo dagli uqqāl, gli “iniziati”. Non esiste conversione: si nasce drusi o non lo si sarà mai.

Da secoli vivono tra Libano, Siria e Israele. In Siria, hanno sostenuto il regime degli Assad sin dal golpe baathista del 1963, ottenendo autonomia nella loro roccaforte del Jebel al-Druze. In Libano, invece, hanno avuto un ruolo politico centrale grazie alla dinastia dei Jumblatt.

Questione diversa per Tel Aviv. In Israele, vivono circa 120mila drusi, perfettamente integrati, con villaggi propri sul Monte Carmelo e sulle alture del Golan. Parlano ebraico, servono nell’esercito e siedono in Parlamento. Dal 1958 sono riconosciuti come comunità religiosa autonoma, con propri tribunali. Il legame con Israele non è solo civile ma anche storico. Fin dagli anni Venti del Novecento, i drusi scelsero di allearsi con i coloni ebrei, vedendo in loro non conquistatori, ma rifugiati da accogliere. Durante le guerre in Libano e Siria, i soldati drusi israeliani non hanno esitato a combattere perfino contro correligionari, a dimostrazione del solido legame con lo stato ebraico.

L’attacco del 16 luglio, dunque, non è una mera reazione tattica: è la manifestazione di un’alleanza che Israele intende proteggere. Per Tel Aviv, i drusi sono una minoranza da tutelare, ma anche, e soprattutto, la dimostrazione vivente che la convivenza in un Medio Oriente è possibile seguendo un modello pluralista a trazione ebraica. Anche quando la fede è antica, chiusa e misteriosa come quella drusa. E chissà se altre minoranze nella Regione non osservino con attenzione il fenomeno.

Approfittare della situazione

In questo contesto, il sospetto di Damasco è che Israele voglia sfruttare i conflitti interni al Paese, in particolare nel distretto druso, per affermarsi come forza di garanzia” nei confronti di alcune comunità, minando gli sforzi del Governo di assicurarsi il controllo sull’intero Paese. La complessità dei rapporti tra Israele e Siria ha radici profonde. Dal 1967 Israele occupa le alture del Golan, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene alla Siria. Approfittando del vuoto di potere seguito alla caduta del regime di Bashar alAssad nel dicembre 2024, l’esercito israeliano è avanzato in Siria e ha occupato nuovi territori, sempre nel Golan.

Negli ultimi mesi Tel Aviv ha autorizzato diverse operazioni militari in Siria e in particolare nelle Regioni meridionali, abitate da popolazioni sunnite e dalla comunità drusa, circa 500mila persone concentrate soprattutto nella Regione di Suwayda, alimentando tensioni settarie e intra-religiose. Ieri, il ministro della Difesa Israel Katz aveva esortato le forze siriane a evacuare la zona, avvertendo che l’Idf continuerà a colpirefinché il regime di Damasco non recepirà il messaggio”. In una nota, il ministro ha dichiarato che Israele “non abbandonerà i drusi in Siria” e continuerà a perseguire la sua “politica di smilitarizzazione” della Siria meridionale.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria e il Libano, Tom Barrack, ha definitopreoccupantii recenti sviluppi aggiungendo che gli Stati Uniti sono impegnati in sforzi di mediazione volti a raggiungere “una soluzione pacifica e inclusiva per i drusi, le tribù beduine, il Governo siriano e le forze armate israeliane”. Ma nonostante l’impegno americano non sembra che le tensioni si siano sciolte.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © France 24, Al Arabiya, The Week, Actu.fr,

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui