Nel cuore del Parlamento federale, una voce delle First Nations guida per la prima volta i lavori dell’Aula. Un gesto simbolico che segna un passo concreto verso una democrazia più inclusiva e rappresentativa
Il 29 luglio 2025 segna una data storica per l’Australia. Per la prima volta, una donna aborigena ha presieduto una seduta della House of Representatives (Camera dei Rappresentanti) del Parlamento Federale di Canberra. Marion Scrymgour, deputata laburista per il collegio di Lingiari nel Northern Territory, ha assunto questo ruolo in qualità di membro dello Speaker’s Panel, entrando così nella storia del paese come la prima persona appartenente ai popoli delle First Nations a dirigere i lavori di una delle due Camere del Parlamento federale.
Scrymgour è una donna Tiwi e Anmatjere, due gruppi etnici delle popolazioni aborigene australiane. La sua nomina è avvenuta in un momento particolarmente significativo per il percorso di riconciliazione tra l’Australia “bianca” e quella indigena. Il suo ruolo di vicepresidente della Camera è assimilabile, per funzione, a quello degli Uffici di Presidenza della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in Italia: lo Speaker’s Panel affianca infatti lo Speaker ufficiale nella gestione dell’Aula.
«Meritiamo un posto in ogni sedia, a ogni tavolo»
La nomina ha suscitato grande emozione e un ampio dibattito nel Paese. Sui social media, la stessa deputata ha condiviso una dichiarazione semplice ma profondamente significativa: “Le persone aborigene meritano di essere presenti in ogni sedia, a ogni tavolo.” Una frase che riassume in modo potente l’importanza della rappresentanza indigena nei luoghi istituzionali di potere.
Scrymgour ha poi pubblicato un messaggio in cui ha ricordato il suo percorso personale e
familiare, evidenziando il forte valore simbolico della sua presenza in Parlamento. “Sono cresciuta in una famiglia della classe operaia a Darwin, una di undici fratelli e sorelle. Mio padre faceva parte delle Stolen Generations, era stato portato via con la forza dalla sua famiglia proprio dal Parlamento in cui oggi io siedo. Il cambiamento arriva, a volte lentamente e in modo doloroso, ma il popolo aborigeno è forte. Meritiamo di avere il nostro posto in questo Paese”.
Una vita tra cultura, lavoro e comunità
Il suo percorso è segnato da una profonda connessione con la sua cultura e da una lunga esperienza nel settore pubblico e comunitario. Sua madre, donna forte e orgogliosa, le ha trasmesso il senso di identità culturale, la lingua e le tradizioni dei suoi antenati. A soli 16 anni, Scrymgour ha iniziato a lavorare svolgendo diversi impieghi: da dattilografa ad assistente agricola, fino ad arrivare a ruoli amministrativi. Ha proseguito gli studi in Business Administration presso la University of Southern Queensland, costruendosi una solida formazione professionale.
Gran parte della sua carriera si è svolta nel settore della salute, con un focus specifico sui servizi destinati alle comunità aborigene. Per oltre vent’anni ha operato in contesti remoti, come le isole Tiwi e la Città di Katherine, contribuendo in modo concreto al benessere delle popolazioni indigene e diventando una figura di riferimento per molte comunità locali.
Un ruolo simbolico e politico
La presenza di Marion Scrymgour alla guida dell’Aula parlamentare è altamente simbolica. Dopo la sconfitta del referendum su “The Voice” del 2023 – che avrebbe dovuto sancire nella Costituzione australiana un organo consultivo permanente per i popoli indigeni – questa nomina rappresenta un segnale positivo e incoraggiante. La sua elezione non modifica formalmente l’equilibrio istituzionale, in quanto il vero Speaker, cioè il presidente della Camera dei rappresentanti, rimane il laburista Milton Dick, rieletto la settimana precedente per guidare l’Aula. Tuttavia, l’atto di affidare la presidenza della seduta a una donna aborigena è un chiaro passo verso l’inclusione e il riconoscimento concreto delle First Nations nei processi decisionali dello Stato.
Il peso della memoria storica
Il riferimento alle Stolen Generations – le generazioni di bambini aborigeni strappati alle loro famiglie per essere assimilati nella cultura occidentale – conferisce al momento vissuto da Scrymgour una portata ancora più intensa. Il fatto che una figlia di quelle politiche, un tempo simbolo di esclusione e sofferenza, sieda oggi su una delle più alte poltrone istituzionali, restituisce al popolo aborigeno una parte della dignità perduta e accende una nuova speranza per il futuro.
L’esempio di Marion Scrymgour sottolinea l’importanza della rappresentanza autentica e non meramente simbolica. Il suo cammino dimostra che è possibile portare la voce delle comunità emarginate all’interno delle istituzioni, non solo per “rappresentare” ma per agire, incidere e trasformare. L’Australia continua a confrontarsi con un passato coloniale complesso e con le diseguaglianze persistenti tra le popolazioni indigene e non indigene. La presenza di leader come la deputata può favorire una nuova fase di costruzione sociale, basata sull’ascolto, sul rispetto reciproco e sull’equilibrio tra tradizione e modernità. Il suo discorso e la sua presenza in Aula sono il simbolo di un ponte possibile: tra dolore e speranza, tra esclusione e inclusione, tra passato e futuro.
Con la sua nomina, Marion Scrymgour non solo fa la storia, ma indica una strada. Una strada che porta a una democrazia più giusta, plurale, e davvero rappresentativa di tutte le popolazioni dell’Australia.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Northern Land Council, SBS, Deadly Story













