Cisgiordania, ebrei e cristiani ai ferri corti

0
510
Cisgiordania

Tensione crescente in Terra Santa: attacchi ai cristiani, repressione dei palestinesi e crisi umanitaria aggravano il conflitto tra Israele e Palestina

Nei tanti pellegrinaggi in Terra Santa, Taybeh, a trenta chilometri da Gerusalemme, è una tappa obbligata per i gruppi di cristiani che vogliono conoscere le comunità in Medio Oriente. In Israele e nei territori della Palestina, è questo l’enclave rimasto totalmente cristiano.

Dal punto di vista biblico, Taybeh, non è altro che l’antica cittadina Efraim in Samaria ed è il luogo in cui Gesù si rifugiò alcuni giorni prima della passione. Il Nazareno, per sfuggire ai Farisei che volevano ucciderlo, lasciò Gerusalemme il 2 febbraio dell’anno 30 e vi restò per sei settimane in questo territorio straniero per rientrare poi il 18 marzo nella Città del Tempio. A Taybeh si possono vedere le rovine della antica chiesa dedicata a San Giorgio e a Elia risalente al IV secolo. Poco lontano vi è una caverna dove si suppone il profeta biblico si riposò durante un viaggio a Gerico. Questo piccolo villaggio palestinese della Cisgiordania conta ora meno di 1300 abitanti, non molto tempo fa erano oltre 9.000 a viverci, molti sono emigrati all’estero per una vita migliore e sfuggire alle incursioni che nottetempo fanno gli estremisti israeliani.

Attacchi sempre più irruenti

L’8 luglio gruppi di coloni hanno appiccato incendi nei pressi del cimitero minacciando gli abitanti con intimidazioni, offese ed è capitato che sputassero sui preti. Prepotenze che terrorizzano gli abitanti di natura mite. Provocazioni quotidiane dei coloni sui terreni agricoli senza che le autorità competenti israeliane, in specie l’Idf – Israel defense forces – intervengano. Sono avamposti di insediamenti illegali di coloni che cercano di cacciare i legittimi proprietari sotto la protezione dell’esercito.

Il 29 luglio giovani palestinesi hanno cercato di fermare un bulldozer israeliano che stava scavando nel territorio dei residenti locali, ma un colono ha tirato fuori una pistola e gli ha sparato contro uccidendolo. Era Basel Adra, un insegnante e giornalista palestinese, autore di un documentario. La polizia israeliana ha confinato l’uccisore in casa, “ai domiciliari”. I patriarchi e i capi delle chiese di Gerusalemme hanno di nuovo alzato la voce sugli attacchi dei coloni ai villaggi cristiani. Sono state incendiate auto dei residenti per intimidirli e cacciarli.

Inchiesta sul bombardamento della parrocchia Sacra Famiglia a Gaza

Dopo l’attacco delle truppe di Israele alla parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza che ha provocato tre morti e dieci feriti, al quale è seguito l’unanime sdegno della comunità internazionale e del Vaticano con la telefonata di Papa Leone XIV a Netanyahu, è stata aperta una inchiesta le cui conclusioni delle autorità sono alquanto singolari. Premesso che queste indagini sono state veloci a differenza di quanto accaduto nel passato, in particolare per madre e figlia Nahida e Samar Karmal Anton, uccise nel dicembre del 2023 sul sagrato della parrocchia e non ancora giunto a conclusione nonostante il tempo trascorso.

Questa volta, riferisce il Jerusalem Post, il rapporto dell’Idf spiegherebbe che il colpo partito dal Tank e sparato contro la chiesa, ”non solo non sarebbe intenzionale ma neanche causato da un errore umano piuttosto dal malfunzionamento del proiettile o del meccanismo del pezzo di artiglieria che lo ha lanciato. Pertanto nessuna responsabilità può essere attribuita all’operatore. Di conseguenza nessuno incorrerà in una punizione né penale né disciplinare”.  L’Idf non ha chiarito quale sia stato il malfunzionamento. C’è da dire che in questi 22 mesi di guerra nei tanti episodi simili, nei quali erano coinvolti volontari di Ong straniere e soccorritori stranieri, mai è stata accertata la responsabilità e nessun soldato punito.

 

 

Per Israele la carestia non esiste

Mentre migliaia di persone sono a rischio per mancanza di cibo e 40 mila neonati sono in pericolo di vita, giunge notizia che centinaia di tonnellate di cibo e medicinali, che da molti giorni erano su 800 camion parcheggiati al confine DI Kerem Shalom, sono bruciati dall’Idf in quanto ormai avariati sotto il sole cocente.

Aerei degli Emirati Arabi Uniti della Giordania e del Regno Unito hanno paracadutato ieri viveri sulla popolazione ma è ben poca cosa. La situazione a Gaza è definita “abominevole“ dalla Croce Rossa internazionale in quanto le strutture mediche continuano ad essere nel mirino degli israeliani, come il dispensario sanitario di Caritas Gerusalemme a Deir al Balah nel sud della Striscia, parzialmente danneggiato dai bombardamenti di domenica 27 luglio.

La Santa Sede e lo Stato della Palestina

Il presidente francese Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina il prossimo settembre e così ha fatto anche il Regno Unito. Nel frattempo si sta lavorando all’organizzazione della “conferenza internazionale di alto livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione dei due Stati”. Il dramma in corso a Gaza di migliaia di civili innocenti che muoiono sotto i bombardamenti e ora anche di fame e di sete colpiti mentre tentano di raggiungere un po’ di cibo, rende necessario una soluzione della questione palestinese. Da tempo la Santa Sede invoca costantemente che il problema deve essere affrontato dalla comunità internazionale oltre che dai Paesi direttamente coinvolti.

Già 25 anni fa la Santa Sede siglò un accordo con l’Olp – Organizzazione per la liberazione della Palestina – entrato in vigore nel 2016. Sin dal 1948 i Pontefici che si sono susseguiti sul Trono di Pietro avevano cercato di preservare i Luoghi Santi e il destino dei palestinesi. Papa Paolo VI per primo affermò che essi erano (esattamente come lo sono oggi) un popolo e non un gruppo di rifugiati di guerra. Il 22 dicembre 1975 Papa Montini chiedeva al popolo ebraico che aveva ormai consolidato in quel territorio (prima abitato dai palestinesi)il loro Stato sovrano di Israele, di “riconoscere i diritti e le aspirazioni legittime di un altro popolo cha aveva anche esso sofferto per lungo tempo“, appunto il popolo palestinese.

Rispetto del diritto umanitario

Nei primi anni novanta Giovanni Paolo II aveva stabilito relazioni con Israele e sempre Cisgiordaniacon il Papa nel marzo 2000 arrivando a Betlemme, aveva affermato: «la Santa Sede ha sempre riconosciuto che il popolo palestinese ha il diritto naturale ad avere una patria, a poter vivere in pace e tranquillità con gli altri popoli di quest’area». Nove anni dopo Benedetto XVI durante la sua visita in Terra Santa aveva ribadito: «come lo Stato di Israele ha il diritto di esistere, sia ugualmente riconosciuto che il popolo palestinese ha diritto a una patria indipendente e sovrana». Infine Papa Francesco nel 2014 nel suo viaggio in Terra Santa aveva ripetuto davanti al presidente palestinese, Mahmoud Abbas: «è giunto il momento per tutti di avere il coraggio della pace che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto a due Stati a esistere e godere pace e sicurezza entro confini riconosciuti internazionalmente».

Domenica 20 luglio Papa Leone XIV ha dichiarato: «Rispettare il diritto umanitario a Gaza è necessario e urgente c’è l’obbligo di rispettare i civili nonché il divieto di punizione collettiva, dell’uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Eurobull, Il Fatto Quotidiano, Vatican News

Video © Eurocomunicazione

Articolo precedenteAustralia, una donna aborigena presiede la Camera
Articolo successivoL’accordo Ue-Usa sui dazi e gli incontri con Giappone e Cina
Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui