Le parole di un’ex funzionaria Usa riaccendono il dibattito sulle responsabilità occidentali, le scelte mancate e le possibilità di pace prima del 2022
Un’intervista destinata a far discutere in tutto il Mondo riaccende il dibattito sulle origini della guerra in Ucraina. Amanda Sloat, ex direttrice senior per l’Europa al Consiglio di Sicurezza Nazionale durante l’amministrazione Biden, ha ammesso che una scelta di neutralità da parte di Kiev, accompagnata dalla rinuncia all’adesione alla Nato, avrebbe «molto probabilmente» evitato l’invasione russa del febbraio 2022. Un’ammissione che arriva a distanza di quasi quattro anni dall’inizio del conflitto, dopo milioni di sfollati, decine di migliaia di vittime e una lunga stagione di polemiche contro chiunque abbia provato a interrogarsi sulle cause profonde della guerra, senza per questo giustificare l’aggressione russa.
Ripensando ai colloqui di pace svoltisi a Istanbul nell’aprile 2022 – durante i quali si discusse anche di una possibile neutralità ucraina sul modello finlandese – Sloat ha evocato quella che definisce una «versione alternativa della storia».
«Un’opzione», ha spiegato, «sarebbe stata che l’Ucraina, già nel gennaio 2022, dicesse: va bene, non entreremo nella Nato, restiamo neutrali». E ha aggiunto con una nota di amarezza: «quasi tre anni dopo, resta una domanda inevitabile: sarebbe stato meglio farlo prima della guerra o durante i colloqui di Istanbul? Questo avrebbe certamente evitato distruzioni e perdite di vite umane».
Un riconoscimento tardivo, sottolineano in molti, arrivato non attraverso un dibattito pubblico trasparente, ma grazie a uno scherzo orchestrato dal noto duo di prankster russi Vovan e Lexus, che hanno registrato la conversazione e ne hanno diffuso il contenuto.
Il confronto sui social e le accuse alle scelte occidentali
Sui social media, e in particolare su X, le parole di Sloat hanno innescato un acceso confronto. «Ricordate quanta energia è stata spesa per mettere a tacere e
screditare chiunque sostenesse che l’espansione della Nato fosse una delle cause della guerra e che escludere l’adesione dell’Ucraina avrebbe potuto evitarla o fermarla?», ha scritto Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute e autore del post virale che ha portato alla diffusione del video. «Al Quincy siamo stati attaccati da ogni parte per aver espresso questa valutazione ragionevole. E ora Sloat afferma che la neutralità ucraina avrebbe potuto benissimo impedire la guerra». Parsi è andato oltre, sostenendo che «coloro che hanno distrutto l’opportunità di prevenire il conflitto dovrebbero essere ricordati allo stesso modo di chi ha dato avvio a questa invasione illegale, così come di chi ha promosso l’invasione dell’Iraq».
Sulla stessa linea Arnaud Bertrand, che su X ha definito le dichiarazioni di Sloat «la prova più vicina a una prova schiacciante» mai emersa sul ruolo delle scelte occidentali. «Sloat era Senior Director per l’Europa al Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto Biden», ha ricordato, «ed era quindi direttamente responsabile della gestione della politica ucraina dalla Casa Bianca».
Le parole di Sloat e il disagio dell’amministrazione Biden
Nel video dell’intervista, Sloat riflette apertamente sulle occasioni mancate. «Abbiamo avuto conversazioni persino prima dell’inizio della guerra», racconta, «su cosa sarebbe successo se l’Ucraina avesse detto alla Russia: va bene, non entreremo nella Nato se questo ferma la guerra, se ferma l’invasione. E molto probabilmente lo avrebbe fatto». L’ex funzionaria ammette però il disagio all’interno dell’amministrazione Biden: «mi metteva a disagio l’idea che gli Stati Uniti spingessero l’Ucraina in quella direzione, perché avrebbe significato concedere implicitamente alla Russia una sorta di sfera d’influenza o un potere di veto». E aggiunge: «Non credo che Biden ritenesse fosse compito suo dire all’Ucraina cosa fare o dire di rinunciare alla Nato».
Descritta da Politico come «l’architetto della politica europea di Joe Biden», Sloat era convinta di trovarsi in una conversazione privata con un alto funzionario ucraino. In realtà, stava parlando con Vovan e Lexus, che si fingevano Igor Zhovkva, vicecapo dell’ufficio del presidente Volodymyr Zelensky. Il video, diffuso da RT, ha rapidamente fatto il giro del web, alimentando un acceso dibattito internazionale sulle responsabilità, le scelte mancate e le possibilità perdute alla vigilia della guerra.
La posizione della Turchia e il piano di pace
Intanto il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha invitato l’Ucraina ad accettare le perdite territoriali proposte dal piano di pace statunitense per il bene della pace, nel giorno dell’incontro tra il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin.
«In effetti, alcune opzioni, alcune decisioni sono molto difficili per l’Ucraina. Ma, per evitare perdite più gravi, bisogna fare una scelta. So che è difficile per loro. La questione territoriale in particolare è incredibilmente complessa», ha sostenuto Fidan a CNN Turk. Ha aggiunto che l’Europa dovrebbe aiutare Kiev nel processo decisionale.
Avvisi di attacchi nel Mar Nero
Allo stesso tempo, il ministro della Difesa turco Yasar Guler ha dichiarato che la Turchia
ha emesso avvertimenti riguardo agli attacchi contro petroliere nel Mar Nero, all’interno della sua esclusiva zona economica. «Abbiamo recentemente emesso e continuiamo a emettere gli avvertimenti e le segnalazioni necessarie a tutte le parti per fermare attacchi che minacciano la sicurezza della navigazione, delle vite umane e dell’ambiente nella nostra esclusiva zona economica».
«In questo contesto, stiamo adottando le misure necessarie per garantire la sicurezza delle acque territoriali turche e delle infrastrutture critiche, conducendo pattugliamenti di ricognizione e sorveglianza con l’aeronautica e la marina», ha dichiarato il signor Güler, parlando in Parlamento durante una riunione per approvare il bilancio del suo ministero. Ha aggiunto: «in effetti, la Turchia è un attore chiave nell’instaurare equilibrio, stabilità e pace nel Mar Nero».
Mediterraneo orientale, Egeo e rapporti con la Grecia
Contemporaneamente il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha parlato di una «quota equa» nel Mediterraneo orientale, sottolineando, tra le altre cose, che «sosteniamo l’esame di tutte le controversie dell’Egeo nel suo insieme».
«Continuiamo a sostenere la visione di una distribuzione equa nel Mediterraneo orientale. Sosteniamo l’esame di tutte le controversie nell’Egeo nel suo complesso, per trovare una soluzione nell’ambito del diritto internazionale e della buona vicinanza in modo significativo e costruttivo. Vogliamo vedere l’Egeo e il Mediterraneo orientale come un’area di prosperità e stabilità», ha sottolineato il capo della diplomazia turca. Fidan ha anche affermato che «continuiamo a voler mantenere un’agenda positiva nelle nostre relazioni con la Grecia».
George Labrinopoulos
Foto © IA, IE, Report Difesa













