Dalle tensioni con Trump all’accordo AUKUS, passando per le scuse agli aborigeni: perché Kevin Rudd resta una figura chiave della politica australiana
L’ambasciatore australiano negli Stati Uniti d’America ed ex primo ministro federale dell’Australia, Kevin Rudd, si è dimesso dal suo incarico diplomatico con un anno di anticipo. Le sue dimissioni saranno effettive dal 31 marzo 2026.
L’attuale primo ministro Anthony Albanese e la ministra degli Esteri Penny Wong hanno ringraziato Kevin Rudd per il lavoro svolto. Entrambi hanno affermato che, durante il suo mandato come ambasciatore, l’Australia ha ottenuto un accordo da 13 miliardi di dollari sulle materie prime strategiche con gli Stati Uniti e ha fatto avanzare il patto di sicurezza AUKUS, che prevede anche l’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare.
Investimenti strategici e cooperazione tecnologica
Kevin Rudd ha contribuito a sbloccare miliardi di dollari in nuovi investimenti e collaborazioni, inclusi data centre per l’intelligenza artificiale e tecnologie avanzate di nuova generazione, in settori destinati a rafforzare l’economia e la sicurezza dell’Australia per i prossimi decenni.
Inoltre, ha portato l’industria australiana della superannuation all’attenzione degli Stati Uniti, dando una forte spinta alla collaborazione e agli investimenti americani.
A Kevin Rudd è stato riconosciuto anche il merito di aver contribuito al ritorno in Australia del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.
Le tensioni con Donald Trump
Kevin Rudd è ricordato anche perché, prima di diventare ambasciatore, aveva definito Donald Trump sui social media «un traditore dell’Occidente» e lo aveva criticato duramente anche in un’intervista online con un politico indiano. In quell’occasione aveva affermato che gli Stati Uniti, negli ultimi quattro anni, erano stati guidati da un incompetente.
Queste dichiarazioni portarono successivamente a un momento di forte tensione nello Studio Ovale, quando il primo ministro Albanese visitò il presidente Trump nell’ottobre 2025. Durante l’incontro, il presidente Usa fece riferimento a Rudd chiedendo se lavorasse ancora per il Governo australiano e, con tono ironico, gli domandò se avesse parlato male di lui.
Rudd rispose precisando che quelle affermazioni erano state fatte prima di assumere il suo incarico. Trump replicò dicendo che non gli era simpatico e che probabilmente non lo sarebbe mai stato.
Il nuovo incarico
Kevin Rudd assumerà l’incarico di Global President della Asia Society, dove guiderà il Centre for China Analysis.
Nato nel 1957 nelle aree rurali del Queensland, nella città di Nambour ha alle spalle una lunga carriera diplomatica e politica. Entrò giovanissimo nel Partito Laburista australiano nel 1972. In quell’anno scrisse all’allora primo ministro in carica, Gough Whitlam, per chiedere consigli su come diventare un diplomatico.
Whitlam rispose al quindicenne Rudd consigliandogli di frequentare l’università e studiare le lingue asiatiche. Frequentò la Australian National University di Canberra, dove si laureò in studi asiatici e divenne fluente in cinese mandarino.
Carriera parlamentare e ascesa politica
Fu eletto deputato federale nel 1998 e rieletto nel 2001 e nel 2004. Durante il Governo liberale di John Howard, Rudd ricoprì il ruolo di ministro degli Esteri ombra e fu molto critico nei confronti dell’intervento militare in Iraq. Nel 2006 fu eletto leader federale del Partito Laburista australiano.
Nel 2007 Rudd aumentò la pressione su Howard chiedendogli di fissare una data per le elezioni federali e lo invitò a confrontarsi in dibattiti diretti. In quel periodo godeva di un forte consenso popolare, mentre il livello di soddisfazione degli elettori verso Howard era in calo, e promise di portare uno stile di leadership nuovo nella politica australiana.
Chiese una strategia di uscita chiara per le forze australiane impegnate in Iraq e criticò Howard per i recenti aumenti dei tassi di interesse. Inoltre, sottolineò l’importanza di migliorare i servizi sanitari e annunciò un ampio piano di riforma della sanità pubblica, impegnandosi ad avviarlo fin dall’inizio del suo mandato nel caso fosse stato eletto primo ministro.
Il Governo Rudd e le scuse agli aborigeni
Nel novembre 2007 Kevin Rudd fu eletto primo ministro.
Il suo Governo è ricordato in particolare per un atto di grande rilevanza simbolica compiuto all’interno del Parlamento di Canberra, promesso durante la campagna elettorale: le pubbliche scuse alle popolazioni aborigene per gli abusi subiti dall’inizio del periodo coloniale fino ai decenni recenti e il riconoscimento delle Stolen Generations.
Disse che la Nazione si fermava a riflettere sui maltrattamenti del passato e sottolineò in particolare le gravi ingiustizie subite dalle Stolen Generations, definendo quel periodo una delle pagine più oscure della storia nazionale. Secondo Rudd, era arrivato il momento per il Paese di voltare pagina, correggere gli errori del passato e guardare al futuro con maggiore fiducia. Dichiarò che l’Australia si scusava per le leggi e le politiche adottate da Governi e Parlamenti nel corso degli anni, che avevano causato dolore, sofferenza e perdite profonde a molti cittadini australiani.
Espresse scuse in modo particolare per la rimozione dei bambini aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres dalle loro famiglie, comunità e terre. Affermò che il Paese chiedeva scusa per il dolore, la sofferenza e le ferite inflitte alle Stolen Generations, ai loro discendenti e alle famiglie rimaste indietro, e anche a madri, padri, fratelli e sorelle per la distruzione di famiglie e comunità.
Aggiunse che l’Australia chiedeva scusa per l’umiliazione e la perdita di dignità inflitte a un popolo e a una cultura fieri.
Clima, crisi politica e caduta
Rudd fece del cambiamento climatico uno dei punti centrali del suo Governo, definendolo «la più grande sfida morale della nostra generazione» e promuovendo l’introduzione di un sistema di scambio delle emissioni di carbonio.
Per far approvare la legge al Senato, negoziò un accordo con Malcolm Turnbull, allora leader dell’opposizione liberale. Tuttavia, Turnbull incontrò una forte opposizione all’interno del suo stesso partito, che portò alla sua rimozione e alla sua sostituzione con Tony Abbott, contrario al sistema di scambio delle emissioni. Di conseguenza, la legge fu bocciata dal Senato nel dicembre 2009.
A causa di questo e di altri fallimenti politici, la popolarità di Rudd diminuì, aprendo la strada a una sfida interna guidata da Julia Gillard, allora vice primo ministro, nel giugno 2010. Comprendendo che la sconfitta era imminente, Rudd decise di non partecipare al voto sulla leadership. Gillard venne così eletta leader dell’Australian Labor Party e lo sostituì.
Successivamente, nello stesso anno, Rudd divenne ministro degli Esteri, ma si dimise alla fine di febbraio 2012, tra le voci di una possibile nuova sfida alla leadership del partito.
Valutazione storica e profilo politico
Kevin Rudd è l’unico politico australiano con un profilo diplomatico strutturato a diventare primo ministro. Il suo stile di Governo ragionava in termini di relazioni e ordine internazionale, e non esclusivamente sulla base del consenso interno.
Il suo mandato trattò la Cina e le Nazioni asiatiche come una realtà geopolitica strutturale, riconoscendole come interlocutori alla pari. Può essere definito l’unico primo ministro australiano ad aver concepito la geopolitica come uno dei pilastri centrali del proprio Governo. Anticipò l’idea dell’Indo-Pacifico come spazio strategico integrato, prima che diventasse un concetto mainstream.
Cercò un equilibrio strutturato tra l’alleanza con gli Stati Uniti e il rapporto economico con la Cina, rifiutando semplificazioni ideologiche. In politica estera parlò apertamente di diritti umani, responsabilità storica e limiti del potere, rompendo con lo stile tradizionale del pragmatismo silenzioso australiano.
Nel rapporto con il Partito Laburista, Rudd sembrava non tenere conto delle dinamiche interne. Consultava poco il Caucus e governava con uno stile decisionista e altamente esigente, avvalendosi di pochi consiglieri. Il Partito Laburista, storicamente composto da numerose correnti, reagì quando i sondaggi iniziarono a calare, sostituendolo rapidamente.
Kevin Rudd può essere definito un primo ministro dotato di una forte visione etica e strategica. Capace di decisioni storiche, ma con una limitata capacità di gestione del potere politico interno al partito. Nonostante ciò, a livello storico è ricordato in modo positivo dalla società australiana.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © AFR, The Canberra Times, WHO, SBS













