Kosovo, violenze taciute: il racconto di “The Strongest Link”

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Kosovo The Strongest Link

Alla John Cabot University emerge il dramma delle vittime e il ruolo della memoria nella ricostruzione storica del conflitto balcanico

«Alcune donne mi hanno detto che avrebbero preferito morire. Ho addirittura raccolto il caso di una donna stuprata mentre la sorella veniva anch’essa violentata e uccisa. Al funerale, mentre la sorella era seppellita, i genitori hanno detto alla figlia sopravvissuta che avrebbero preferito vedere anche la seconda figlia nella bara piuttosto che sopravvissuta ma in quello stato, macchiata da uno stupro». Questo uno degli atroci esempi citati da una delle due coautrici del libro, Anna Di Lellio, durante la presentazione del volume “The Strongest Link” alla John Cabot University, evento organizzato dal Guarini Institute for Public Affairs.

«La storia degli stupri in Kosovo è stata silenziata perché la Serbia e la Russia si opposero all’inclusione di queste violenze nel rapporto Onu. Un’intera parte della vicenda dimenticata», ha inoltre sottolineato la coautrice.

 

 

La Jugoslavia e il conflitto nei Balcani

La presentazione è iniziata con una lectio del professor Federigo Argentieri, direttore del Guarini Institute, sul quadro della Jugoslavia durante la Guerra Fredda, antefatto del conflitto nei Balcani degli anni ’90, concludendo poi con considerazioni di attualità: «Il dramma odierno del Kosovo è che, seppur indipendente, manca un suo pieno riconoscimento da parte della comunità internazionale. Questo significa niente Ue, niente Nato, niente Onu, nessuna partecipazione a qualsiasi organizzazione internazionale che conti qualcosa».

Propaganda, guerra e narrazione

Considerazioni sui legami con l’attualità e sul pregio del libro per la crudezza dei particolari espresse dalla professoressa Lucia Corso, dell’Università di Enna: «Una guerra che ha distrutto la convinzione europea che i conflitti appartenessero ormai al passato o a luoghi lontani. Poco prima del massacro in Kosovo, la propaganda serba parlava di uomini kosovari che maltrattavano e stupravano donne serbe, con addirittura donne kosovare coinvolte in questi crimini. Anche oggi, troppo spesso vediamo una criminalizzazione dei popoli più deboli, di quelli che sono in realtà sotto attacco, per legittimare i crimini che li colpiscono».

Il valore della storiografia orale

«Questo libro non è solo importante e interessante dal punto di vista storico, è sicuramente anche un buon libro da leggere. Ha tutti i punti di forza della storiografia orale: presenza individuale nella storia, punto di vista individuale nella narrazione, potere dell’esperienza», ha dichiarato il professor Alessandro Portelli, storico della Sapienza specializzato in storiografia orale.

 

 

Il contributo metodologico

C’è stato anche un contributo di Alba Kepi, corrispondente a Roma per media albanesi: «In questo libro mi ha colpito l’aspetto metodologico. Qui è data priorità alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, dei mediatori, di chi ha vissuto le vicende in questione, garantendo immediatezza e potenza narrativa».

 

Andrea Catalini

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