A Roma una serata di letture, interventi e musica dedicata alle raccolte “Primavere” e “La gamba zoppa e fichi verdi”, tra rinascita, paesaggio urbano e ricordo del lockdown
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”: il celebre verso conclusivo dell’Inferno di Dante sembra attraversare idealmente l’incontro poetico che il 27 maggio animerà la Biblioteca Vallicelliana di Roma, dove Serena Maffia presenterà le sue raccolte “Primavere” e “La gamba zoppa e fichi verdi”. In un tempo ancora segnato dalla memoria della pandemia e da una diffusa inquietudine contemporanea, la poesia torna così a interrogare il rapporto tra amore, natura e fragilità umana. L’appuntamento si svolgerà dalle 16.30 alle 19.00 nello storico Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana, all’interno dell’Oratorio dei Filippini progettato da Francesco Borromini nel cuore di Roma. La biblioteca, fondata nel XVI secolo e legata alla Congregazione di San Filippo Neri, rappresenta ancora oggi uno dei luoghi simbolici della memoria culturale italiana.
Una serata tra critica, letture e musica
L’incontro sarà coordinato da Carmen Golia e vedrà la partecipazione di giornalisti, critici
letterari, artisti e musicisti. Interverranno Annalisa Gaudenzi, Alberto Ferrari, Ugo Magnanti, Carlo Maria Parisi e Plinio Perilli. Le letture saranno affidate alle attrici Raffaella Azim e Rosa Ferraiolo, mentre l’accompagnamento musicale di Stefano Refolo contribuirà a sottolineare la dimensione sonora e teatrale della poesia di Serena Maffia. Non a caso la serata si svolgerà in uno spazio dove parola, architettura e memoria convivono da secoli. “La poesia è il respiro segreto delle cose”, recita la locandina dell’evento: una dichiarazione che sembra raccogliere l’eredità di poeti come Mario Luzi, secondo cui “la poesia è conoscenza”, oppure di Eugenio Montale quando scriveva “portami il girasole impazzito di luce”.
Primavere: la scelta controcorrente della felicità
Tra le due raccolte, “Primavere” appare forse la più sorprendente per la sua impostazione emotiva. In un panorama poetico spesso dominato dalla perdita, dal disincanto o dalla disperazione sentimentale, Serena Maffia sceglie infatti di raccontare un amore vivo, sensuale, luminoso.
Paolo Di Paolo osserva come l’autrice riesca a reinventare la poesia amorosa senza renderla “melensa” o nostalgica, ma anzi “stramba, divertente, buffa, sensuale”. Le poesie della raccolta sembrano così avvicinarsi a quella “vitalità dell’amore” che Pablo Neruda evocava nei suoi versi più celebri, dove eros e natura si fondono continuamente. Anche in “Primavere” il sentimento diventa corpo, fioritura, energia che attraversa il linguaggio con leggerezza musicale e immagini floreali: rose, glicini, papaveri, corolle. L’amore non appare come rovina, ma come possibilità di rinascita.
La gamba zoppa e fichi verdi: il paesaggio poetico del lockdown
Più civile e visionaria è invece “La gamba zoppa e fichi verdi”, raccolta nata dall’esperienza della pandemia. Già il titolo suggerisce una frattura: quella “gamba zoppa” è l’immagine di
un’Italia ferita, rallentata, improvvisamente fragile; i “fichi verdi” rappresentano invece una natura che torna a reclamare il proprio spazio. Il libro è diviso nei tre colori della bandiera italiana — verde, bianco e rosso — trasformati in sezioni poetiche dedicate alla memoria collettiva, al paesaggio urbano e alla dimensione privata. Nella prefazione, Sandro Gros-Pietro sottolinea la pluralità dei registri presenti nella scrittura dell’autrice, sospesa tra sperimentazione, sensualità e osservazione del presente.
Durante il lockdown Roma sembrava mutata: cinghiali nelle strade, papere nei quartieri silenziosi, vegetazione spontanea sempre più evidente, alberi lasciati finalmente ai propri frutti. Una natura “prepotente”, quasi selvaggia, che riaffiorava mentre l’uomo restava chiuso dentro le case.
È difficile non pensare, leggendo queste poesie, ai versi di Giacomo Leopardi quando nella Ginestra descrive la natura come forza assoluta, indifferente eppure capace di riportare l’uomo alla propria verità. In Serena Maffia, tuttavia, quella natura non è soltanto minaccia o immensità: è anche risveglio, occasione di riequilibrio, possibilità di ascoltare nuovamente il mondo.
Un incontro culturale nel cuore di Roma
La presentazione del 27 maggio si preannuncia così non soltanto come un appuntamento editoriale, ma come un attraversamento della poesia contemporanea tra voce, musica, memoria e riflessione civile. Nel silenzio monumentale della Biblioteca Vallicelliana, la parola poetica torna a interrogare il presente e a cercare, come scriveva Alda Merini, “una luce che non tradisca la notte”.
Pierfrancesco Mailli













