Il gioco non è un’esclusiva umana. Mammiferi, uccelli ma persino pesci e rettili possono dedicarsi all’attività ludica
Giocare è una prerogativa umana? Non proprio. Nel suo libro “Nel regno del gioco“, David Toomey non si limita a raccontarci quanto il gioco sia diffuso nel mondo animale. Incrociando ricerche, studi, osservazioni si interroga su che cosa sia questa attività e a che cosa serva realmente. Un compito non facile.
Se nel corso degli ultimi cent’anni gli psicologi hanno prodotto un’infinità di studi dedicati al gioco dei bambini, ben poco è stato scritto su quell’animale. Eppure, basta pensare per un attimo al comportamento di quelli a noi più vicini, quelli domestici – come cani e gatti – e ci verranno in mente subito molte scene che possiamo definire di gioco. Gli animali, non tutti ma molti, giocano. L’autore ci svela fin dalle prime pagine la difficoltà: definire il gioco animale in modo scientifico è complicato.
Osservare con pazienza
In molti casi, come scrive Toomey nel suo libro, gioco, corteggiamento e lotta si confondono. A differenza di un antropologo, che può porre domande per capire le motivazioni di un comportamento a un altro essere umano, il ricercatore che ha a che fare con gli animali ha un problema di linguaggio. Quindi, deve armarsi di grande pazienza, osservare, annotare. Formulare un’ipotesi, ma essere pronto anche a essere smentito dai fatti. Come, per esempio, è successo a Lynda Sharpe, che ha studiato 37 cuccioli di suricato.
Per farlo ha vissuto nel deserto del Kalahari per anni, registrando 27100 episodi definibili come gioco. Scoprendo attraverso il suo lavoro che i cuccioli più impegnati in una lotta giocosa non avevano maggiore probabilità di vincere combattimenti reali da adulti, diventando dominanti, come la studiosa aveva invece immaginato.
Scivolare, un grande divertimento
Ciò che rende il libro “Nel regno del gioco” un testo divulgativo e piacevole anche per chi non è un etologo ma un semplice amante degli animali, è la ricchezza di storie ed esempi. È il caso dello scivolo, un’attività ludica amata anche dai bambini. Non solo i cani, ma anche i camosci amano arrampicarsi su un pendio innevato e lasciarsi scivolare giù. E dove non c’è neve, gli elefanti possono farlo con l’acqua. Un divertimento che condividiamo.
Certo, per potersi permettere il lusso di giocare servono alcune condizioni. David Toomey illustra gli studi di Gordon Burghardt che individua cinque elementi essenziali. Il gioco per essere tale non deve servire a sopravvivere – la gazzella che scappa dal leone non sta giocando – o a riprodursi. Deve essere volontario e ben distinto da altri comportamenti. I movimenti devono essere ripetuti. Ma soprattutto l’animale deve avere una buona scorta di energia, essere in buona salute, ben nutrito e in condizioni di sicurezza.
La tursiope Billie in piedi sulla coda
Ecco un esempio interessante tratto da “Nel regno del gioco“. Nel 1998, una femmina di tursiope – un cetaceo della famiglia dei delfinidi – venne salvata In Australia da un’area inquinata e portata in un parco per mammiferi marini. Billie – così venne chiamata – vide altri delfini addestrati a stare in piedi in acqua muovendosi sulla coda. La tursiope imparò da sola quel gioco. E quando fu liberata, venne avvistata nell’oceano mentre lo eseguiva. Senza un motivo particolare, evidentemente per divertimento.
Billie in quel momento soddisfaceva tutte le condizioni indicate da Burghardt: era sana, sazia, energica. Non era in fuga, non corteggiava nessuno. Si stava solo divertendo, come facciamo noi umani quando giochiamo con un videogame o a pallavolo. Il gioco, per gli animali come per noi, può essere solitario o di gruppo, oppure con un oggetto.
Il gioco come scuola di vita fra i gorilla
Un tema interessante trattato nel libro è il gioco fra madre e figlio. Le mamme gorilla dedicano tempo a giocare con i piccoli. I cuccioli dondolano, vengono spinti a perdere l’equilibrio, oppure punzecchiati e spinti. È una scuola di vita, in cui si studiano le situazioni che poi il cucciolo replicherà con altri coetanei.
Le regole del gioco da non infrangere
David Toomey in questo libro esamina anche il legame fra il gioco e la selezione naturale, analizza come il gioco aiuti la cooperazione fra individui, illustra le regole che molte specie durante il gioco sanno di non dover infrangere, pena la perdita dell’aspetto ludico e lo sconfinamento nella lotta. Racconta di sogni animali e di coscienza e consapevolezza. Tuffarsi nella lettura di “Nel regno del gioco” è un’autentica esplorazione dell’evoluzione del sapere umano in tema di gioco animale, ma è anche un po’ un guardare dentro noi stessi. In fondo, con gli scimpanzé condividiamo il 99 per cento del Dna.
Maria Tatsos
Foto © Charles J.Sharp / Wikipedia, Martin Seyer / Wikipedia













