Gioco e Cultura: a Genova la prima ludoteca universitaria Italiana

0
653
Gioco

Una nuova frontiera per la didattica accademica. Il gioco diventa strumento di apprendimento e ricerca

L’università non è più solo aula e cattedra. A Genova diventa anche un tavolo da gioco, dove si imparano strategie, relazioni e cittadinanza. L’11 giugno 2025 l’Università degli Studi di Genova ha inaugurato la prima ludoteca universitaria italiana, un’iniziativa senza precedenti che mira a integrare il gioco nei percorsi formativi e di ricerca.

Il progetto, ideato dal Centro di ricerca sul gioco (Cerg) e diretto dallo storico Renzo Repetti, è nato con l’obiettivo di esplorare il valore educativo, sociale e culturale del gioco analogico. La ludoteca è stata collocata all’interno del Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali e rappresenta un laboratorio permanente di innovazione didattica, aperto non solo agli studenti, ma anche a ricercatori, formatori e realtà del territorio.

Un gioco da ragazzi? No, una sfida accademica

LudotecaL’inaugurazione ha visto la partecipazione  del rettore Federico Delfino, che ha simbolicamente tagliato il nastro con una partita al celebre gioco di strategia Risiko, insieme a studenti e docenti. Un gesto che, secondo le parole del rettore, «non è solo simbolico, ma testimonia una volontà precisa: cambiare il modo in cui si insegna e si impara».

«Il gioco» – ha aggiunto – «insegna a ragionare in modo strategico, a prendere decisioni, a collaborare e persino a perdere. Sono tutte competenze trasversali che preparano gli studenti alla vita professionale e civile».

Una convinzione condivisa anche dal professor Repetti, che da anni studia il gioco come fenomeno storico e culturale. «Non è un’attività infantile o evasiva. Ha sempre accompagnato la storia umana, ed è stato strumento di trasmissione di valori, di socializzazione e perfino di resistenza culturale. Oggi, riportarlo in università significa restaurare una dimensione profonda dell’apprendimento: quella attiva, curiosa e collettiva».

Oltre 250 giochi da tavolo: un patrimonio in crescita

All’interno della ludoteca, gli studenti hanno a disposizione una collezione di oltre 250 giochi analogici, selezionati per coprire un’ampia gamma di approcci: dalla strategia al cooperativo, dal gioco narrativo a quello educativo. Il fondo sarà costantemente aggiornato grazie a donazioni, acquisizioni e collaborazioni con editori, autori e associazioni.

Ma non si tratta solo di giocare. Lo spazio è pensato come ambiente ibrido tra aula e laboratorio, in cui si sperimentano metodologie didattiche innovative, come il game-based learning e il role play applicato allo studio delle relazioni internazionali, delle dinamiche di gruppo e dei processi decisionali. Sono già previsti moduli formativi che sfruttano i giochi per approfondire temi come teoria dei conflitti, dinamiche politiche e psicologia dei gruppi. In parallelo, la ludoteca sarà al centro di un’attività di ricerca strutturata volta a valutare l’efficacia delle pratiche ludiche in contesti educativi e professionali.

Un’iniziativa che parla al territorio

L’apertura della ludoteca è stata anche occasione di dialogo con la comunità cittadina. Alla Giococerimonia erano presenti Marco Donadoni, uno dei più noti game designer italiani, e Luigi Cornaglia della casa editrice Demoela, specializzata in giochi con contenuto culturale e civico. Anche le associazioni genovesi, come Giochi Corsari, hanno partecipato all’iniziativa offrendo supporto nella promozione della cultura del gioco come strumento di inclusione e cittadinanza attiva. La loro presenza ha evidenziato quanto sia importante il dialogo tra università e territorio anche nella costruzione di nuovi modelli educativi.

L’iniziativa è stata finanziata anche grazie al sostegno della Fondazione Prisma Pro‑Ben, da tempo impegnata nella promozione della didattica alternativa. «Crediamo che investire in progetti come questo significhi scommettere sul futuro dell’educazione, più collaborativa, meno frontale, più partecipata», ha dichiarato in una nota il presidente della fondazione.

Il gioco come oggetto di ricerca

Un aspetto centrale del progetto riguarda la ricerca scientifica. Il Cerg utilizzerà la ludoteca anche come sede operativa per studi sugli effetti cognitivi, emotivi e sociali del gioco. L’obiettivo è costruire un corpus di dati e modelli teorici applicabili anche in contesti scolastici, aziendali o riabilitativi.

L’approccio non nasce da una tendenza momentanea: numerose discipline come le neuroscienze, la pedagogia e la sociologia stanno infatti riscoprendo il potenziale formativo e trasformativo del gioco. In questo contesto, anche l’accademia italiana è chiamata a riconoscerne il valore e a integrarlo nei propri percorsi educativi. A tal fine, sono già in programma collaborazioni internazionali con atenei francesi, tedeschi e canadesi, dove il gioco ha da tempo un ruolo riconosciuto nella formazione universitaria.

Una tendenza globale in crescita

In altri Paesi europei ed extraeuropei, le ludoteche accademiche o i centri di studi sul gioco sono realtà consolidate. A Utrecht (Paesi Bassi), ad esempio, l’Università ospita un Game Research Lab che lavora sull’integrazione tra gioco, etica e intelligenza artificiale. In Canada, la McGill University ha un centro interdisciplinare dedicato al “serious gaming“. In Italia, Genova è la prima città ad aprire un varco in questo ambito. Ma altre università, tra cui Bologna, Milano-Bicocca e Trento, hanno già espresso interesse a replicare l’iniziativa. «Non vogliamo restare un caso isolato. Il nostro intento è creare una rete nazionale del gioco universitario, aperta alla condivisione di materiali, competenze e buone pratiche», afferma Repetti.

Non solo svago

L’entusiasmo tra gli studenti è tangibile. «Finalmente un progetto che valorizza la nostra voglia di partecipare, di collaborare, di imparare anche in modo non convenzionale», racconta Luca Mancini, studente di Scienze Politiche.

Per Chiara Rossi, studentessa magistrale, «la ludoteca è un luogo dove ci si incontra tra pari, si impara giocando, si riflette in gruppo. È un antidoto alla solitudine dello studio individuale».

Secondo un recente sondaggio interno, più del 70% degli studenti coinvolti ha dichiarato di voler utilizzare la ludoteca non solo per svago, ma anche per attività legate alla didattica e al miglioramento delle soft skills.

Un segnale forte dal mondo universitario

Nel contesto attuale, in cui l’università italiana cerca nuovi modi per rispondere alle esigenze di una società complessa e interconnessa, l’iniziativa genovese appare come un segnale di coraggio e innovazione. Il gioco, spesso relegato a momento ricreativo, trova finalmente una legittimità scientifica e pedagogica. L’università, da luogo statico e selettivo, può diventare spazio dinamico e inclusivo, dove l’apprendimento passa anche dal coinvolgimento ludico.

Come ha affermato il rettore Delfino: «Una partita a Risiko può insegnare più di una lezione frontale, se viene giocata con consapevolezza. Ed è proprio quella consapevolezza che vogliamo coltivare».

La speranza, condivisa dal CeRG e dagli attori coinvolti, è che il modello genovese possa essere adottato anche da altri atenei italiani. Una rete nazionale delle ludoteche universitarie potrebbe rappresentare una svolta nel modo di concepire la didattica e la formazione accademica. In un Paese che fatica a investire in cultura e innovazione educativa, la nascita di una ludoteca universitaria non è solo una notizia curiosa, ma un segnale forte: il sapere può passare anche dal divertimento e la serietà dell’apprendimento non esclude la leggerezza del gioco.

Maria Vittoria Rickards

Foto © UniGe, Maria Vittoria Rickards, UniGe.life

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui