Fantasmi di Roma: storie misteriose tra monumenti e leggende

0
338
Fantasmi di Roma

Inquietanti presenze notturne, apparizioni storiche e racconti popolari nei luoghi più iconici della Città Eterna

Sebbene legata a una storia millenaria, Roma sa regalare ai tanti turisti che la visitano anche brividi di inquietudine. Sono le sottili presenze che a notte inoltrata si possono incontrare intorno ai monumenti capitolini. Presenze misteriose che hanno come sfondo la Città eterna.

In centro

La centralissima via del Plebiscito, prima che divenisse teatro di affari politici, era una delle strade più eleganti di Roma, ove si affacciavano superbi palazzi nobiliari. La vicenda inquietante avvenne intorno agli anni ’20 e riguarda Palazzo Altieri. Una sera d’estate, un giovin signore a passeggio per la via si imbatté in una vecchietta che stava per finire sotto gli zoccoli di una carrozza a cavalli. Con uno scatto, il giovane riuscì a trattenere l’anziana da una rovinosa caduta. Per sdebitarsi, la vecchia lo invitò a prendere un tè nel suo appartamento al primo piano del palazzo. Il giovane fu presentato alla sorella dell’anziana; preparò con gentilezza il tè e conversò con loro per quasi un’ora. L’uomo ringraziò e se ne andò.

Nei giorni seguenti, trovandosi di giorno a passare per quella via, si accorse che le finestre dell’appartamento delle due anziane sorelle erano serrate. Chiese allora informazioni al portiere dello stabile e poco ci mancò che gli venisse un colpo, quando apprese dall’uomo che quelle due vecchiette erano morte ambedue lo stesso giorno, ben due anni prima. L’uomo insisté, non credendo a quanto detto; convinse il portiere ad aprirgli l’appartamento rimasto chiuso così a lungo. Grande fu la meraviglia quando sul tavolo del grande salone vide le tre tazze di tè ancora lì disposte, nel giorno in cui il giovane era stato ospitato. Il portiere raccontò che le due donne erano morte due anni prima, lo stesso giorno: una delle sorelle era stata travolta in strada da una carrozza, l’altra, affacciata alla finestra vedendo la scena, era morta d’infarto.

Il fantasma della Via Appia

Nel 2006, la Soprintendenza alle antichità di Roma è riuscita ad acquistare, al quinto miglio della via Appia, un casale e un terreno con reperti archeologici, nei pressi della zona denominata Villa dei Quintili. I proprietari erano una coppia di americani, che furono ben lieti di cederlo. La signora Kimble, proprietaria, testimoniò che più volte d’estate, nel cuore della notte, era stata svegliata dal canto di una bambina, ascoltato anche dagli ospiti che frequentavano la villa. Dopo lunghe ricerche negli archivi, erano giunti alla conclusione che a turbare i loro sonni nella villa era il fantasma di Tulliola, una bambina che si diceva fosse la figlia di Cicerone e che, anni prima, era stata trovata sepolta e mummificata in quel terreno. Si dice che viandanti la abbiano incontrata anche qualche anno fa, vedendo una bimba con una tunica che entrava in un muro della Villa dei Quintili.

Il fantasma di Lorenza, la moglie del conte di Cagliostro

Lorenza Serafina Feliciani, vissuta nel Settecento, era una bellissima donna romana. Appena diciassettenne, andò in sposa a Giuseppe Balsamo, palermitano, passato alla storia come Conte di Cagliostro. Il fantasma di Lorenza appare talvolta come ombra furtiva, nelle serate d’estate, nei dintorni di Piazza di Spagna, in via Margutta.

Lorenza era la figlia analfabeta di un orafo; dal carattere ambizioso, si sposò con Balsamo il 21 aprile del 1768, anniversario della fondazione di Roma, nella Chiesa di San Salvatore in Campo, rione Regola. Cagliostro, già conosciuto come falsario, aveva aperto una bottega in via dei Giubbonari. Sia Lorenza che Cagliostro avevano stretto un patto scellerato che li avrebbe portati a mettere a segno truffe a scapito della nobiltà di mezza Europa. Traffici illeciti, stregonerie, guarigioni miracolose, pozioni alchemiche, riti esoterici per spillare denaro fecero guadagnare a Balsamo la fama del più grande furfante del secolo. Lorenza collaborava, mettendo a disposizione le sue arti di letto per circuire e ammorbidire i mecenati di turno che il marito raggirava.

A Bergamo furono arrestati, poi rilasciati. Percorsero l’Europa, conobbero Casanova, i sovrani di Francia e di Russia. Gli anni passarono e, nel 1789, Lorenza, rientrati a Roma, stanca di essere considerata oggetto da parte del marito, lo denunciò al Sant’Uffizio per reati gravissimi: eresia e magia nera.

Un ectoplasma

Balsamo cercò di discolparsi con il Papa Pio VI, negando di appartenere alla massoneria, ma la sentenza fu di colpevolezza, aggravata dalle testimonianze dei tanti nobili che erano stati truffati dall’uomo. La condanna a morte prevista per quei reati fu commutata in carcere a vita nella Fortezza di San Leo, ove Cagliostro morì il 26 agosto del 1795. Si dice che in quel giorno il suo fantasma compaia sulle mura del castello. E Lorenza? Per la sua decisiva testimonianza fu assolta e rinchiusa in un convento.

Nel 1806, dopo l’invasione napoleonica di Roma e lo smantellamento di molti istituti religiosi, divenne portinaia del Collegio Germanico di Piazza Sant’Apollinare e morì d’infarto nel maggio del 1810. Ancora oggi la presenza di Lorenza è segnalata di notte nelle strade di Trastevere, Ponte Garibaldi fino a Piazza di Spagna: un ectoplasma che rasenta i muri, accompagnato da una lunga risata di scherno, il grido strozzato: “Lorenza”.

Gli abitanti misteriosi del Pantheon

Fatto costruire dal generale romano Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a.C., dedicato in origine a tutte le divinità che erano adorate a Roma, distrutto nell’80 d.C. da uno spaventoso incendio, quindi ricostruito sotto l’imperatore Adriano nella sua attuale forma. Le dimensioni del Pantheon sono incredibili: il tamburo che sostiene la cupola è alto 30,40 metri; il diametro dell’edificio è di 43,30 metri ed è esattamente uguale all’altezza, dalla chiave di volta al pavimento. Il luogo ha un fascino particolare ed è considerato magico. Dapprima tempio pagano, nelle nicchie e nelle edicole si trovavano anticamente tutte le divinità romane. Nel 608 d.C. il tempio è donato dall’imperatore Foca a Papa Bonifacio IV, che lo cristianizzò in chiesa intitolata a Santa Maria ad Martyres. Nei lunghi secoli, il Pantheon fu spogliato dei suoi infiniti bronzi, con i quali furono realizzati i cannoni per Castel Sant’Angelo.

A partire dal Rinascimento, fu destinato a ospitare i grandi artisti, come Raffaello, Carracci, Baldassarre Peruzzi, Corelli. Nel periodo del Risorgimento sono state collocate le tombe dei primi re d’Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I, insieme alla consorte, la regina Margherita. Questa destinazione sepolcrale ha avvalorato la credenza che il Pantheon sia un luogo abitato da fantasmi. Oggi i fantasmi che lo popolano sono, secondo racconti popolari, quelli appartenenti alla famiglia reale.

Il segreto

Il fantasma più segnalato è quello di Umberto I, ucciso il 29 luglio del 1900 dall’anarchico Fantasmi di RomaGaetano Bresci, che ricordo ai lettori si suicidò in cella, nel carcere di Santo Stefano, un anno più tardi. Il fantasma del re apparirebbe sovente; la testimonianza più clamorosa, che apparve anche nelle cronache dei giornali, fu quella dell’agosto 1930, quando il fantasma lasciò traccia del suo passaggio: una striatura – come una bruciatura – sulla giubba del carabiniere che montava la guardia al suo sepolcro. Il carabiniere, trasecolato da quella immateriale presenza, confidò ai commilitoni che il fantasma gli aveva affidato un messaggio di contenuto politico. Quel messaggio non volle mai renderlo pubblico, e il segreto lo portò nella tomba, fedele fino alla fine al suo compito di custode di un reale fantasma.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Romaguida, Wikipedia, San Leo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui