Alla Farnesina, i 43 Paesi membri approvano una dichiarazione per il 2030: priorità a resilienza idrica, investimenti, digitale e cooperazione regionale
La gestione dell’acqua torna al centro della cooperazione euro-mediterranea. Alla Farnesina, a Roma, ministri e alti funzionari dei 43 Stati membri dell’Unione per il Mediterraneo (UpM) si sono riuniti per la seconda ministeriale dedicata alla risorsa idrica, la prima dal 2017. In una regione sottoposta a crescenti pressioni climatiche e a una grave scarsità d’acqua, l’incontro ha segnato un nuovo passo verso una strategia comune da qui al 2030. I partecipanti hanno adottato una dichiarazione ministeriale, lanciato l’iniziativa di Roma sull’acqua e approvato tre quadri strategici dedicati all’integrazione tra settori, ai finanziamenti e alla digitalizzazione.
L’appuntamento precede la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua prevista a dicembre e si inserisce nel Forum euro-mediterraneo sull’acqua, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026. A ospitare la ministeriale è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, insieme alla copresidenza dell’UpM, rappresentata dalla commissaria europea Jessika Roswall, responsabile per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, e dal ministro giordano dell’Acqua e dell’Irrigazione Raed Abu al–Soud. La riunione è stata cofinanziata dalla Direzione generale per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo della Commissione europea.
Una dichiarazione per il 2030
Durante la ministeriale, i rappresentanti dei Paesi membri hanno fatto il punto sui progressi dell’Agenda idrica dell’UpM e definito l’indirizzo della cooperazione regionale per il periodo 2026-2030. La seconda Dichiarazione ministeriale sull’acqua stabilisce le priorità comuni per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla risorsa idrica. L’impegno riguarda una gestione integrata a tutti i livelli, compresa la dimensione transfrontaliera, e politiche capaci di considerare anche le esigenze di donne, giovani e persone vulnerabili.
La dichiarazione individua quattro obiettivi:
- raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 6 e gli altri traguardi legati all’acqua in tutti i Paesi membri;
- rafforzare in modo significativo la resilienza idrica, integrando riduzione dei rischi, adattamento e mitigazione climatica nelle politiche e negli investimenti;
- coinvolgere Governi e società nel loro insieme, dalle autorità locali alle imprese e alla società civile;
- dimostrare che la cooperazione sull’acqua può generare risultati economici, sociali e ambientali.
A questi obiettivi si affiancano cinque priorità operative: governance idrica, nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi, finanza e investimenti, digitalizzazione e resilienza climatica.
Le politiche condivise puntano inoltre a favorire modelli di consumo e produzione sostenibili e a valorizzare il potenziale dell’innovazione tecnologica, compresa l’intelligenza artificiale. L’attenzione, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità della risorsa, ma anche le modalità con cui l’acqua viene pianificata, finanziata, distribuita e tutelata nel rapporto con gli altri comparti dell’economia e con gli ecosistemi.
«Il Mediterraneo è una delle Regioni più vulnerabili al Mondo alla scarsità d’acqua e agli impatti dei cambiamenti climatici», ha dichiarato Roswall. Definire priorità per la gestione sostenibile, la costruzione di un’economia idrica intelligente, l’adattamento, la mitigazione e gli investimenti, ha aggiunto la commissaria, può contribuire «a rafforzare la resilienza idrica della regione».
L’Iniziativa di Roma
Per trasformare gli impegni politici in interventi concreti, i ministri hanno lanciato la Rome Initiative on Water, contributo mediterraneo alla Conferenza Onu sull’acqua di dicembre. Lo strumento persegue due obiettivi principali: sviluppare le capacità tecniche necessarie ad affrontare le priorità della dichiarazione, compresa la pianificazione integrata della gestione idrica e degli investimenti, e facilitare la preparazione, il finanziamento e la gestione di progetti sostenibili. L’obiettivo è passare dalle priorità nazionali a proposte concrete, capaci di attrarre risorse.
L’iniziativa guarda in particolare ai Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale, che incontrano spesso difficoltà nell’accesso al supporto tecnico e ai finanziamenti destinati ai progetti idrici. Si inserisce nei quadri di riferimento già esistenti, tra cui la Strategia dell’Unione europea per la resilienza idrica e il Patto per il Mediterraneo, lanciato nel novembre 2025. Rafforzare le capacità di progettazione diventa così uno degli elementi della risposta alla difficoltà di trasformare gli interventi dalla fase di pianificazione a quella della realizzazione.
Tajani ha annunciato un primo impegno italiano: «L’Italia ha già approvato un primo progetto da 3 milioni di euro per aiutare i Paesi partner a creare progetti immediatamente finanziabili dalle istituzioni internazionali». Secondo il ministro, l’Iniziativa di Roma servirà a raccogliere fondi e a definire interventi concreti per rafforzare le capacità nel settore idrico dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Tajani ha inoltre richiamato la dichiarazione politica adottata a Roma come base per individuare priorità e linee d’azione comuni e ha annunciato l’intenzione di rafforzare, insieme a Roswall, il coordinamento operativo a livello europeo.
Dalla sorgente al mare
Accanto alla dichiarazione e all’Iniziativa di Roma, la ministeriale ha approvato tre quadri strategici già ratificati dalla Piattaforma regionale dell’UpM sull’acqua nella riunione di Barcellona del novembre 2025. Il primo riguarda il nesso tra acqua, energia, cibo ed ecosistemi, noto come Wefe. La strategia adotta un approccio “dalla sorgente al mare”, partendo dal presupposto che ciò che avviene nelle aree montane, nelle pianure agricole e nelle città abbia conseguenze anche sulle coste e sull’ambiente marino. Sviluppata con il contributo di partner tra cui GWP-Med, PRIMA e il programma mediterraneo dell’UNEP/MAP, la strategia offre un riferimento comune per affrontare la crescente competizione per risorse idriche limitate tra agricoltura, produzione energetica, centri urbani ed ecosistemi. L’obiettivo è evitare che le misure adottate per garantire sicurezza alimentare ed energetica finiscano per compromettere fiumi, falde acquifere e ambienti costieri e marini.
Il quadro propone una pianificazione congiunta tra le autorità responsabili di acqua, energia, alimentazione e ambiente, su scala di bacino, nazionale e regionale. Individua inoltre modalità per progettare e ampliare interventi integrati, comprese le soluzioni basate sulla natura, e promuove la condivisione di dati e indicatori. Lo sviluppo delle capacità e il monitoraggio dei risultati dovrebbero consentire ai Paesi di replicare le esperienze più efficaci e trasformare il nesso Wefe in politiche e investimenti.
Investimenti e servizi idrici
Il secondo documento approvato raccoglie le raccomandazioni dell’UpM sul finanziamento delle risorse idriche. Elaborate nell’ambito del gruppo di lavoro dedicato a finanza e investimenti, affrontano il problema del sottofinanziamento cronico del settore nel Mediterraneo. Aziende di servizi e amministrazioni devono infatti far fronte a esigenze di investimento elevate, mentre le risorse disponibili sono spesso frammentate o instabili. Le raccomandazioni puntano quindi a collegare la sostenibilità finanziaria degli interventi alla tutela dell’accessibilità economica e dell’equità.
Tra le indicazioni figura l’adozione di strategie nazionali capaci di riunire autorità finanziarie, responsabili della pianificazione e amministrazioni idriche attorno a priorità condivise. Il documento propone inoltre di migliorare la qualità della spesa pubblica e i quadri tariffari e normativi, rafforzando le prestazioni dei gestori senza perdere di vista le esigenze degli utenti vulnerabili. Un’ulteriore direttrice riguarda il ricorso ai finanziamenti climatici, alle banche pubbliche di sviluppo e al credito commerciale, anche attraverso una migliore preparazione dei progetti e strumenti in grado di ridurre i rischi degli investimenti.
Tajani ha collegato questa prospettiva al ruolo delle imprese e delle infrastrutture. «Il nostro obiettivo sono partenariati paritari per la crescita, mettendo a disposizione tutto il saper fare di eccellenza delle nostre imprese», ha affermato. Gli interventi richiamati dal ministro interessano l’intero ciclo idrico: approvvigionamento, depurazione, distribuzione e riutilizzo. Tra i Paesi citati per le iniziative in corso figurano Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Palestina, Libano, Giordania e Siria; Tajani ha ricordato anche progetti in Etiopia e Albania.
Digitale e prossimi appuntamenti
Il terzo quadro strategico riguarda la digitalizzazione del settore idrico. La tabella di marcia regionale parte dalle criticità dei sistemi mediterranei, tra siccità, perdite e infrastrutture obsolete, e tiene conto delle differenze in termini di risorse e competenze tra i Paesi. Contatori intelligenti, sensori, piattaforme di dati, gemelli digitali e intelligenza artificiale possono offrire nuovi strumenti per monitorare le reti, ridurre le perdite e migliorare la qualità del servizio.
Il documento indica percorsi di attuazione calibrati sulle capacità tecniche, finanziarie e umane di gestori e autorità. Accanto agli strumenti digitali, richiama la necessità di investire in competenze, governance e sicurezza informatica. Prevede inoltre una condivisione regionale delle conoscenze, così da consentire agli operatori meno avanzati di valorizzare le esperienze maturate altrove. Tra le iniziative comprese nel quadro figura anche un progetto regionale per il rafforzamento delle capacità nel settore dell’acqua e dell’intelligenza artificiale.
La cooperazione avviata alla Farnesina prosegue ora con il Forum euro–mediterraneo sull’acqua. Tajani lo ha descritto come una piattaforma di dialogo tra Governi, organizzazioni internazionali, imprese, mondo scientifico, attori finanziari e società civile. Secondo i numeri indicati dal ministro, il programma comprende più di 100 conferenze e incontri, con oltre 5.000 partecipanti e 50 delegazioni straniere. Nell’organizzazione ha richiamato il Comitato One Water Italia, l’UpM, l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, il Ciheam di Bari e l’Arab Water Council, oltre al ruolo del Polo alimentare delle Nazioni Unite a Roma.
Gli appuntamenti romani si inseriscono in un percorso che comprende la Conferenza Onu sull’acqua di dicembre e il Forum mondiale sull’acqua previsto nel 2027 a Riyad. Prima di allora, ha ricordato Tajani, Napoli ospiterà a novembre i Dialoghi Mediterranei, dove torneranno al centro l’acqua e la sicurezza marittima.
Ginevra Larosa
Foto © Marevivo, Farnesina, Med-or.org













