Il trono d’Uganda ha un nuovo erede

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Quotidiano nazionale

Dopo profonde trame fra vari clan reali, Edward Rukidi Nyabongo I è diventato sovrano di uno dei regni di Uganda

Sorge spontaneo percepirsi disorientati fra le fitte trame dei palazzi reali ugandesi. Quando la sorella dell’ex regnante candida il legittimo erede al trono, ma ne segue un’aspra disputa di successione, la faccenda si tinge di giallo. Questo e altri dubbi lasciano il caso ugandese; dal funzionamento dell’assetto costituzionale di Kampala ai meccanismi di eredità al trono. 

Il sistema istituzionale

Parlaiment watch UgandaL’Uganda è una Repubblica presidenziale costituitasi nel 1962 a seguito dell’indipendenza dall’impero coloniale britannico. Il presidente e l’Assemblea nazionale giocano un ruolo centrale nella gestione del Paese, ciononostante, ampio margine di manovra è da sempre stato concesso ad alcune entità statali autonome preesistenti. 

Le cosiddette monarchie subnazionali  o regni tradizionali ugandesi, legittimate e operative ben prima del Protettorato di Londra (1894), suddividono il territorio d’Uganda in 5 macro aree: il Buganda, il Bunyoro, il Busoga, il Tooro e il Rwenzururu. Ed esercitano pressioni e influenza tramite i propri comitati locali. Primo ministro, consiglio consultivo e membri dei clan più influenti di ciascun regno fungono da parziale contraltare al Governo centrale di Kampala. 

Abolite nel 1966, e dotate nient’altro che di una valenza puramente storico-culturale, sono ritornate in auge, dopo la restaurazione del 1993, sotto l’attuale presidenza di Kaguta Museveni – mosso da un moto di riconciliazione nazionale e volontà di stabilizzazione. La carta costituzionale del 1995 ne ha ratificato l’esistenza, pur limitandone la portata regionale e il divieto d’uso dell’azione militare per forzare concessioni. Con alterni risultati. 

Il precedente del 2009 segnala come, a seguito dell’assedio del palazzo reale di Kasese, in uno scontro fra regolari, polizia nazionale e la Guardia reale regionale, il Rwenzururu sia riuscito a ottenere il proprio riconoscimento formale. Nei fatti ben poco, eppur sempre un segnale. 

Il precedente del 2016 e la corsa di successione odierna

Quotidiano nazionaleDifatti, tale monarchia rimane fra le più deboli e assoggettate a Kampala, specie dopo la capitolazione istituzionale forzata del 2016 – in cambio di un’amnistia, il re Charles Mumbere accettava la costante e stretta sorveglianza del potere centrale. Tutti gli altri regni tradizionali godono invece di una larga autonomia politica solidificatasi nel tempo e a dispetto delle garanzie previste dalla Costituzione.

Anche nella partita odierna, i ruoli si confondono e ciò che appare chiaro è in realtà distorto da una serie di ingranaggi di difficile lettura. Lo scorso 27 agosto, Oyo Nyimba IV, sovrano del Tooro, moriva prematuramente all’età di 34 anni per un cancro terminale. L’ex regnante era diventato celebre ben oltre i confini nazionali per essere salito al trono nel 1995 quando aveva appena tre anni, conquistando il soprannome di «re bambino». L’ultimo saluto, il 12 settembre a Fort Capital (capitale di Tooro), dopo il trasporto della salma dal Baylor Scott & White Hospital di Dallas, Texas. 

Coi vessilli funebri ancora issati, l’ordito era comunque in atto. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi nei pressi della Capitale, il 9 settembre, il comitato incaricato di designare il nuovo re (composto da 21 tra gli esponenti più importanti del clan reale Babiito) ha indicato il principe Edward Rukidi Kijanangoma come nuovo monarca – nel pieno rispetto del retaggio storico–ereditario. 

La decisione si è scontrata immediatamente con l’annuncio, di poco precedente, del primo ministro regionale Calvin Armstrong Rwomiire, la cui posizione di aperta ostilità nei confronti del comitato appena costituitosi evidenzia con chiarezza una lotta intestina fra più clan. 

Scontro fra reali

WikipediaOre dopo l’annuncio, si univano accoratamente al rifiuto della candidatura di Kijanangoma, la principessa Ruth Komuntale e la regina Best Kemigisa, rispettivamente sorella e madre dell’ex sovrano. Con la pubblicazione di una copia di parte del testamento funerario e la denuncia di un atto di forza (non verificato) da parte dell’esercito ugandese centrale – che avrebbe rimosso le guardie reali dal palazzo senza preavviso e posto la famiglia agli arresti domiciliari. 

Datata 14 settembre 2022, in essa si legge: “Dichiaro e dispongo che, qualora alla data della mia morte mi sopravvivesse un figlio legalmente riconosciuto come mio figlio biologico, lo nomino mio erede al Trono del Regno di Tooro”. Eliminato ogni dubbio sulla veridicità di tale documentazione, è però noto che l’ex sovrano, paladino della lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili e mai sposo, non ebbe figli. La notizia di un genero, sconosciuto ai più, arriva il giorno stesso della sua morte.

È il premier Rwomiire ad annunciarlo tramite un post che allude a un’identità da rendere pubblica “al momento opportuno”. In più, secondo Andrew Mwenda, noto giornalista ugandese e parente della famiglia reale, la famiglia di Oyo non è mai stata in grado di fornire alcuna foto del presunto figlio, rifiutandosi di rivelare dettagli sulle origini della madre del ragazzo.

Future evoluzioni

Nell’attesa che madre e sorella di Nyimba IV facciano ricorso con delle prove, per così dire, palpabili, oggi Edward Rukidi Nyabongo I, ex presentatore e redattore per l’emittente nazionale UBC (Uganda Broadcasting Corporation), è divenuto re di Tooro. A seguito della tradizionale cerimonia, che ha incluso il sacrificio di un toro e un finto duello notturno per la corona, è stato proclamato a Fort Portal come 13° monarca di una delle sub monarchie più importanti d’Uganda.

Che i famigliari di Nyimba IV siano del tutto fuori dalla corsa per il trono è da vedere. Seguiranno certamente degli sviluppi o riconoscimenti ufficiali. Quel che rende sorprendente la partita ugandese è l’intersecarsi di più piani di azione e potere, reciprocamente determinati. 

Resta da chiedersi se una faida fratricida tra clan e desiderata personali non sia stata altro che una scaramuccia dall’esito scritto anzitempo. Una fonte a conoscenza dei movimenti di palazzo ugandesi rivela a Reuters che il governo centrale aveva già imposto un proprio veto su Kijanangoma.

Il caso ebola

FocusLa disputa pare comunque risolversi in un momento di particolare sollievo per Kampala. Il 28 agosto, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato ufficialmente concluso un durissimo focolaio di ebola esploso in maggio, a seguito di una serie di contatti con la vicina Repubblica Democratica del Congo – oggi ancora funestata dal virus.

Il Paese ha completato i 42 giorni consecutivi raccomandati dall’Organizzazione senza registrare nuovi contagi. In definitiva, sono stati confermati solo 20 casi e due decessi. I metodi di controllo autoritari e aggressivi adottati dall’Uganda sembrano aver arginato la diffusione di una variante così tenace come la Bundibugyo.

Sono stati allestiti centri di isolamento funzionanti e posti di blocco sanitari e militari che con megafoni in mano hanno minacciato i residenti di potersi a stento stringere la mano. La giusta formula in un Paese come l’Uganda che è, come e comunque, ricordiamolo, un regime.

 

Fabio Sinisi

Foto© monitor.co, Parlaiment watch Uganda, Quotidiano nazionale

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