La predella del Carmine svela il volto del finanziatore e di un parente; a Dresda, una rassegna esplora la sensibilità e il mondo umano del pittore emiliano
Una nuova lettura di Gigetta Dalli Regoli della predella del polittico della chiesa del Carmine di Firenze, oggi alla Gemaldegalerie di Berlino, porta a identificare nei due eleganti personaggi in primo piano il committente Giuliano degli Scarsi e un suo familiare, aprendo nuove prospettive sul rapporto tra Masaccio, Pisa e i suoi contemporanei. Grazie alle indagini archivistiche di Giuseppe Petralia sui temi pertinenti alla storia medievale della Toscana e di Pisa e raccogliendo dati che consentono di approfondire e valorizzare le vicende legate al notaio pisano Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto e la sua attività, che ebbe un ruolo politico nel corso del Trecento, durante il dominio di Gaddo e Fazio Novello di Donoratico.
Giuliano degli Scarsi è noto in ambito storico-artistico per essere stato il committente per il quale Masaccio eseguì negli anni 1426-1427 il polittico destinato a una cappella nella chiesa di Santa Maria del Carmine e che Giorgio Vasari descrisse in maniera dettagliata. La chiesa situata nel quartiere Oltrarno, è famosa per ospitare il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci, opera fondamentale dell’arte rinascimentale, decorata da Masaccio e Masolino e poi completata da Filippino Lippi.
Chiesa di Santa Maria del Carmine
La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmine sorse nel 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente; di quell’epoca rimangono solo alcuni resti romanico-gotici sui fianchi. Il complesso fu ampliato una prima volta nel 1328 e successivamente nel 1464, con l’aggiunta della sala del capitolo e del refettorio. Devastante fu l’incendio del 1771 che distrusse quasi completamente l’interno della chiesa e si salvarono l’antica sagrestia, la Cappella Corsini e la Cappella Brancacci che non ebbero sostanziali alterazioni. Anche la tavola con la Crocifissione di Giorgio Vasari, scampò all’incendio del 1771.
Il polittico di Masaccio
Tornando al polittico, è un’opera grandiosa, oscillante in altezza intorno ai cinque metri. Alcune componenti del polittico, smembrato alla fine del Cinquecento, sono perdute, ma molte si conservano e sono collocate in diverse sedi: l’elemento centrale, è una Madonna col Bambino in trono, che si trova alla National Gallery di Londra, mentre al Museo Nazionale San Matteo di Pisa è rimasto solo un San Paolo a mezza figura, e il compagno di questo, un Sant’Andrea che si trova al J. P. Getty Museum di Los Angeles. Sia la Vergine che i santi che la circondano sono austeri.
Volti maturi e la Vergine avvolta in un ampio mantello azzurro, nel cui grembo siede un neonato dal gesto ancora incerto, e ugualmente vivace, che contrasta con gli aspetti psicologici degli altri personaggi. Un’opera programmata e costruita con attenzione e di cui lo studio di Petralia si è soffermato sulla predella del polittico, L’Adorazione dei Magi, conservata nel museo berlinese.
L’Adorazione dei Magi
La soluzione compositiva della tavoletta si articola in orizzontale e impone una visione in progress, partendo da sinistra che accoglie la vicenda con una prima raffigurazione della capanna della Natività e di ciò che la stessa contiene. La raffigurazione prosegue con i protagonisti dell’evento, la Madonna con il Bambino, San Giuseppe, e alcuni personaggi che rendono omaggio al neonato: i Magi in successione, ben distinti l’uno dall’altro e qualificati da vesti di pregio e che con l’aiuto dei servitori depongono a terra.
Le cavalcature recano ancora le lussuose selle e le bardature con le quali si è appena concluso il viaggio dei Magi. Nelle Adorazioni trecento-quattrocentesche vi è una cronologia di grandi pittori da Giotto, Bartolo di Fredi, Gentile da Fabriano, Beato Angelico e Botticelli. Masaccio ora si affianca a questi nomi, per quanto esigua la dimensione della predella ha ritardato il riconoscimento al grande pittore, che rappresenta nella figura del servo, il fratello minore.
Il committente nella predella
Presenti nella predella anche le due figure del notaio Giuliano di Colino degli Scarsi e del figlio. Fra tardo Medioevo e primo Rinascimento, compaiono alla base dei dipinti le iscrizioni che espongono il nome dell’esecutore o del finanziatore dell’impresa o l’effigie stessa del committente. Nella predella di Masaccio compare invece una soluzione innovativa, l’inserzione del committente non come orante situato presso la divinità e gli eventuali comprimari secondo non come la formula descritta da André Chastel donateur in abisso, ma come parte del racconto, in questo caso l’epilogo del viaggio che porta i Magi a rendere omaggio al Cristo bambino.
Il Correggio umano in una grande mostra a Dresda
Passano i secoli, ma i valori umani rimangono nei grandi artisti. È il caso di Correggio che ha sentito e conosciuto ogni sentimento e ogni espressione umana, dalla gaia fanciullezza,
agli amori fisici e familiari, alla amplissima intensità culturale della sua epoca e infine agli slanci mistici e miracolosi della storia sacra. Il titolo della grande mostra di Dresda su Correggio, è al di fuori degli schemi tradizionali per un evento d’arte, perché si concentra sui sentimenti umani nella pittura del grande artista emiliano.
Le ragioni di queste nuove finalità stanno nell’indagine del professor Andreas Plackinger che ha compreso il cuore e la saggezza dell’artista. Antonio Allegri, il vero nome del pittore, ha vissuto una pienezza esistenziale che lo ha gratificato di tutte le esperienze e di tutte le conoscenze con una continuità e amplitudine veramente rare. La sua terra d’orine è la calma pianura padana, incondizionata da grandi scuole, che gli permesso di proiettare in ogni modo e in ogni momento quella attenzione al visibile e tangibile.
Tutti i corpi umani a iniziare dall’infanzia alla vecchiaia; tutti i mestieri dei campi e dei laboratori; l’ampio universo vegetale e animale, che riprende dalla tradizione di Masaccio, Paolo Uccello e Piero della Francesca. In Correggio domina la luce che non è quella caravaggesca, ma aperta alla realtà, al riconoscimento di ogni sentimento e ogni espressione umana: dalla gaia fanciullezza, agli amori fisici, fino ad arrivare agli slanci mistici seguendo la lezione barocca del Bernini.
Il Correggio giovane
La prima sezione della mostra evidenzia la prima maturità di Antonio Allegri, che dipinge nel 1515 La Madonna di San Francesco e ne un’ampia sigla del suo cantico pittorico, quasi un poema che lo accompagnerà attraverso temi sempre più ricchi. Dopo altre prove il Correggio affrescherà l’intera Camera di San Paolo nell’omonimo monastero femminile benedettino a Parma. Nella sua ricca carriera artistica il Correggio raccoglie il tema allegorico e quello dell’incontro tra divinità e umanità. Correggio va oltre qualsiasi creazione pittorica precedente e diviene partecipe emotivamente di ciò che disegna.
Paolo Montanari
Foto © Visit Tuscany, Wikipedia, Finestra sull’Arte













