Accoglienza migranti, nuove norme Sprar per incentivare i comuni

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Una risposta all’emergenza immigrati potrebbe arrivare dagli enti locali dopo la riforma del Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati

6 settembre 2016 | di | Attualità - Europa - Politica

Sono attualmente al vaglio delle autorità 145.000 richieste di asilo presentate dai migranti  giunti in Italia. Un record che si avvicina alla soglia massima sostenibile di 150.000 stabilita dal ministero dell’Interno. I richiedenti asilo si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e nelle strutture dei progetti Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) ai quattro angoli del Paese. Nel contempo gli sbarchi di migranti continuano con la stessa cadenza dello scorso anno, a quota 116.000 a fine agosto. Un esodo di massa quello di donne, bambini e uomini – provenienti per lo più da Medio Oriente e Africa, in fuga da conflitti, povertà e fame – che impone nuove risposte dall’Italia e dall’Europa.

sprar 2Una potenziale risposta è arrivata pochi giorni fa e riguarda il contributo che i comuni italiani potrebbero dare, su base volontaria, in termini di accoglienza dei profughi. E’ entrato in vigore il 1° settembre un decreto varato lo scorso 10 agosto dal ministero dell’Interno,  dopo la conferenza unificata Stato-Regioni del 28 luglio, che stabilisce «nuove modalità di accesso da parte degli enti locali ai finanziamenti del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo per la predisposizione dei servizi di accoglienza per i richiedenti e i beneficiari di protezione internazionale e per i titolari del permesso umanitario, nonché approvazione delle linee guida per il funzionamento del Sprar». L’obiettivo dichiarato, si legge sul sito del ministero dell’Interno, è di «conferire maggiore stabilità ai servizi di accoglienza già avviati» e «semplificare il procedimento di accesso al finanziamento da parte di nuovi enti locali». Il finanziamento di un progetto potrà essere concesso sino al 95%, invece dell’80% in passato.

riforma sprarDi fatto il nuovo testo, che riforma precedenti provvedimenti del 1989-90, semplifica e snellisce l’intero iter burocratico di presentazione dei progetti da parte dei comuni. Il percorso di adesione introduce un sistema di accreditamento dei comuni che potranno aderire in ogni momento, invece dei precedenti bandi biennali. D’ora in poi i comuni che entrano nel sistema Sprar vi rimarranno e i loro progetti saranno monitorati in modo continuo. Inoltre sono previste diverse agevolazioni per i comuni che aprono le porte ai migranti, ad esempio un “bonus” da utilizzare nelle politiche sociali. Su quei territori integrati nel Sprar non verranno costruiti centri di accoglienza temporanei per rispettare su scala nazionale un criterio di equilibrio tra regioni  in termini di presenza migranti. A inizio ottobre le nuove procedure di accesso saranno ufficialmente presentate agli enti locali con un’apposita riunione dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci).

Ad oggi sono 1.200 su 8.000 (il 15%) i comuni che hanno dato il via a progetti di accoglienza, per un totale di circa 27.000 alloggi.  Non pochi comuni si sono lamentati delle lungaggine burocratiche del sistema Sprar e dell’insufficienza dei fondi stanziati dal ministero dell’Interno. Ieri, il presidente della Consulta delle Culture di Palermo, Adham Darawsha, ha lanciato l’allarme:  «I centri sono al collasso e si rischia la chiusura (…) Le comunità non possono andare avanti senza soldi».

di capuaPochi giorni fa un esempio propositivo è arrivato da diversi comuni in provincia di Lecco che hanno accettato di ricevere richiedenti asilo con una quota del 3 per mille, ovvero 3 accolti ogni mille abitante, con in tutto 1.200 persone coinvolte. «È un’ottima iniziativa, è questa la via da seguire. L’accoglienza diffusa genera relazioni virtuose nei territori. L’obiettivo è che il futuro Piano nazionale Sprar si basi proprio su questo modello di ripartizione» ha auspicato Daniela Di Capua, direttrice del Servizio Centrale dello Sprar, sottolineando che «l’adesione dei comuni consentirebbe di ribaltare la concezione attuale, secondo la quale sembra che gli enti locali subiscano l’accoglienza (…) diventando capofila di progetti, sarebbero invece le stesse amministrazioni a governare ogni azione. Decidendo, magari in consorzio con altri comuni, le quote reciproche di accoglienza e altre prassi da mettere in atto riguardanti formazione e accesso al lavoro». Sono disponibili servizi di informazione tramite il numero verde 800.135.607 e di assistenza tramite mail dlci.assistenza.fnasilo@interno.it, in collaborazione con il Servizio Centrale Sprar e l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). Nel 2015 oltre 29.000 migranti – originari in maggioranza da Nigeria, Pakistan e Gambia – sono stati accolti nella rete Sprar, soprattutto nel Lazio e in Sicilia. Oltre la metà di questi hanno un livello di formazione alto; le donne sono il 12% e i  giovani in 1.640.

progetto_sprar__comune_di_neviano__corso_di_italiano__27082015021941Sul tavolo rimane irrisolto il problema della gestione delle domande di asilo in Italia, i cui tempi sono ancora molto lunghi, e del mancato coordinamento tra le varie istituzioni coinvolte. Ma il nodo più grosso da sciogliere rimane il buco politico e normativo dell’Unione europea in materia di rifugiati per arrivare a un coordinamento e una ripartizione equa degli arrivi. Su questo fronte, è in corso un processo di riforma del Sistema comune europeo di asilo e entro fine settembre la Commissione dovrebbe presentare una proposta per un Piano di investimenti con i Paesi terzi. Al di là dei numeri, dovrebbe essere ormai chiaro ai dirigenti europei che urge ripensare la cooperazione allo sviluppo con i Paesi del Sud del mondo per cercare di arginare le partenze.

 

Véronique Viriglio

Foto © Sprar, Associazione Integra

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